| Armida | |
|---|---|
| Lingua originale | italiano |
| Genere | azione teatrale o festa |
| Musica | Tommaso Traetta |
| Libretto | Giacomo Durazzo e Giovanni Ambrogio Migliavacca |
| Fonti letterarie | Gerusalemme liberata di Torquato Tasso ed Armide di Philippe Quinault |
| Atti | uno |
| Pubblicazione | Vienna, Ghelen, 1760 |
| Prima rappr. | 3 gennaio 1761 |
| Teatro | Burgtheater |
| Prima rappr. italiana | 3 maggio 1763 |
| Teatro | Teatro San Carlo |
| Versioni successive | |
| Personaggi | |
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Armida è un'azione teatrale (o festa) del compositore italiano Tommaso Traetta, su libretto del conte Giacomo Durazzo e Giovanni Ambrogio Migliavacca[1][2].
Due anni dopo la composizione dell'Ippolito e Aricia, commissione teatrale del 1759 affidata a Traetta e Frugoni da parte del ministro du Tillot a seguito della nomina del compositore bitontino a maestro di cappella presso la corte parmense dei Borboni, al celebre allievo di Nicola Porpora venne richiesto di musicare un libretto di Giacomo Durazzo basato sulla Gerusalemme Liberata del Tasso e sull'Armide di Quinault. L'azione teatrale in questione fu ideata per celebrare le nozze tra l'erede al trono d'Austria Giuseppe II e la prima consorte Isabella di Borbone-Parma, ottenendo molto successo tanto da fare il giro d'Italia da Venezia a Napoli[3].
Trama
[modifica | modifica wikitesto]Dopo aver trionfato sulle armi di Goffredo di Buglione, e nonostante le consolazioni provenienti dalle confidenti Fenicia ed Argene, Armida è sconsolata per non riuscire ad essere amata da Rinaldo, uno dei capitani dell'esercito crociato. Entra poco dopo Idraote, il quale propone alla figlia di scegliere un marito, per farlo morire - a sua detta - felice. L'erede, inizialmente ritrosa, acconsente, con la sola condizione che sposerà chi ucciderà Rinaldo. Mentre dunque tutti i sudditi festeggiano giubilanti la vittoria, la fida Argene irrompe sulla scena annunciando la dispersione dell'esercito sorìano da parte dell'amore di Armida la quale, insieme al padre ed al furioso popolo, giura vendetta sul cavaliere. Questi, nel frattempo, insieme ad Ubaldo, Artemidoro ed altri prigionieri liberati, è in una selva percorsa da varie strade. Il fido di Goffredo invita il resto della compagnia a recarsi all'accampamento senza di lui, visto il timore da parte sua di serî rimproveri da parte del difensore del Santo Sepolcro. Intanto, sulle rive del fiume Oronte, Idraote e la figlia discutono sulla prossima morte di Rinaldo. La maga chiede - con successo - al padre di far compiere a lei l'uccisione del capitano di Goffredo e, quando questi giunge sulla scena, grazie alle varie macchinazioni compiute da Armida si ritrova in mezzo a sollazzi e piaceri di ogni genere, tanto da addormentarsi poco dopo. Rientra dunque l'erede al trono di Sorìa la quale, grazie alle magie dei genî, fa risultare Rinaldo al suo risveglio di lei innamorato. Questi, ardente d'amore per la maga, deve però sorbirsi i rifiuti della donna, che vuol far patire all'uomo le stesse pene amorose da lei provate anticamente nei suoi confronti. Lasciato dunque solo il capitano, Armida è indecisa se amare od odiare Rinaldo. Lo è così tanto che, una volta chiamate le furie per sottrarle dal cuore l'amore, è costretta a scacciare via gli spiriti maligni e a correre dal suo amato. Nel frattempo, Ubaldo ed Artemidoro sono dinanzi alla reggia della figlia di Idraote, armati di oggetti magici per provare a liberare il loro compagno. Improvvisamente, appaiono dinanzi a loro le fide della maga, Argene e Fenicia, che provano - invano - a tentarli con i loro imbrogli. Quando i due capitani stanno per inoltrarsi nelle omai svanite magie, appare Armida alla ricerca di Rinaldo, cosa che li fa' partire. Una volta ritrovato il suo bene, la maga è però inquieta, nonostante la felicità di essere finalmente ricambiata dal capitano, e per avere conferma di ciò, parte brevemente per una destinazione ignota. Durante questo lasso di tempo, però, giungono a loro volta sulla scena Ubaldo ed Artemidoro, i quali distolgono il compagno d'arme dagli incanti e lo convincono a lasciare la magica dimora. Appare però in quell'istante Armida che, in uno struggente dialogo con Rinaldo, prova a convincere - invano - l'uomo a rimanere con lei od a portarla con sé. Al molle rifiuto ad entrambe le esasperate proposte, la maga maledice il fido di Goffredo, svenendo e lasciando il passo libero ai tre. Una volta rinvenuta, la Armida riprende a lanciare anatemi al capitano, ordinando la ruina e l'incenerimento del palazzo, partendo sul suo carro per l'aria e concludendo l'opera.
Interpreti della prima assoluta
[modifica | modifica wikitesto]| Ruolo | Registro vocale | Prima rappresentazione (Vienna, 3 gennaio 1761) |
|---|---|---|
| Idraote Mago | tenore | Carlo Carlani |
| Armida | soprano | Caterina Gabrielli detta la Cuochetta |
| Rinaldo | soprano | Giovanni Manzoli il Succianoccioli |
| Artemidoro | soprano | Antonio Priori |
| Ubaldo | soprano | Carlo Murtola |
| Fenicia | soprano | Francesca Gabrielli |
| Argene | soprano | Teresa Giacomazzi |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Corago, su corago.unibo.it. URL consultato l'8 febbraio 2026.
- ↑ Piero Gelli e Filippo Poletti, Dizionario dell'opera, collana Le Boe, Ed. aggiornata da Filippo Poletti, Baldini+Castoldi, 2018, ISBN978-88-9388-139-5.
- ↑ «Armida» di Tommaso Traetta, prima ripresa in tempi moderni, su Il Corriere Musicale, 31 luglio 2014. URL consultato l'8 febbraio 2026.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- Claudio Sartori, I Libretti Italiani a Stampa Dalle Origini Al 1800. Catalogo Analitico con 16 Indici: Vol. VI, Indici I, 1ªed., Hollitzer Verlag, 2024, ISBN978-3-99094-252-9.
- Marita P. McClymonds, Armida ( by Traetta), collana Oxford Music Online, Oxford University Press, 2002. URL consultato il 10 febbraio 2026.
