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Baklahorani
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LuogoIstanbul
Anni2010-
FrequenzaAnnuale
GenereCarnevale
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Il Baklahorani (in alternativa, Bakla Horani; ingrecoΜπακλαχοράνι?) o Carnevale di Tatavla (ingrecoΑποκριές στα Ταταύλα?) è un carnevale tradizionalmente celebrato ogni anno a Istanbul, in Turchia, dai membri della comunità greco-ortodossa locale. Esso si tiene il Lunedì Pulito, cioè l'ultimo lunedì prima della Quaresima ortodossa. Il Baklahorani risale al XIX secolo e forse è anche precedente,[1] ma fu vietato dalle autorità turche nel 1943. Nel 2010 il carnevale è stato ripristinato in una versione edulcorata rispetto all'originale licenzioso.[2] Ora è diventato un evento regolare nel calendario locale.[3]

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Abitanti di Tataula (oggi Kurtuluş) in costume tradizionale durante il carnevale, anni '30.

Per quasi cinque secoli, le comunità greche di Istanbul (l'antica Costantinopoli) hanno celebrato le feste prequaresimali con eventi colorati che includevano sfilate licenziose e feste organizzate al chiuso e per le strade. Queste feste duravano settimane prima del periodo quaresimale di 40 giorni.[2] Il Baklahorani, il Lunedì Pulito, l'ultimo giorno della stagione carnevalesca prima della Quaresima, diventò l'evento culminante a metà del XIX secolo.

Il nome dell'evento si traduce letteralmente come "Mangio fave", un riferimento alle restrizioni alimentari quaresimali.[4] Il carnevale viene infatti celebrato all'inizio del periodo di digiuno. Poiché durante il digiuno non si mangia carne, si preferiscono i piatti a base di olio d'oliva, in particolare le fave. Il nome del carnevale deriva proprio dal legume delle fave.[5] Sebbene l'evento fosse organizzato dai greci locali, le celebrazioni non erano limitate alla comunità greca, ma erano aperte a tutti. Era un'occasione per riunire persone provenienti da vari quartieri, mentre si riunivano per i festeggiamenti finali.[4]

Gli eventi iniziavano con una sfilata in maschera che attraversava i quartieri greci di Istanbul, partendo da Pera e raccogliendo persone lungo il percorso.[6] La sfilata era accompagnata da persone che ballavano lo tsamiko e danze popolari anatoliche e suonavano strumenti tradizionali, tra cui tamburi, zurna, clarinetti e mandolini. I residenti di Bakırköy, Samatya, Fener e Balat attraversavano il Corno d'Oro passando per i ponti di Galata e Unkapanı e, unendosi ai festeggiamenti di Pera, si riunivano per ballare nella grande piazza davanti alla chiesa di San Demetrio a Kurtuluş, un quartiere del distretto di Şişli all'epoca noto come Tatavla e soprannominato Piccola Atene.[7] Nel frattempo, gli abitanti dei quartieri lungo il Bosforo, di Şişli e Kemerburgaz si riunivano davanti al cimitero cattolico di Pangaltı e marciavano lungo la strada principale fino alla stessa piazza, dove culminavano i festeggiamenti.[8] I giovani greci indossavano spesso il tradizionale costume chiamato fustanella, si mettevano barbe o baffi finti e si dipingevano il viso con farina o polvere di carbone. Le donne indossavano spesso abiti scollati.[9]

Maria Iordanidou descrisse il Baklahorani nel suo romanzo Loxandra del 1963, che racconta la storia di una giovane donna greca di Costantinopoli nei primi anni del XX secolo. Secondo lei, persone "provenienti da tutta Istanbul" si riunivano a Tatavla, cantando canzoni popolari lungo il percorso. Scrisse che: "Gruppi di ragazze cantavano canzoni e i bambini si dondolavano sulle altalene a gondola o cavalcavano giostre decorate con nastri e bandiere. I giovani di Tatavla davano spettacolo con le loro danze e i loro giochi unici".[10]

Il carnevale raggiunse il massimo della popolarità dopo la prima guerra mondiale, durante gli anni dell'occupazione alleata della città (1918-1922). Continuò dopo la fondazione della Repubblica di Turchia fino alla seconda guerra mondiale.[7]

Divieto e rinascita

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Fino alla sua ultima celebrazione nel 1941, il Baklahorani era una delle feste cristiane più famose di Istanbul. In seguito i greci, insieme alle altre comunità non musulmane della città, furono oggetto di discriminazioni sociali ed economiche.[2] Una legge che vietava l'uso di maschere pose fine al carnevale originale del Baklahorani nel 1943.[11] Nel 2010, quasi 70 anni dopo l'ultima celebrazione, lo storico carnevale è stato riportato in vita da un gruppo di greci e turchi che hanno cantato, ballato e sfilato in costume per le strade di Şişli .[8] Le forze trainanti dietro la rinascita del carnevale sono state Hüseyin Irmak, un ricercatore nato a Kurtuluş, e Haris Theodorelis Rigas, un greco che ora vive a Istanbul, dove suona musica nelle taverne, specializzandosi in uno stile musicale "quasi estinto" che fonde influenze greche e turche. Irmak e Rigas vedono il ripristino del carnevale come un'opportunità per le persone di riscoprire il passato multiculturale della Turchia, aggiungendo colore alla vita delle persone.[12] A causa di preoccupazioni relative alla sicurezza, la celebrazione del 2010 è stata condotta su piccola scala senza annunci preventivi, ma quella del 2011 è stata un evento pubblico su larga scala.[2][8]

  1. (EN) Baklahorani Carnival, su omogeneia-konstantinoupoli.com, Greek Minority of Istanbul. URL consultato il 13 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 1º novembre 2013).
  2. 1 2 3 4 (EN) Ayla Jean Yackley, Istanbul celebrates carnival after nearly 70 years, su Reuters. URL consultato il 1º novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 13 marzo 2011).
  3. (EN) Leyla Yvonne Ergil, Cool beans: Baklahorani aka Tatavla Carnival revived in Istanbul, su dailysabah.com, 27 febbraio 2020. URL consultato il 14 giugno 2022.
  4. 1 2 (EN) Ansel Mullins, Reviving Carnival in Istanbul, in The New York Times, 27 febbraio 2011. URL consultato il 1º novembre 2011.
  5. (TR) Taksim'de Baklahorani Karnavalı, su bianet.org. URL consultato il 10 maggio 2017 (archiviato il 21 maggio 2017).
  6. (EL) Konstantina Andrianopoulou, Tatavla (Kurtuluş), su constantinople.ehw.gr, Εγκυκλοπαίδεια Μείζονος Ελληνισμού. URL consultato il 1º novembre 2011 (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2012).
  7. 1 2 (EN) Didem Danis e Ebru Kayaalp, Elmadag: A Neighborhood in Flux (PDF), su ifea-istanbul.net, Institut Francais D'Etudes Anatoliennes, Georges Dumezil, p.19. URL consultato il 16 dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 1º marzo 2012).
  8. 1 2 3 (EN) Vercihan Ziflioğlu, Greek carnival enthusiasm on Istanbul streets, in Hürriyet Daily News. URL consultato il 1º novembre 2011.
  9. (TR) Tatavla Karnavalı, su tatavla.org, Tatavla. URL consultato il 28 Dicembre 2011 (archiviato dall'url originale il 16 dicembre 2011).
  10. (EN) From Tatavla to Kurtulus; Social Events and Daily Life, su archmuseum.org, Museum of Architecture. URL consultato il 16 gennaio 2012 (archiviato dall'url originale il 30 maggio 2012).
  11. (EN) Iason Athanasiasis, Istanbul revelers revive a Greek bacchanalia, su globalpost.com. URL consultato il 1º novembre 2011.
  12. (EN) Greek carnival saunters back to life, su Hurriyet Daily News, Turkey, 14 marzo 2009. URL consultato il 1º novembre 2011.

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