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EniChem
Stato👁 Italia (bandiera)
Italia
Fondazione1983a San Donato Milanese
Chiusura2003 (confluita in Syndial, poi Eni Rewind)
Sede principaleSan Donato Milanese
GruppoEni
Persone chiaveVittorio Mincato (presidente)
SettoreChimico
Prodottipetrolchimici e chimici primari, petroliferi, chimici secondari organici e inorganici, fertilizzanti, materie plastiche, fibre artificiali, fibre sintetiche
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EniChem è la denominazione assunta nel 1983 dalla nuova azienda petrolchimica del gruppo Eni, che aveva assorbito le principali attività di EniChimica S.p.A. la quale, dal 1981, gestiva le società del gruppo Anic e le acquisite.[1]

Enrico Mattei era entrato nel mondo chimico non solo per completare il ciclo dei derivati del petrolio e del metano, ma anche per potere avere un'attività con una larga base occupazionale.

La chimica in Italia era dominata dapprima dalla Montecatini, e, dopo la fusione con la Edison, dalla Montedison. Mattei, avvalendosi della grande disponibilità di metano e di risorse finanziarie cospicue, date dalla cosiddetta rendita metanifera, creò per l'Anic grandi complessi industriali; il più importante era a Ravenna. Per il polo siciliano l'iniziativa era incentrata a Priolo e a Gela, sia per sfruttare giacimenti petroliferi di una qualità poco adatta per i carburanti per l'autotrazione, sia per affrontare, se non per risolvere, i gravissimi problemi occupazionali della Sicilia sud-orientale. L'EniChem si assunse anche i pesi, non sempre facili, delle residue attività chimiche del gruppo SIR-Rumianca e Liquichimica, con gli impianti prevalentemente in stato di dismissione.

Infatti, secondo la ricostruzione di Vittorio Mincato nella sua audizione alla Camera dei deputati dell'11 marzo 2002, dai due poli Anic del 1958 (Ravenna - fertilizzanti prima e gomme poi, Gela - raffineria e petrolchimico per la produzione di materie plastiche) si passa alla costruzione o all'acquisto degli impianti di Pisticci, Manfredonia, Terni, Ragusa, Sarroch e Ottana per sfruttare le agevolazioni della Legge per il Mezzogiorno. Infine, arrivano anche gli stabilimenti SIR e Liquichimica affidati per legge ad Eni nel 1980 (Porto Marghera, Ferrara, Ravenna, Porto Torres, Augusta) nonché alcuni siti di Montedison (Priolo).[2]

L'operazione Enimont

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Un primo tentativo fu la razionalizzazione dei settori con Montedison, con scambi di impianti; il secondo, nettamente più deciso, fu l'Enimont, una fusione su base paritetica (40%+40%) con il restante 20% lasciato al mercato. [3] La fusione, varata nel gennaio 1989, fu promossa da Raul Gardini con l'obiettivo di creare un grande polo chimico pubblico-privato tra la Montedison e l'EniChem.[4] Lo scioglimento del nodo della proprietà, dopo un primo momento in cui sembrava affermarsi il ruolo di Gardini, si risolse con l'affermarsi del socio Eni, che nel novembre 1990 acquistò il 40% di Montedison per 2.805 miliardi di lire;[3] fallì quindi, in poco tempo, il periodo Enimont. La vicenda sfociò nello scandalo di Tangentopoli per il pagamento di una maxi-tangente da 150 miliardi di lire, definita dai media «la madre di tutte le tangenti».[5]

Il piano di riordino

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Archiviata l'esperienza Enimont, EniChem dovette affrontare una diminuzione del prezzo delle materie plastiche (dettata dalle nuove capacità produttive realizzate alla fine degli anni ottanta e dalle crescenti importazioni di prodotti provenienti dall'Est Europa e dall'Oriente[6]), una crisi congiunturale e l'alto indebitamento, fino ad allora tenuto sotto controllo dal margine operativo positivo.[7] Pertanto produsse un riassetto delle attività organizzative, non solo per ridurre i costi fissi, dismettere gli impianti non economici e semplificare i processi decisionali, ma anche per adeguarsi alla crescente sensibilità verso i problemi ecologici. Presentò nel 1991 un piano di ristrutturazione che, sostenuto dalla forte propensione alla privatizzazione lanciata dai governi Amato prima e Ciampi poi, puntava al risanamento del conto economico attraverso: un consolidamento delle produzioni relative ai cicli dell'etilene, delle materie plastiche e delle gomme; l'uscita dalla chimica secondaria e fine e dal settore delle tecnofibre, gestita dalle controllate EniChem Synthesis, EniChem Augusta ed EniChem Fibre; la riduzione globale dei costi.[2]

L'EniChem, per essere collocata sul mercato, aveva bisogno di proseguire con risolutezza la linea del risanamento. Alla guida fu nominato Vittorio Mincato[8] che, senza esitazioni, operò tagli occupazionali e produttivi, vendendo ad operatori privati, anche di livello internazionale, singole aree di attività. Le attività di produzione dei fertilizzanti furono cedute nel 1996 alla Norsk Hydro, il gruppo norvegese che divenne così il primo operatore italiano del settore.[9][10] Tutti gli stabilimenti EniChem Synthesis e EniChem Augusta (relativi alla chimica secondaria e fine) furono ceduti nel corso dei primi anni novanta a società straniere, con conseguente perdita di importanti produzioni esclusive. EniChem passò così da 30.640 addetti nel 1993 a circa 12.800 nel 2001.[2]

Nello stesso tempo i problemi ecologici diventarono gravi e, in alcuni siti, drammatici, così come i processi per le morti e le lesioni permanenti attribuite alle lavorazioni industriali.

Da EniChem a Syndial

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Con delibera assembleare del 15 febbraio 1993, EniChem Anic, EniChem Polimeri e altre società operative del gruppo furono fuse in un'unica EniChem S.p.A., allo scopo di semplificare la struttura operativa, ridurre i costi generali e ottimizzare la gestione dei servizi industriali.[11] EniChem, divenuta il 1º gennaio 1996 EniChem Società di Partecipazioni S.r.l. e il 1º gennaio 1999 nuovamente EniChem S.p.A., abbandonò nel 2003 la vecchia denominazione per assumere quella di Syndial S.p.A., con il mandato di gestire le demolizioni degli stabilimenti e la bonifica dei siti ex industriali ereditati negli anni precedenti.[1][12] Le attività produttive furono contestualmente conferite alla neonata Polimeri Europa (oggi Versalis).[13]

Le società controllate

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Le molteplici attività produttive del gruppo portarono l'EniChem alla creazione di società subordinate, divise e specializzate per settore merceologico e produttivo:

  1. 1 2 Una storia di impegno che si rinnova nel tempo, su Eni Rewind. URL consultato il 4 marzo 2025.
  2. 1 2 3 Indagine conoscitiva sull'industria chimica – Audizione di Vittorio Mincato, su Camera dei Deputati – XIV Legislatura, 11 marzo 2002. URL consultato il 4 marzo 2025.
  3. 1 2 I tre giorni più tragici dell'inchiesta Mani Pulite, su Il Post, 23 luglio 2023. URL consultato il 4 marzo 2025.
  4. Ascesa e caduta di Raul Gardini: il fallimento di Enimont, il suicidio e la passione per la vela, su Fanpage.it, 23 luglio 2023. URL consultato il 4 marzo 2025.
  5. Tangentopoli, il processo Enimont e la misteriosa morte di Raul Gardini, su Pangea, 18 febbraio 2022. URL consultato il 4 marzo 2025.
  6. Sul risanamento del sito industriale Syndial di Porto Marghera, su DAonline. URL consultato il 4 marzo 2025.
  7. Gianfranco Modolo, Enichem in cerca di ripresa, l'obiettivo è il pareggio, in La Repubblica, 8 agosto 1994.
  8. Enichem, pieni poteri a Mincato, su MF Milano Finanza, 9 giugno 1993. URL consultato il 4 marzo 2025.
  9. Chi siamo – Yara Italia, su Yara Italia. URL consultato il 4 marzo 2025.
  10. (EN) Case No IV/M.769 – Norsk Hydro / Arnyca (Enichem Agricoltura) (PDF), su Commissione europea – DG Concorrenza, 29 giugno 1996. URL consultato il 4 marzo 2025.
  11. EniChem: nasce EniChem SpA, in CdA Mincato e Russo, su Adnkronos, 15 febbraio 1993. URL consultato il 4 marzo 2025.
  12. Eni, Syndial cambia nome e diventa Eni Rewind, su Il Messaggero, 1º novembre 2019. URL consultato il 4 marzo 2025.
  13. Syndial diventa Eni Rewind, su Polimerica, 4 novembre 2019. URL consultato il 4 marzo 2025.

Voci correlate

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