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Coordinate: 42°00′10.75″N 13°59′24.76″E42°00′10.75″N, 13°59′24.76″E
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Ocriticum
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Insegna del parco archeologico di Ocriticum
CiviltàItalici-Romani-Sulmonesi
UtilizzoCittà
Stileromano, altomedievale
EpocaNeolitico, periodo romano, alto Medioevo
Localizzazione
Stato👁 Italia (bandiera)
Italia
ComuneCansano
Altitudine840m s.l.m.
Scavi
Data scopertaanni novanta
Date scavi1992-2005
Amministrazione
EnteSoprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell'Abruzzo
ResponsabileComune di Cansano
Visitabile
Sito webwww.museocansano.it e cultura.gov.it/evento/santuario-di-ocriticum
Mappa di localizzazione
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Ocriticum è un sito archeologico situato nel territorio del Comune di Cansano, in provincia dell'Aquila, nelle località di Polmare, Pantano, Tavuto e Tre Croci[1].

Le testimonianze archeologiche presenti abbracciano un periodo compreso tra il Neolitico e l'Alto Medioevo, e testimoniano uno sviluppo massiccio dell'area in età classica, grazie allo sviluppo della rete stradale, in particolare la via Claudia Nova, che collegava Corfinium e Sulmo con il Sannio. In questo contesto si sviluppò un grande santuario di Ocriticum, dedicato a Giove, e fissato sulla Tavola Peutingeriana[2] col nome di Jovis Larene[3].

I traffici commerciali, la religiosità e la conseguente ininterrotta frequentazione dell'area ne favorirono lo sviluppo abitativo, economico e produttivo. Un violento terremoto nel II secolo d.C. distrusse buona parte degli edifici[4], dando così inizio ad un progressivo abbandono dell'area, compiutosi attorno al VI secolo d.C.[5].

Sebbene l'area fosse nota per le sue emergenze archeologiche, tra la fine del XIX e nel corso del XX secolo ha subito scavi clandestini e saccheggi di reperti archeologici[6][7]. Scavi archeologici sistematici sono stati avviati nel 1992, in occasione del passaggio del metanodotto Snam, e conclusi nel 2005[8]. Oggi l'intera area è protetta nel parco archeologico e naturalistico di Ocriticum, istituito nel 2004 insieme con il relativo centro di documentazione e visita "Ocriticum" di Cansano, che ospita parte dei reperti rinvenuti nel corso dello scavo e una mostra permanente sull'emigrazione[9][10]. Parte dei reperti provenienti da Ocriticum è conservata presso il museo civico di Sulmona e il museo nazionale archeologico di Chieti.

Parco archeologico e naturalistico

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La sezione della Tavola Peutingeriana in cui è segnata la Jovis Larene, l'area sacra di Ocriticum

Il sito archeologico di Ocriticum si trova a pochi chilometri da Cansano, alle pendici del colle Mitra e, più lontano, del complesso della Maiella, si estende il pianoro conosciuto agli abitanti coi toponimi Zeppe, Pantano e Tavuto, dove circa duemila anni fa sorgeva, a sette miglia da Sulmo, uno dei villaggi che in questo periodo costellavano l'ager sulmonense, il territorio amministrato dal municipium di Sulmona[11].

Gli scavi archeologici effettuati sull'altopiano hanno restituito numerose tracce di frequentazione riferibili a momenti e contesti diversi, come una porzione dell'antico abitato[12], un impianto di produzione della calce[13] e il grande santuario italico, composto da tre edifici sacri[14], attraversato da un antico snodo viario[15].

Il villaggio di Ocriticum e l'epigrafe a Sesto Paccio

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I resti dell'abitato sono stati individuati ad un centinaio di metri, in direzione sud-est, dal santuario italico. Le strutture individuate nel corso degli scavi pongono diverse problematiche interpretative in quanto parziali e probabilmente rimaneggiati già in antico. Gli edifici si pongono lungo un tratto di via glareata ed il loro utilizzo può essere inquadrato tra il I ed il III secolo d.C. Si ipotizza che l'abitato sia sorto con una funzione religiosa o artigianale e commerciale, come risulta valida l'ipotesi che vi riconosce una mansio stradale[12].

Durante gli scavi del 2000, nell'area meridionale del pianoro, è stato rinvenuto un cippo funerario la cui iscrizione restituisce preziose informazioni sul culto e sul collegio sacerdotale insediato nel santuario di Ocriticum e dedicato a Giove[16].L'iscrizione riporta:

(latino)
«SEX(TO) PACCIO
ARGYNNO
CULTORES IOVIS
OCRITICANI
P(OSUERUNT)»
(italiano)
«A Sesto Paccio
Argynno
i Cultori Ocriticani
di Giove
P(osero)»

(Epigrafe funeraria)

Che Ocriticani si riferisca a Jovis o che si riferisca a Cultores, esso riconduce al toponimo Ocriticum, probabilmente in riferimento all'ocre, il centro fortificato che sorgeva sulla cima del vicino colle Mitra. Il nome del luogo non deve essersi perduto del tutto nel tempo se il toponimo di Santa Maria di Oclerici offre indizi sulla denominazione dei luoghi in antico attraverso un'evoluzione della tradizione orale fino alle voci di Ocririche, (castello) Oclerici, Clirici, Clerici, Chiriche fino a Santa Maria dei Chierici e alla Madonna dei Tredici[16].

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Il tempio italico con dietro il colle Mitra
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Il tempio romano
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Un tratto del recinto sacro eretto attorno al temenos, l'area sacra; i continui restauri del recinto testimoniano la lunga frequentazione del sito nei secoli
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Il sacello delle divinità femminili
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Santuario italico di Ocriticum

L'area sacra si presenta circondata da un temenos, un muro perimetrale con funzione di recinto sacro, e si sviluppa su due terrazzamenti lungo l'asse viario[17]. Il santuario risulta attivo almeno a partire dal IV secolo a.C. fino al II secolo d.C[17]. Questo presenta tre edifici di culto: il tempio italico, il tempio romano ed il sacello[14].

Il tempio italico

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Il tempio più antico dell'area, a cella unica, è di forma rettangolare, 12,1 m per il lato lungo e 7,6 m per il lato corto, con orientamento nord-ovest/sud-est. Le dimensioni dell'edificio evidenziano una precisa progettualità, nelle forme della monumentalizzazione del II secolo a.C., attraverso l'uso di moduli in piedi oschi.[18] A eccezione della forma perimetrale, il tempio è scarsamente conservato. Questo non presenta fondazioni, poggiando direttamente sul banco di roccia, e non permane alcun elemento della pavimentazione interna. La prima fase risale alla fine del IV secolo a.C., con l'edificio sacro posto all'interno di un muro perimetrale eretto a secco. Si evidenziano tracce di frequentazione ed uso continuative fino al II secolo d.C., momento in cui l'area è progressivamente abbandonata, con una frequentazione sempre più rarefatta fino al VI secolo d.C.[18]

Nei pressi dell'edificio sacro è stato individuato un deposito votivo che ha restituito un gruppo cospicuo di ex-voto. Tra questi si segnalano circa un centinaio di statuine femminili panneggiate, cinquanta teste nimbate, sessanta votivi zoomorfi, un bronzetto di Ercole in assalto e una foglia di pampino in bronzo utilizzata come applique[18].

Il tempio romano

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Attorno agli inizi del I secolo a.C., si assiste a un ulteriore ampliamento dell'area sacra, nella quale, su un terrazzo più elevato rispetto al tempio italico si inserisce, in forme monumentali, un nuovo edificio sacro. Il tempio romano, di base rettangolare, era in ordine dorico prostilo tetrastilo e orientato a sud-est come per il precedente tempio. Della struttura originale resta solo il podio in opera reticolata[19]. Il culto a cui il tempio era destinato è, verosimilmente, quello di Giove, come testimoniano l'epigrafe funeraria dedicata a Sesto Paccio e il toponimo Jovis Larene, con cui era nota anticamente l'area[16].

Contestualmente alla costruzione del tempio di Giove fu realizzato l'ampliamento del recinto sacro, con la realizzazione, sul lato interno settentrionale, di ambienti di servizio destinati ai cultori del santuario. Lo spazio recintato, eletto in tal modo a luogo del sacro, è tecnicamente definito temenos e presentava probabilmente un'organizzazione spaziale interna tesa alla celebrazione delle attività religiose da parte dei sacerdoti[14].

Il sacello delle divinità femminili

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Nella zona posta a Occidente del temenos e dei due templi maggiori, su un terrazzo inferiore rispetto agli altri, è stato rinvenuto un terzo edificio templare di piccole dimensioni, affiancato da un deposito votivo e circondato da un recinto quadrangolare. Si tratta di un piccolo sacello, probabilmente della tipologia ad alae, a pianta quadrata, posizionato in perfetto allineamento con gli altri templi. La singola cella presenta all'interno uno strato sabbioso a grana molto fine ricco di frammenti di intonaco, una porzione dell’alzato delle pareti in pisè intonacato e dipinto e presentava una copertura a doppio spiovente con tegoloni[20]. Lungo l’edificio è presente un corridoio che si raccorda con il livello inferiore. All'interno del sacello, eretto verosimilmente tra il III e il II sec. a.C., è stata rinvenuta una discreta quantità di oggetti tipici del mundus muliebris, come ampolle e balsamari vitrei che conservano ancora le tracce di unguenti, profumi e cosmetici. L'elemento, in relazione anche agli oggetti conservati nel deposito, ha lasciato intendere che il sacello era dedicato a divinità femminili, e in particolare a Cerere, Venere e Proserpina[20].

La zona produttiva: la fornax calcaria

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L'impianto per la produzione della calce; la fornax in cui veniva cotta la pietra è protetta da una tettoia. A condurre all'edificio, un tratto della via glareata

La collina orientale del pianoro, al momento non visitabile giacché ancora in fase di studio, rivela l'intensa attività produttiva e commerciale che faceva di Ocriticum un centro sufficientemente attivo anche sotto il profilo economico. Dalla Via Nova si diramava, difatti, una via glareata, una massicciata di pietrame ricoperta da pietrisco battuto misto a malta[2], che, dopo aver attraversato il pianoro, si inerpicava su per la collina orientale e conduceva a un vasto edificio rettangolare suddiviso in vani interni di differente dimensione. Sul lato orientale l'edificio, che poggia direttamente su roccia, presenta un'ampia cavità cilindrica scavata direttamente nel pendio: trattasi di una fornax calcaria, un impianto per la produzione della calce; tutti gli ambienti dell'ampio fabbricato (uno dei quali ancora conserva l'originale pavimento in terracotta) dovevano dunque essere destinati al raffreddamento, alla conservazione, allo stoccaggio e infine alla vendita della calce. Dell'impianto produttivo colpisce l'efficienza organizzativa quanto il diretto coinvolgimento — mediante il collegamento immediato della via glareata — nei traffici commerciali della Via Nova. È interessante mettere in evidenza come attività basilare per l'economia del paese di Cansano sia stata per molto tempo e almeno fino allo scorso secolo, proprio la produzione della calce, secondo un sistema meno sofisticato ma non dissimile da quello adottato dagli abitanti di Ocriticum: la calcara. Lungo la via glareata, in prossimità della fornax calcaria, è stato rinvenuto il basamento di un sepolcro monumentale, probabilmente un mausoleo della tipologia "a dado" o "ad ara".

Il tramonto di Ocriticum fra capanne, necropoli e campi coltivati

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All'inizio dell'epoca imperiale, l'area templare di Ocriticum — l'unica sezione del sito archeologico indagata rigorosamente e totalmente, allo stato attuale degli studi — raggiungeva il culmine della propria estensione. Mentre Roma si apprestava a vivere gli ultimi anni di gloria del cosiddetto Beatissimum Seculum, il II secolo d.C., tutta l'area peligna fu colpita da un violento sisma, di cui restano tracce più o meno evidenti in buona parte dei siti archeologici un tempo parte dell'Ager Sulmonense[21]. Il santuario di Ocriticum ne fu gravemente danneggiato e non fu ricostruito. Ebbe inizio un periodo di declino di tutta l'area, che fu, così, progressivamente abbandonata.

La sacralità che aveva contraddistinto l'area, però, fu percepita a lungo da chi la abitava. Se, infatti, fra i frequentatori probabilmente si ignorava l'originale funzione o il culto caratterizzanti i templi diruti, di questi si percepiva il peso spirituale e religioso, sicché i morti continuarono ad essere seppelliti all'interno del temenos: a ridosso del recinto sacro e delle fondamenta del tempio italico sono stati rinvenuti due sepolcri risalenti al VI secolo d.C., uno dei quali ospitava i resti d'una madre con la figlia e il loro (povero) corredo funebre, costituito da pochi gioielli all'interno di anfore di terracotta.

A ridosso del tempio romano, invece, fu eretta una capanna altomedievale di evidente impiego pastorale: già in questo periodo, infatti, il pianoro era ormai luogo di pascolo, e i templi come gli edifici romani e italici rimanenti fungevano da alloggio o rifugio per i pastori, oltre che da cava di materiale da poter reimpiegare altrimenti. Nei secoli successivi, quando l'area divenne feudo e quindi ambiente agricolo, i campi furono divisi mediante l'innalzamento di bassi muri a secco (detti macerine nel dialetto del luogo), i cui percorsi talora ricalcavano le sommità delle mura perimetrali degli edifici della quasi scomparsa Ocriticum, che a tratti fuoriuscivano dal terreno.

Le espoliazioni e gli scavi clandestini, che a partire dall'Ottocento hanno fortemente impoverito la zona, non hanno impedito di rinvenire una buona quantità di reperti nel corso della campagna di scavi intrapresa nel 1992 sulla base degli studi attuati nel corso del XX secolo da Antonio De Nino, Valerio Cianfarani con Ferruccio Barreca, Frank Van Wonterghem ed Ezio Mattiocco[2].

Centro di documentazione e visita

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Parco archeologico naturalistico
Centro di documentazione e visita
Museo dell'emigrazione "Ocriticum"
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L'ingresso al centro di documentazione da piazza XX Settembre
Ubicazione
Stato👁 Italia (bandiera)
Italia
LocalitàCansano
IndirizzoPiazza XX Settembre
Caratteristiche
TipoArcheologia, Antropologia, Arte
Sito web
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L'ingresso al centro di documentazione da Via Umberto I, già facciata della chiesa di San Rocco

Collocato nell'ampia piazza XX Settembre a Cansano, il centro di documentazione e visita "Ocriticum" è il centro operativo di gestione del parco archeologico e naturalistico di "Ocriticum", La struttura ospita una discreta quantità di reperti provenienti dal vicino sito archeologico, mostre temporanee, conferenze ed una mostra permanente sull'emigrazione, donata a Cansano dal Comandante generale della Guardia di Finanza Nino Di Paolo, originario e amante del posto.

Da chiesa a parcheggio, da parcheggio a "museo"

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Lo stabile adibito a centro di documentazione ospitava originariamente una chiesa, edificata a metà del XV secolo e dedicata a Santa Maria di Loreto. Successivamente alla peste del XVII secolo, il culto di Santa Maria di Loreto fu sostituito con quello di San Rocco, che lì fu venerato sino al XX secolo: a metà del XX secolo, difatti, la chiesa fu sconsacrata (a San Rocco fu consacrata invece la nuova chiesa innalzata in piazza XX Settembre) e convertita in parcheggio al coperto. Dopo il 1997, l'edificio è stato rilevato dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio dell'Abruzzo e convertito in spazio museale.

Sezioni del centro di documentazione

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Il centro è suddiviso in tre sezioni, ciascuna ospitata da un piano dell'edificio.

Sala convegni

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Al piano superiore, al quale si accede da piazza XX Settembre, è situata una sala convegni ove periodicamente si tengono corsi di formazione, conferenze di vario argomento e genere, proiezioni, eventi musicali e teatrali. L'ala ospita, tuttavia, anche mostre fotografiche, pittoriche e installazioni artistiche. Fra le mostre, si citano Il volo e Anima del prof. Giovanni Guadagnoli, fotografo originario di Cansano, che, tra le varie, vanta collaborazioni con Giorgio Armani.

Sezione archeologica

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Il piano centrale ospita i reperti rinvenuti nel pianoro di Ocriticum, raccolti all'interno di sei teche a ciascuna delle quali è affiancato un pannello esplicativo. I reperti presenti costituiscono saggi delle tipologie di oggetti rinvenuti nelle singole aree sviluppatesi nella piana, a partire dall'area sacra, di cui si possono osservare diversi ex voto fittili e anatomici, maschere votive, ampolle e balsamari, ma anche statuine rappresentanti divinità: fra le più interessanti, una raffinata Venere e una statuetta raffigurante due dee intente a salutarsi con un bacio (symplegma), identificate con Cerere e Proserpina al momento del loro congedo o dell'incontro. Altre teche mettono in evidenza la quantità di traffici commerciali che interessavano Ocriticum, come si evince dalla pluralità dei tipi di ceramica, nera e rossa, grezza o raffinata, semplice, decorata o dipinta, talora sigillata, e dall'elevata quantità di monete romane differentemente databili. Monili, vetri policromi e ceramiche dipinte testimoniano, poi, come la frequentazione del pianoro si sia protratta nei secoli, sino all'età tardo-antica e all'Alto Medioevo.

Museo dell'emigrazione

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Il pianterreno, munito di accesso indipendente da Via Umberto I, ospita una preziosa mostra fotografica sull'emigrazione, con particolare riferimento alla migrazione verso gli Stati Uniti d'America alla fine del XIX secolo. Nel corso dell'ultimo secolo, infatti, il paese di Cansano è stato fortemente colpito dal fenomeno dell'emigrazione, che ne ha impoverito l'economia e causato un ingente svuotamento (l'intero centro storico è abbandonato e diroccato), e un fortissimo calo demografico. Questo elemento è stato indubbiamente d'impulso affinché il generale Nino Di Paolo donasse al centro di documentazione di Cansano, suo paese d'origine, la mostra sull'emigrazione da lui ideata e realizzata[22]:

«Tanti anni fa, trovandomi a New York, visitai il museo dell'emigrante di Ellis Island, una piccola isola a un miglio da Manhattan. Fra i seicentomila nomi incisi lungo il muro circolare del giardino che affaccia sulla statua della Libertà, ritrovai le tracce dei miei nonni. Rimasi colpito, profondamente colpito, e da allora non ho smesso di scavare nel passato. Da questa ricerca nacque un libro, poi una grande mostra fotografica a Napoli, presso l'Università Federico II, ma soprattutto un sogno: poter donare un giorno il frutto di quella fatica al mio Paese, non cedendo alle lusinghe che venivano da più parti, a volte anche molto autorevoli.[22]»

(Nino Di Paolo)

Il percorso della mostra rievoca, con la forza del documento fotografico, ambienti, realtà e situazioni drammatiche vissute dagli emigranti che, lasciando l'Italia per disperazione e mancanza di lavoro, giungevano nella Baia di New York e venivano tenuti in quarantena ad Ellis Island, nota poi come Isola delle lacrime; qui un labirinto di esami fisici, psicologici e attitudinali, compiuti con rigore e precisione dal famoso Dr. Knox, selezionava coloro che potevano essere ammessi e coloro che invece dovevano esser rimpatriati. La mostra si snoda poi nella sfera del lavoro, spesso in nero, e dell'ambiente familiare e casalingo. Grafici e dati statistici di notevole interesse e rilevanza storica e antropologica corredano l'esposizione. Segue un'ampia sezione sull'emigrazione nella letteratura, con testi vari autori, tra cui Primo Levi, Pascal D'Angelo, Alessandro Baricco. In ultimo, pagine originali dei giornali del 16 aprile 1912, in merito al disastro del Titanic, riproduzioni di passaporti d'epoca, biglietti e un catalogo dettagliato dei piroscafi che solcavano gli oceani ai primi del XX secolo. A concludere la mostra, una serie di saggi sulla psicologia del migrante. Elementi ricorrenti in tutta la mostra sono le valigie di cartone e spago, esposte lungo tutto il tragitto, una serie di continui e sommessi riferimenti al paese di Cansano e alla famiglia dell'autore, ma soprattutto il confronto continuo tra l'emigrazione italiana di ieri e l'immigrazione clandestina di oggi, sicché si mette in luce come queste siano effettivamente due facce d'una sola medaglia.

Di recente, la mostra sull'emigrazione è stata riproposta a Roma dal generale Di Paolo con il titolo Ellis Island: Italiani d'America[23] e per l'occasione pubblicizzata nel dipartimento di geografia della Sapienza. La presenza della mostra permanente sull'emigrazione a Cansano fa sì, inoltre, che il centro di documentazione e visita sia ormai a molti noto anche come museo dell'emigrazione di Cansano[24].

Presso il parco archeologico è stata realizzata nel 2023 la stazione di Cansano Ocriticum, fermata ferroviaria posta lungo la linea Sulmona-Isernia, priva di trasporto viaggiatori regolare ma utilizzata come ferrovia turistica[25].

  1. Tuteri,p.13.
  2. 1 2 3 Cansano: il parco archeologico, su museocansano.it (archiviato dall'url originale il 30 aprile 2011).
  3. Tuteri,p.15.
  4. Tuteri.
  5. I terremoti di Sulmona e la microzonazione sismica (PDF), su pereto.info (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  6. De Nino A., Cansano, in Atti della Accademia Nazionale dei Lincei. Notizie degli Scavi di Antichità, Roma, 1886, pp.429-431.
  7. Frank van Wonterghem, Superaequum, Corfinium, Sulmo, collana Forma Italiae, Olschki, 1984, ISBN978-88-222-3261-8.
  8. Tuteri,p.35.
  9. Scarci Vincenzo, Quaderni di Archeologia d’Abruzzo. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. 3/2011, a cura di Pessina Andrea, Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, pp.183-184, ISBN9788878146068.
  10. Ocriticum Cansano, 1ªed., Synapsi Ed, 2003, ISBN978-88-88457-11-6.
  11. Mattiocco Ezio, Dov’era Venere. Mostra archeologica: Cansano, Palazzo Municipale 9 agosto 1998 - 10 gennaio 1999, a cura di Tuteri Rosanna, Sulmona, Edizioni Amaltea, 1998.
  12. 1 2 Tataranni Domenica, I resti dell'abitato, in Tuteri Rosanna (a cura di), Ocriticum: frammenti di terra e di cielo, Sulmona (AQ), Synapsi Edizioni, 2005, pp.43-46, ISBN978-88-88457-21-5.
  13. Pizzoferrato Orietta, L'impianto di produzione della calce, in Tuteri Rosanna (a cura di), Ocriticum: frammenti di terra e di cielo, Sulmona (AQ), Synapsi Edizioni, 2005, pp.47-52, ISBN978-88-88457-21-5.
  14. 1 2 3 Lapenna Sandra et al., Dalla devotio alla munificentia, in Pessina Andrea (a cura di), Quaderni di Archeologia d’Abruzzo. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. 2/2010, Firenze, All'Insegna del Giglio, 2012, pp.243-245, ISBN9788878145443.
  15. Mattiocco Ezio, La viabilità antica tra la terra dei Peligni e il Sannio settentrionale., in Pessina Andrea (a cura di), Quaderni di Archeologia d’Abruzzo. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. 2/2010, Firenze, All'Insegna del Giglio, 2012, pp.444-447, ISBN9788878145443.
  16. 1 2 3 Tuteri,pp.22-24.
  17. 1 2 Tuteri Rosanna et al., Quaderni di Archeologia d’Abruzzo. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. 2/2010, Firenze, All'Insegna del Giglio, 2012, pp.28-30, ISBN9788878145443.
  18. 1 2 3 Pizzoferrato Orietta, Il tempio italico, in Tuteri Rosanna (a cura di), Ocriticum: frammenti di terra e di cielo, Sulmona (AQ), Synapsi Edizioni, 2005, pp.67-81, ISBN978-88-88457-21-5.
  19. Pizzoferrato Orietta, Il tempio romano, in Tuteri Rosanna (a cura di), Ocriticum: frammenti di terra e di cielo, Sulmona (AQ), Synapsi Edizioni, 2005, pp.93-95, ISBN978-88-88457-21-5.
  20. 1 2 Milani Monica, Il tempesto e il terrazzo inferiore, in Tuteri Rosanna (a cura di), Ocriticum: frammenti di terra e di cielo, Sulmona (AQ), Synapsi Edizioni, 2005, pp.83-91, ISBN978-88-88457-21-5.
  21. Fabrizio Galadini, H. Borghesi, Adele Campanelli, Emanuela Ceccaroni, E. Falcucci, Stefano Gori e D. Villa, Nuovi dati archeosismologici dai siti archeologici dell'Appennino abruzzese (Italia centrale) (PDF), in People/environment relationships from the Mesolithic to the Middle Ages: recent Geo-Archaeological findings in Southern Italy, Ravello, International Congress, 2007, pp.24-25.
  22. 1 2 Cansano: il museo dell'emigrazione, su museocansano.it (archiviato dall'url originale il 5 luglio 2010).
  23. Ellis Island: italiani d'America, in MP News (archiviato dall'url originale il 6 marzo 2016).
  24. Mostra sull'emigrazione a Roma, in pettoranosulgizio.eu, 19 dicembre 2008 (archiviato dall'url originale il 4 marzo 2016).
  25. Fondazione FS Italiane, Ferrovia dei Parchi, pronta la nuova fermata di Cansano Ocriticum, in ferrovie.it, 1º agosto 2023.
  • Pessina Andrea (a cura di), Quaderni di Archeologia d’Abruzzo. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. 2/2010, Firenze, All'Insegna del Giglio, 2012, ISBN9788878145443.
  • Pessina Andrea (a cura di), Quaderni di Archeologia d’Abruzzo. Notiziario della Soprintendenza per i Beni Archeologici dell’Abruzzo. 3/2011, Firenze, All'Insegna del Giglio, 2014, ISBN9788878146068.
  • Tuteri Rosanna (a cura di), Dov'era Venere. Mostra archeologica. Cansano (AQ), Sambuceto (CH), Edizioni Amaltea, 1998.
  • Tuteri Rosanna e Nino di Paolo, Ocriticum. Cansano, Synapsi Edizioni, 2003, ISBN8888457119.
  • Tuteri R., Ocriticum: frammenti di terra e di cielo, a cura di Tuteri R., 1ªed., Sulmona (AQ), Synapsi Edizioni, 2005, ISBN978-88-88457-21-5.
  • van Wonterghem Frank, Superaequum, Corfinium, Sulmo, collana Forma Italiae, Olschki, 1984, ISBN978-88-222-3261-8.

Voci correlate

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Collegamenti esterni

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