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Ali Bitchin originariamente Piccini o Piccinino (inaraboعلي بيتشين?; Venezia, 1560Algeri, 1645) è stato un corsaroalgerino.

Probabilmente nato a Venezia[1], si stabilì ad Algeri e si convertì all'Islam; fu uno dei numerosi cosiddetti "rinnegati" che si unirono ai corsari barbareschi.

Nel 1621 fu nominato capo della taifa dei corsari di Algeri. Divenuto particolarmente ricco, commissionò la costruzione dell'omonima moschea nella casba di Algeri.

Ostile a stipulare una pace con il Regno di Francia, nel 1637 assalì la stazione commerciale francese del Bastion de France nei pressi di Annaba.
Nel 1638 organizzò una spedizione di navi corsare tunisine ed algerine sotto il suo comando che, dopo aver superato lo stretto di Messina, imperversò lungo le coste calabresi razziando numerosi prigionieri e si diresse poi verso il mare Adriatico.
Una flotta veneziana al comando dell'allora Capitano del Golfo Antonio Marino Cappello si diede all'inseguimento della spedizione corsara di Bitchin, ma venne rallentata a causa di una forte tempesta consentedo ai corsari algerini di rifugiarsi nel porto ottomano di Valona.
Cappello decise allora di porre il blocco navale al porto di Valona. Dopo circa un mese di blocco giunse notizia che una flotta corsara in aiuto degli assediati era in avvicinamento e Cappello decise di attaccare le navi di Bitchin. Sedici navi corsare furono catturate e furono liberati i prigionieri al remo. Delle navi catturate quindici vennero affondate ed una portata a Venezia come trofeo.
Molti dei corsari vennero giustiziati, ma Bitchin e pochi altri riuscirono a fuggire nell'entroterra approfittando del buio. Fra i prigionieri liberati dai veneziani si trovava anche il mercante inglese Francis Knight, autore di Relation of Seven Yeares Slaverie Under the Turkes of Argeire, suffered by an English Captive Merchant pubblicato nel 1640.

Deluso dalla scarsa protezione data a Valona dalle forze ottomane, Bitchin pretese dal sultano Ibrahim I un risarcimento per la perdita delle sue navi. Ibrahim rigettò la richiesta di risarcimento, disconoscendo che, al momento dell'attacco veneziano, le navi corsare di Bitchin fossero al suo servizio, e che anzi la spedizione organizzata da Bitchin e per la quale era stato preso d'assalto era frutto di una iniziativa privata e personale del capo corsaro.

Cosa ancor più grave la perdita della flotta a Valona fu un duro colpo per la stabilità della taifa di Algeri, che fu costretta a firmare un trattato di pace con il Regno di Francia nell'estate del 1640.
La Francia avrebbe pagato un tributo annuale per l'utilizzo del Bastion de France che sarebbe comunque rimasto territorio neutro anche in caso di guerra tra Regno di Francia e taifa di Algeri; in realtà il trattato non venne ratificato nel 1641 dal cardinale Richelieu, ma solo dopo la sua morte i diplomatici francesi riuscirono a ratificare il trattato.

In occasione del coinvolgimento del Regno di Francia nella guerra dei trent'anni, l'Impero ottomano decise di trarne vantaggio per sferrare un duro colpo alla Repubblica di Venezia tentando l'invasione dell'isola di Creta.
Per assicurarsi il successo a questa importante operazione militare, l'imperatore ottomano decise di avvalersi di tutte le navi disponibili, comprese quelle delle flotte corsare. Bitchin, reso diffidente dalle vicende di Valona, si rifiutò di prestare il proprio servizio senza prima aver ricevuto un compenso come garanzia. Questo rifiuto suscitò le ire del sultano Ibrahim I che ordinò al locale pascià di Algeri di procedere all'esecuzione di Bitchin.
Bitchin organizzò una rivolta nella città che fu sedata dai giannizzeri che scacciarono Bitchin ed i suoi fuori le mura. La reazione di Bitchin fu rapida e, organizzando rapidamente un esercito reclutato tra le tribù circostanti, mise Algeri sotto assedio. Si riuscì tuttavia a trovare un accordo e venne inviato un nuovo pascià ed una lauta somma in denaro in favore di Bitchin.
Subito dopo l'arrivo del nuovo inviato da Istanbul, nel 1641 Bitchin morì in circostanze poco chiare, suscitando il sospetto che fosse stato avvelenato.

  • Alan G. Jamieson, Lords of the Sea: A History of the Barbary Corsairs, Reaktion Books, 2012, p.272, ISBN9781861899460.
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