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Voce principale: Storia dell'architettura.
Un arco trionfale o arco di trionfo (lingua inglese triumphal arc; lingua francese arc de triomphe; lingua tedesca Triumphbogen) è una struttura monumentale basata su di un'unità architettonica d'archi (almeno uno ma anche diversi altri) e trabeazione su pilastri, spesso progettata per attraversare una strada e solitamente isolato, cioè non collegato ad altri edifici. Nella sua forma più semplice, è costituito da due massicci pilastri collegati da un arco, tipicamente coronato da una trabeazione piatta o da un attico su cui può essere montata una statua o che reca iscrizioni commemorative. La struttura principale è spesso decorata con intagli, rilievi scolpiti e scritte dedicatorie.[1][2] Esemplari più elaborati possono avere più archi o, in un tetrapilo, passaggi che conducono in quattro direzioni.
Gli archi trionfali sono una delle tipologie più influenti e distintive dell'architettura romana, sviluppati nel II secolo a.C., durante la Repubblica romana (509-27 a.C.) e massicciamente diffusisi al tempo dell'Impero romano (27 a.C.-395).[1][2] Frutto della maestria romana nella costruzione di arco e volto,[3] l'arco trionfale (in lingua latina fornix e successivamente arcus) commemorava generali vittoriosi o eventi pubblici significativi (ad esempio la fondazione di nuove colonie o la costruzione di una strada o di un ponte) in età repubblicana, divenendo poi strumento di propaganda del princeps in età imperiale (celebrazione di vittorie militari o ascesa al trono, memoriale di un familiare defunto, omaggio di una città o colonia, ecc.). Gli archeologi distinguono tra "arco trionfale" vero e proprio, costruito per celebrare un trionfo, a un tempo cerimonia civile e rito religioso precipua dell'Antica Roma indetta dal Senato romano in seguito a una vittoria militare,[4] "arco commemorativo" o "arco onorario", costruito essenzialmente dall'imperatore romano per celebrare sé stesso,[5] e l'arco, tipicamente nelle mura cittadine, che era semplicemente una grande porte d'accesso alla città.[6] Spesso, gli archi trionfali romani erano struttura nate in legno ed altri materiali deperibili solo successivamente sostituiti da archi in pietra. La maggior parte dei reperti antichi sopravvissuti proviene in realtà dagli altri due gruppi.
La sopravvivenza di grandi archi trionfali romani come l'Arco di Tito (81 d.C.) o l'Arco di Costantino (315) ha ispirato molti stati e sovrani post-romani, fino ai giorni nostri, ad erigere i propri archi trionfali a imitazione di quelli romani. Archi trionfali in stile romano sono stati costruiti in molte città in tutto il mondo a cavallo tra XVIII e XIX secolo, tra cui ricordiamo l'Arco di Trionfo (Parigi), l'Arco di trionfo di Narva (San Pietroburgo), il Marble Arch e il Wellington Arch (Londra). Dagli Anni 1820, gli archi sono spesso porte commemorative e memoriali di guerra o porte cittadine, come la Porta di Brandeburgo (Berlino), il Washington Square Arch (New York) o la Porta dell'India (Nuova Delhi), che, sebbene ispirate agli archi trionfali, furono costruite per commemorare le vittime di guerra, per commemorare un evento civile (ad esempio l'indipendenza del paese) o per fornire un ingresso monumentale a una città, anziché per celebrare un successo militare o il generale che l'aveva conseguito.
In architettura, "arco trionfale" è anche il nome dato all'arco diaframma sopra l'ingresso del presbiterio di una chiesa medievale dove può essere collocato un crocifisso (da cui il più diffuso nome di "arco santo") e più in generale una combinazione di «una porta grande e due piccole» come fatto da Leon Battista Alberti (1404-1472) per il Tempio Malatestiano (Rimini) e la basilica di Sant'Andrea (Mantova).[7]
Archi trionfali romani
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Architettura etruscaeArchitettura romana.
L'uso dell'arco a tutto sesto, della volta e della cupola marcano il distinguo tra l'architettura romana e l'architettura greca e furono facilitati dall'uso romano dell'opera cementizia (in lingua latina opus caementicium) e del laterizio.[3][8] L'uso dell'arco in sé fu con buona probabilità diffuso nella Penisola italiana dagli Etruschi e ripreso dai romani, insieme ad altri elementi architettonici,[9] che ne fecero la base per lo sviluppo di tutte le loro più iconiche realizzazioni: acquedotti, ponti, anfiteatri e cupole. Sempre dagli Etruschi i romani appreso l'uso di archi come porte o portali di accesso alle città. Gli originari archi trionfali etruschi, esempio dei quali si trova oggi a Perugia e Volterra, erano a campata singola e già riccamente decorati.[10]
I due elementi chiave dell'arco trionfale romano – arco a tutto sesto e trabeazione quadrata – erano già stati utilizzati a lungo ma come elementi architettonici separati nell'architettura greca. Gli Antichi greci, infatti, preferivano l'uso delle trabeazioni nei loro templi e limitavano quasi interamente l'uso dell'arco a strutture sottoposte a pressione esterna, come tombe e fogne. L'arco trionfale romano combinava un arco a tutto sesto e una trabeazione quadrata in un'unica struttura indipendente. Quelle che originariamente erano colonne di sostegno divennero elementi puramente decorativi sulla superficie esterna dell'arco, secondo il modello pseudodiptero già tipico del tempio romano,[11][12] mentre la trabeazione, liberata dal suo ruolo di supporto dell'edificio, divenne la cornice per i messaggi civici e religiosi che i costruttori dell'arco desideravano trasmettere attraverso l'uso di statue ed elementi simbolici, narrativi e decorativi.
Descrizione
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Archi antichi di Roma.
L'arco trionfale romano tipico era affiancato da colonne corinzie o composite su stilobate, usate per inquadrare pannelli scolpiti. Nei primi archi, le colonne, come anticipato, erano incassate[11] ma, a partire dal II secolo, furono staccate dalle pareti. Sopra le colonne s'innestava la trabeazione, sormontata da un alto attico riportante iscrizioni dedicatorie in grandi caratteri latini. L'attico era a sua volta coronato da un gruppo scultoreo, di norma con una quadriga.[1][10]
Gli archi più grandi spesso avevano tre arcate o fornici, quella centrale significativamente più grande. La tipologia di arco più rara, con passaggi in entrambe le direzioni, spesso posta in corrispondenza di una intersezione stradale, è chiamata tetrapilo in greco anticoτετράπυλον?, tetrapylon("quattro porte"), inlatinoquadrifrons, "quattro fronti", poiché presenta quattro pilastri. Ne esiste un'ulteriore variante chiamata tetrachionio, in greco anticoτετρακιόνιον?, tetrakionion, è un tetrapilo privo di copertura centrale con i quattro pilastri angolari sostituiti da altrettante strutture coperte autonome, tra loro separate, come l'Arco di Palmira. Gli archi romani sono solitamente approssimativamente cubici, come l'Arco di Settimio Severo (Leptis Magna) o l'Arco di Tito, ma gli esempi post-romani tendono ad essere oblunghi, con facce principali ben definite e facce laterali più piccole, similarmente all'Arco di Costantino. L'arco a tre fornici sulla facciata lunga e fornici alle estremità, quindi con otto pilastri, è detto ottopilo, in greco antico?, octopylon("otto porte"), come nel caso del recente (XIX secolo) Arco di Trionfo del Carrousel a Parigi. Rarissimi i casi di archi a due fornici,[13] come l'Arco di Germanico (Saintes), 18-19 d.C.
- Tipi di archi trionfali romani
- Arco di Germanico (Saintes), 18-19 d.C., a due fornici
- Arco di Tito (Roma), 90 d.C., a un fornice
- Arco di Settimio Severo (Leptis Magna), 203, il più noto esempio di tetrapilo
- Arco di Settimio Severo (Roma), 203-205, a tre fornici
- Arco di Caracalla (Theveste), 210, ibrido tra tetrapilo e tetrachionio
- Arco di Galerio (Salonicco), 298-299, ibrido tra tetrapilo e porta urbica a tre fornici
La decorazione di un arcus serviva a costante promemoria visivo del trionfo e del trionfatore. In quanto tale, si concentrava su immagini concrete piuttosto che su allegorie. La facciata era ornata da colonne di marmo, mentre i pilastri e gli attici da cornici decorative. Pannelli scolpiti raffiguravano vittorie e conquiste, le gesta del trionfatore, le armi catturate dal nemico o la processione trionfale stessa. I pennacchi solitamente raffiguravano Vittorie alate, mentre l'attico era spesso decorato con un'iscrizione dedicatoria che nominava e lodava il trionfatore. Anche i pilastri e i passaggi interni erano decorati con rilievi e sculture indipendenti. La volta era ornata da cassettoni. Alcuni archi trionfali erano, come anticipato, coronati da una statua o da un currus triumphalis, un gruppo di statue raffiguranti l'imperatore o il generale su una quadriga.[10][14] Le iscrizioni sugli archi trionfali romani erano opere d'arte in sé, con lettere finemente intagliate, a volte dorate. La forma di ogni lettera e la spaziatura tra di esse erano attentamente progettate per la massima chiarezza e semplicità, senza alcun fronzolo decorativo, enfatizzando il gusto romano per la sobrietà e l'ordine. Questa concezione di quella che in seguito divenne l'arte tipografica rimase di fondamentale importanza fino ai giorni nostri.
- Decori degli archi trionfali romani
- 👁 Frego dell'Arco di Tito – I soldati di Tito portano in trionfo il bottino saccheggiato a GerusalemmeFrego dell'Arco di Tito – I soldati di Tito portano in trionfo il bottino saccheggiato a Gerusalemme
- Fregio dell'Arco di Costantino – Costantino I distribuisce doni alla plebe
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Storia romana.
Si sa poco di come gli Antichi romani considerassero gli archi trionfali. Gli unici autori della letteratura latina a parlarne diffusamente furono Tito Livio (59 a.C.-17 d.C.) e Plinio il Vecchio (23-79 d.C.). A Livio dobbiamo la datazione dei sopracitati primi esemplari al II secolo a.C., mentre Plinio li descrisse più approfonditamente, riportando che avevano lo scopo di «elevare al di sopra del mondo ordinario» l'immagine di una persona onorata, solitamente raffigurata sotto forma di statua con una quadriga.[a 1] Tuttavia, i progetti degli archi trionfali imperiali romani, sempre più elaborati nel tempo e, come visto, legati a precise caratteristiche, erano chiaramente intesi a trasmettere una serie di messaggi allo spettatore.
Il termine moderno "arco trionfale" deriva dall'idea che quest'unità architettonica fosse legata all'assegnazione e alla commemorazione del trionfo, a un tempo cerimonia civile e rito religioso precipua dell'Antica Roma, a generali romani vittoriosi previo voto autorizzativo del senato romano. I primi archi eretti per commemorare un trionfo furono realizzati all'epoca della Repubblica romana,[1] erano chiamati fornix (lett. "fornice") e recavano immagini che descrivevano e commemoravano la vittoria e il trionfo. I primi esemplari noti, legati a testimonianze degli storici romani, datano al II secolo a.C., nel contesto delle Guerre puniche. Lucio Stertinio eresse due fornici nel 196 a.C. nel Foro Boario per commemorare le sue vittorie in Hispania Ulterior.[a 2] Un altro fornice fu costruito sul Campidoglio da Publio Cornelio Scipione nel 190 a.C. (c.d. "Arco di Scipione l'Africano")[a 3] e Quinto Fabio Massimo Allobrogico ne costruì uno nel Foro Romano nel 121 a.C. (c.d. "Fornix Fabianus"), ancora esistente al tempo di Cicerone (106-43 a.C.).[a 4] Nessuna di queste strutture è però sopravvissuta e si sa poco del loro effettivo aspetto.
Le pratiche trionfali romane cambiarono significativamente all'inizio del periodo imperiale, quando il princeps Augusto (r. 27 a.C.-14 d.C.) decretò che i trionfi ed i relativi onori fossero riservati ai soli membri della famiglia imperiale: in pratica, ciò significava l'imperatore regnante o i suoi consanguinei. Il termine fornix fu allora sostituito da arcus (lett. "arco"). Mentre i fornici repubblicani potevano essere eretti da un trionfatore a sua discrezione e a sue spese, gli archi imperiali erano sponsorizzati da decreti del senato o da ricchi detentori di alte cariche per onorare e promuovere gli imperatori, il loro ufficio e i valori dell'impero.[10] Gli archi non erano necessariamente costruiti come ingressi, ma – a differenza di molti archi trionfali moderni – erano spesso eretti attraverso le strade ed erano destinati a essere attraversati, non aggirati, da cui la necessità di decorarne anche l'interno.
La maggior parte degli archi trionfali romani fu costruita durante il periodo imperiale.[1] Entro il IV secolo, nella sola Roma si contavano 36 archi di cui solo tre sono sopravvissuti: l'Arco di Tito (81 d.C.), l'Arco di Settimio Severo (203-205) e l'Arco di Costantino (315). Numerosi archi furono costruiti nelle province romane, soprattutto a fornice singolo ma anche diversi a fornice triplo, come l'Arco di Orange (circa 21 d.C.), il più antico esempio sopravvissuto, o l'Arco di Traiano (Timgad).[15] L'erigenda di archi a Roma e in Italia decrebbe dopo Traiano (r. 98-117) ma rimase diffusa nelle province durante il II e il III secolo come lascito commemorativo delle visite imperiali. Proprio a partire dal II secolo, furono costruiti molti esemplari di tetrapilo/arcus quadrifrons, soprattutto in Nordafrica,[16] dei quali il più celebre è il sopracitato Arco di Settimio Severo a Leptis Magna, costruito per volontà della cittadinanza grata all'imperatore per i privilegi concessi alla città.[15] Tra III e IV secolo, l'arco iniziò ad essere inglobato entro strutture più complesse, come nel grande cortile del Palazzo di Diocleziano (Spalato), esempio tanto più importante se consideriamo che la Porta Aurea del complesso ricorre volutamente ad una soluzione diversa dall'arcus,[17] o ad essere mantenuto come unità architettonica con intento nostalgico/antiquario, come nel caso del celeberrimo Arco di Costantino (Roma).[18]
Archi trionfali post-romani
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Archi trionfali post-romani.
Medioevo
[modifica | modifica wikitesto]Gli archi trionfali romani continuarono a suscitare fascino ben oltre la caduta dell'Impero romano d'Occidente (476), fungendo da ricordo delle glorie passate e da simbolo del potere statale, per i regni romano-barbarici. Il motivo dell'arco trionfale fu anche adattato e incorporato entro le chiese, originando una tipologia a sé, il c.d. "arco santo", come nella basilica di San Paolo fuori le mura (Roma).[19]
La fondazione del Sacro Romano Impero (800) per opera di Carlo Magno (r. 768-814) passò anche per la creazione di uno stile architettonico che aveva nella riscoperta ed evoluzione dell'architettura romana uno dei suoi cardini: nell'Abbazia di Lorsch, la Torhalle (secondo alcuni voluta dallo stesso Carlo Magno ma secondo altri da Ludovico II il Germanico, r. 843-876) a tre arcate fu costruita a imitazione deliberata di un arco trionfale romano,[20] a simboleggiare la continuità tra l'Impero carolingio e la Roma dei Cesari secondo lo schema ricorrente nell'architettura carolingia.[21][22] Nel frattempo, nella Roma medievale, gli antichi archi trionfali divenivano ruderi o venivano inglobati in altri edifici: l'Arco di Tito viene inglobato nelle mura cittadine e diventa una porta urbica; l'Arco di Giano viene trasformato dai Frangipane in una casa-torre; e l'Arco di Malborghetto diventa una chiesa fortificata dedicata alla Vergine e successivamente (XIII secolo) inserito nella cinta muraria di un castrum denominato dalle fonti coeve «Burgus S. Nicolai de arcu Virginis».[22]
L'affermarsi in Europa di diverse monarchie nazionali dopo la rinascita dell'anno Mille creò una più ampia committenza di estimatori degli archi trionfali nel contesto dell'architettura romanica: così, nel 1096, il westwerk della cattedrale di Lincoln, voluta dal cugino di Guglielmo il Conquistatore (r. 1035-1087), integra nella sua facciata piatta tre grandi archi fortemente strombati ma chiaramente richiamanti l'arco di trionfo romano.[23] Certamente più classicheggiante fu il medesimo schema riproposto nella facciata della Cattedrale di Angoulême nel 1130.[24] L'architettura romanica in Italia (XI-XIII secolo), pur notoriamente eterogenea, preservò e sviluppò elementi classici e tardoantichi/bizantini costituendo l'humus da cui sarebbe sviluppato il rinascimento.[25] Così, nella Porta di Capua, oggi smantellata, risalente agli Anni 1230, il sacro romano imperatore Federico II di Svevia (r. 1198-1250), di gusti architettonici risaputamente classici in controtendenza ad un'Europa innamoratasi dell'architettura gotica,[26] trasformò la porta urbica in un arco trionfale.[27]
Rinascimento
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Architettura rinascimentale.
Fu solo durante il Rinascimento, tuttavia, che i sovrani cercarono di associarsi sistematicamente all'eredità romana costruendo i propri archi trionfali. Probabilmente, il primo grande arco trionfale rinascimentale fu il c.d. "Arco Aragonese", realizzato quale nuovo ingresso per il Maschio Angioino (Napoli) su commissione di Alfonso V d'Aragona (r. 1416-1458), presumibilmente per commemorare la sua conquista del regno agli Angioini nel 1443.[28] Il modello dell'arco trionfale fu ripreso anche nella Porta Capuana, realizzata dagli Aragonesi durante la ristrutturazione della cinta muraria di Napoli e quindi parimenti riconducibile ad un adattamento militare dell'arco trionfale romano. Il motivo dell'arco trionfale seguitava nel frattempo ad essere utilizzato nelle chiese, mirabile in questo senso l'uso che ne fece Leon Battista Alberti (1404-1472) per il Tempio malatestiano (Rimini) nel 1453-1458[29] e la basilica di Sant'Andrea (Mantova) nel 1460-1472.[7] Una novità del tempo fu invece l'ingresso dell'arco trionfale nella pittura, come fondale nella Trinità del 1426-1428 di Masaccio (1401-1427), nella complessa serie di affreschi del Salone dei Mesi di Palazzo Schifanoia[30] o nella Pala di Brera del 1472-1474 di Piero della Francesca (1412-1492)[31] solo per citarne alcuni.
Lo stesso argomento in dettaglio: Architettura manierista.
Entro la fine del XVI secolo, quando il Rinascimento, dall'Italia, s'era ormai diffuso in tutta Europa evolvendo nel Manierismo, l'arco trionfale era ormai strettamente legato al teatro di corte, ai cortei di stato, alle fortificazioni militari ed alle facciate di edifici pubblici.[32] Gli esempi sono molteplici: la Puerta del Perdón (1536) della cattedrale di Granada di Diego de Siloé (1495-1563) è un sontuoso arco trionfale ad un fornice bordato di nicchie;[33] la massiccia Porta Palio (Verona) di Michele Sanmicheli (1484-1559) è un largo arco trionfale a tre fornici ma architravato e non archivoltato, mentre lo stesso architetto, realizza la Cappella Pellegrinio per la chiesa di San Bernardino (Verona) come un arco di trionfo ad un fornice incassato in una parete concava; Jacopo Sansovino (1486-1570) realizza nel 1537, nella Loggetta ai piedi del Campanile di San Marco (Venezia), un ibrido arco trionfale-proscenio;[34] Philibert Delorme (1514-1570), il padre del "classicismo architettonico francese", incassò un arco trionfale a tre fornici nel suo fantasioso padiglione d'ingresso per il Castello di Anet nel 1552-1559;[35] ecc.
Lo stesso argomento in dettaglio: Entrata reale.
La riscoperta dell'arco trionfale nell'architettura e nell'arte andò di pari passo con la riscoperta della pratica stessa del trionfo romano-pagano da parte dei sovrani rinascimentali, italiani prima ed europei poi. Nel corso delle Guerre d'Italia del XVI secolo, divenne prassi per i sovrani celebrare il loro ingresso nelle città, visitate o conquistate, (c.d. "entrata reale") sfilando sotto ad archi trionfali temporanei.[36] A differenza dei singoli archi eretti per i conquistatori romani, i sovrani rinascimentali spesso costruivano una fila di archi attraverso i quali venivano allestite le processioni. Definivano uno spazio per il movimento delle persone e indicavano luoghi significativi in cui venivano trasmessi messaggi specifici a ogni tappa. I papi neoeletti, ad esempio, sfilavano per le strade di Roma sotto archi trionfali temporanei costruiti appositamente per l'occasione. Gli archi trionfali erano costruiti anche per i matrimoni dinastici: quando Carlo Emanuele I di Savoia (r. 1580-1630) sposò l'Infanta Caterina Michela d'Asburgo nel 1585, sfilò sotto archi temporanei che affermavano l'antichità di Casa Savoia e associavano la sua dinastia, attraverso l'arte e l'architettura, al passato imperiale romano.[32] Archi trionfali temporanei in legno venivano costruiti a Malta per le cerimonie in cui un neoeletto Gran maestro dell'Ordine di Malta prendeva possesso di Mdina[37] e (talvolta) di Vittoriosa.[38]
- Archi trionfali temporanei
- Arco temporaneo eretto a Danzica per l'entrata cerimoniale di Maria Luisa Gonzaga, 1646
- Entrata trionfale di Giorgio IV del Regno Unito a Dublino, 1821
La raffigurazione pittorica stessa dell'arco acquisì grande importanza. Sebbene gli archi temporanei fossero abbattuti dopo l'uso, furono registrati in dettaglio in incisioni ampiamente diffuse e sopravvissute a lungo dopo la distruzione della struttura. Il mezzo dell'incisione offriva all'osservatore l'opportunità di esaminare le allegorie e le iscrizioni presentate dagli archi in un modo che non sarebbe stato possibile durante l'evento.[32] A volte gli archi raffigurati non erano nemmeno strutture reali ma semplici rappresentazioni immaginarie della propaganda reale. Esempio famoso fu la Ehrenpforte Maximilians I realizzata da Albrecht Dürer (1471-1528) per l'imperatore Massimiliano I d'Asburgo (r. 1493-1519): una delle stampe più grandi mai prodotte, alta 3,75 m e composta da 192 fogli singoli, raffigurante un arco mai costruito, stampata in tiratura di 700 copie e distribuita per essere colorata ed incollata sulle pareti dei municipi o dei palazzi del dominio asburgico.[39]
Barocco
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Architettura barocca.
Con l'avvento del Barocco, l'architettura riprese le forme classiche rinascimental-manieristiche e le espresse con maggior vigore volumetrico ed un'accentuata tridimensionalità mirante a creare effetti dinamici.[40] L'arco di trionfo iniziò allora a divenire più plastico ed evidente nel mezzo delle strutture di cui faceva parte, seppur ancora non tornò un'unità architettonica a sé stante. L'arco pesantemente decorato poggiante su di un doppia teoria di colonne e paraste della Scala Regia che nel 1663-1666 Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) rimaneggia in Vaticano si proietta modularmente creando una galleria e non un semplice androne.[41] Pietro da Cortona (1597-1669) fece dell'arco di trionfo la principale struttura dell'ormai distrutta Villa del Pigneto (ca. 1635).[42] L'ingresso alla Chiesa di Santa Maria della Salute (Venezia), realizzata nel 1631-1687 da Baldassare Longhena (1596-1682), è una massiccia imitazione dell'Arco di Costantino.[43] La facciata eseguita nel 1667 per la già eccentrica cattedrale di Granada da Alonso Cano (1601-1667) è un gigantesco arco trionfale triplo alto due piani. L'arco trionfale come parte di una più complessa struttura nella facciata di chiese e palazzi seguitò ad essere sviluppato dalla matura architettura barocca: su tutti si consideri l'esempio della Fontana di Trevi (Roma), realizzata da Nicola Salvi (1697-1751) nel trentennio 1732-1762, il cui grandioso fondale è un arco trionfale addossato a mascherare completamente la facciata del palazzo retrostante.[44]
- Archi trionfali come elementi nell'architettura barocca
- Arco trionfale d'ingresso alla Chiesa di Santa Maria della Salute (Venezia), 1631-1687
- Villa del Pigneto, 1635, dipinto di Gaspar van Wittel
- Arco trionfale nel mezzo della Fontana di Trevi (Roma), 1732-1762
All'avvento del Barocco, le porte urbiche erano spesso realizzate come imponenti edifici classici richiamanti l'arcus romano, come Porta Nuova (Palermo), non solo in Europa ma anche nei neonati imperi coloniali: si pensi all'Arco del Viceré realizzato dai Portoghesi a Goa Vehla. Al volgere del XVII secolo, le ambizioni imperiali dei Borbone di Francia, riusciti a minare il predominio asburgico sull'Europa, enfatizzarono la prassi segnando il passo per il ritorno dell'arco trionfale ad unità architettonica autonoma. Per opera dell'architetto François Blondel (1618-1686), Luigi XIV di Francia (r. 1643-1715) trasformò alcune delle vecchie porte medievali della cinta di Parigi in altrettanti archi trionfali: anzitutto la pregevole Porta di Saint-Denis, nel 1672, ad un fornice e riccamente decorata di sculture e rilievi, poi, nel 1674, la più modesta Porta di Saint-Martin a tre fornici. Altre porte urbiche del regno furono trasformate in archi trionfali: la Porta di Parigi (Lilla) nel 1692; la Porte du Peyrou (Montpellier) nel 1693; una porta a Nancy, sul lato nord di Place Stanislas, poi ristrutturata al tempo di Luigi XV (r. 1715-1774) e ribattezzata Arc Héré in onore del suo architetto; ecc.
Neoclassicismo
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Architettura neoclassica.
La riscoperta della "pura" architettura classica, anzitutto catalizzata da Giovanni Battista Piranesi (1720-1778) in un revival dell'architettura romana e solo successivamente,[45] per opera di Johann Joachim Winckelmann (1717-1768), in un revival dell'architettura greca,[46][47] della corrente artistica neoclassica mosse i successivi passi verso il ritorno dell'unità architettonica indipendente dell'arco trionfale. Così, se l'arco trionfale incassato da Robert Adam (1728-1792) nella facciata meridionale di Kedleston Hall nel 1760-1770 si rifà ai predetti precedenti barocchi,[48] la più o meno coeva Porta di Brandeburgo (Potsdam), voluta da Federico II di Prussia (r. 1740-1786) per celebrare le sue vittorie nella Guerra dei sette anni (1756-1763), pur concettualmente simile alle porte urbiche trionfali borboniche segnò un passo definitivo per il ritorno dell'arco monumentale, laddove invece la Porta di Brandeburgo (Berlino) del 1789-1794 mescola la porta urbica trionfale con il tempio neogreco caro a Winckelmann ed allo stesso Federico II.[49][50]
Il Primo Impero francese (1804-1814) di Napoleone Bonaparte portò a un'ondata di nuovi archi trionfali in Europa, di cui il più famoso è di gran lunga l'Arco di Trionfo (Parigi), costruito dal 1806 al 1836, sebbene si discosti volutamente dai suoi predecessori romani per l'omissione delle consuete colonne ornamentali, mancanza che altera radicalmente l'equilibrio dell'arco e gli conferisce un aspetto sbilanciato.[32] Altri archi francesi imitavano più da vicino quelli della Roma imperiale: il già citato Arco di Trionfo del Carrousel a Parigi, ad esempio, è un tetrapilo modellato fedelmente sull'Arco di Settimio Severo a Roma;[51] l'Arco della Pace (Milano), poi rimaneggiato durante la Restaurazione dagli austriaci; ecc. Archi trionfali furono eretti anche dai nemici di Bonaparte per celebrare le vittorie nelle Guerre napoleoniche (1803-1815): il celebre Arco di trionfo di Narva (San Pietroburgo) costruito nel 1812 da Giacomo Quarenghi (1744-1817), il Wellington Arch (Londra) del 1826-1830 e l'Arco di Trionfo (Mosca) del 1829-1834. La moda valicò anche l'Atlantico con il Soldiers' and Sailors' Arch (New York City), del 1889-1892 voluto dal governo degli Stati Uniti d'America per celebrare la vittoria unionista nella Guerra di secessione americana (1861-1865).
- Archi trionfali neoclassici
- 👁 Porta di Brandeburgo (Potsdam), 1770-1771, celebrande la vittoria di Federico II di Prussia nella Guerra dei sette anniPorta di Brandeburgo (Potsdam), 1770-1771, celebrande la vittoria di Federico II di Prussia nella Guerra dei sette anni
- Arc de Triomphe du Carrousel (Parigi), 1806-1808, celebrante le vittorie di Napoleone Bonaparte
- Wellington Arch (Londra), 1826-1830, celebrante la vittoria britannica su Napoleone
- Arco di Trionfo (Mosca), 1829-1834, celebrante la vittoria russa su Napoleone
- 👁 Soldiers' and Sailors' Arch (New York City), 1889-1892, celebrante la vittoria unionista nella Guerra di secessione americanaSoldiers' and Sailors' Arch (New York City), 1889-1892, celebrante la vittoria unionista nella Guerra di secessione americana
Sempre nel corso del XIX secolo, l'arco trionfale iniziò ad essere utilizzato come monumento celebrativo per eventi prettamente civici/politici, non più unicamente militari: commemorare le vittime di guerra, commemorare un evento civile (ad esempio l'indipendenza di un paese da un'occupazione straniera) o per fornire un ingresso monumentale a una città. Così l'Arco di Trionfo (Barcellona) sorse come ingresso monumentale al quartiere fieristico per l'Expo 1888 ed il Washington Square Arch (New York City) celebrò nel 1891 il primo centenario della presidenza degli Stati Uniti d'America.
XX e XXI secolo
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Monumentalismo.
Gli archi trionfali hanno continuato a essere costruiti sino ad oggi, spesso come affermazione di potere e autocelebrazione da parte di dittatori. Adolf Hitler (1889-1945), entro la ricorrente megalomania classica tipica dell'architettura nazista[52] (delle architetture totalitariste in generale durante gli Anni 1930),[53] progettò di costruire l'arco trionfale più grande del mondo nella Berlino ristrutturata come Welthauptstadt Germania, un monumentale progetto architettonico-urbanistico mai realizzatosi: largo 170 m, profondo 28 m ed alto 119 m, abbastanza grande da contenere l'Arco di Trionfo 49 volte, sarebbe stato l'arco trionfale più grande del mondo, con incisi i nomi degli 1,8 milioni di caduti tedeschi nella Prima guerra mondiale.[54][55] Gli archi hanno però anche seguitato ad essere utilizzati come memoriali civici, come nel caso della Porta dell'India (Nuova Delhi) eretta nel 1921-1931 in memoria dei caduti delle Guerre anglo-afghane e della Prima guerra mondiale nella nuova capitale indiana progettata come un ibrido classico-indiano da Edwin Lutyens (1869-1944),[56] tanto quanto l'Arco di Trionfo (Bucarest) nel 1922, anch'esso memoriale della Prima guerra mondiale e, ad un tempo, dell'incoronazione di Ferdinando I di Romania.
- Archi trionfali del XX secolo
- Porta dell'India, 1921-1931, di Edwin Lutyens
- Arco di Trionfo (Bucarest), 1922, di Petre Antonescu
- Arco di Trionfo (Berlino), schizzo, di Adolf Hitler
L'arco trionfale seguita ad essere utilizzato nel Secondo dopoguerra. Il dittatore nordcoreano Kim Il Sung (1912-1994) realizzò con l'Arco di Trionfo (Pyongyang) la più grande struttura di questo tipo al mondo: progettato per essere sostanzialmente più grande dell'Arco trionfale parigino, fu eretto sul luogo in cui, il 14 ottobre 1945, Kim Il Sung tenne il suo primo discorso pubblico al popolo nordcoreano ed è decorato con sculture e rilievi raffiguranti «il ritorno trionfale del Grande Leader vittorioso nel Paese»[57] dopo gli anni della resistenza anti-nipponica (1925-1945). Nemmeno un lustro prima, Charles Moore (1925-1993), padre del Postmodernismo, aveva realizzato, nella sua Piazza Italia (New Orleans) una parodistica de-costruzione dell'architettura classica nella quale l'unità dell'arco trionfale era richiamata in diverse fogge.[58] Nel 1996, l'Arco 22 di Pierre Goudiaby Atepa a Banjul, con i suoi 35 m d'altezza, fu l'edificio più alto del Gambia. Il più recente arco trionfale realizzato si colloca invece sempre nell'Estremo Oriente: il Monumento Simpang Lima Gumul in Indonesia, realizzato nel 2003-2007.
Strutture similari non europee
[modifica | modifica wikitesto]Chahartaq
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Chahartaq (architettura).
Chahartaq (inpersianoچهارطاق, Čahārṭāq), Chartaq (inpersianoچارطاق), chartaqi (inpersianoچارطاقی) o chahartaqi (inpersianoچهارطاقی), lett. "[avente] quattro archi", è un termine moderno per un'unità architettonica equilatera costituita da quattro archi o brevi volte a botte tra quattro pilastri angolari, con una cupola su pennacchi sopra il quadrato centrale; questo quadrato e le campate laterali sotto gli archi o le volte a botte costituiscono insieme una stanza con pianta cruciforme i cui accessi erano dotati di porte e strutture secondarie (ambulacri ed altro).[59] La struttura richiama l'unità architettonica romana del tetrapilo[60] dalla quale però si discosta non tanto per la presenza della cupola quanto per il fatto di non essere un chiosco aperto.[61]
Questi edifici furono utilizzati in Persia sin dal II secolo (v.si architettura sasanide) in correlazione allo Zoroastrismo, spesso con funzione di tempio del fuoco.[60] L'esatto utilizzo storico e rituale è però ancora dibattuto poiché questa forma a cupola è stata utilizzata ininterrottamente in vari contesti, tanto religiosi quanto laici, e il termine dovrebbe pertanto essere utilizzato solo per riferirsi all'unità architettonica e non intendersi come sinonimo di "tempio del fuoco".[59]
Come unità architettonica, il čahārṭāq fu adottato nell'architettura islamica, dopo la conquista islamica della Persia (633-644), trovandovi svariati usi. Oggi, è uno degli elementi tradizionali dell'architettura iranica che ispira architetti ed ingegneri, iraniani ma non solo, nella realizzazione di opere postmoderne di sapore tradizionale: es. l'architetto Hossein Amanat s'ispirò al čahārṭāq nella progettazione della celebre Torre Azadi di Teheran.[62]
Correlato al čahārṭāq è il čahārqāpū (inpersianoچهارقاپو, lett. "[avente] quattro porte"), cioè la medesima unità architettonica ma inserita entro una più strutturata planimetria palaziale.[59][61]
Paifang
[modifica | modifica wikitesto]Il paifang (牌坊S,páifāngP, lett."Cancello monumentale architravato") o pailou (牌楼S,páilóuP, lett."Edificio monumentale architravato" è un'unità architettonica cinese rassomigliante all'arco trionfale ma basata sull'uso dell'architrave e di gronde aggettanti e non di un arco sorreggente un attico. Questo monumento è riccamente decorato: i pilastri solitamente sono colorati di rosso, le travi sono arricchite da intricati disegni e da calligrafie cinesi e il tetto è coperto da tegole colorate e bestie mitologiche.[63] Fuori dalla Cina, il páifāng è spesso il simbolo, oltreché l'ingresso ufficiale, delle varie Chinatown.
Al tempo della dinastia Tang (618-907), il páifāng era l'accesso ufficiale fortificato al quartiere (坊S,fāngP) cittadino in una città cinese, al tempo circondato di mura ed isolato. Sotto la dinastia Song (960-1279), il páifāng divenne un monumento a sé stante, utilizzato per impreziosire ed ingentilire gli ingressi a templi, palazzi imperiali, edifici pubblici, ecc.[63]
Le forme deI páifāng sono molteplici. La più tipica è una struttura di pilastri lignei su basamento di pietra collegati tra loro da travi in legno. Un altro tipo di páifāng è quello strutturato come un vero e proprio arco di pietre o mattoni, coi muri dipinti in bianco o rosso o decorati da tegole colorate. Un altro tipo ancora, costruito perlopiù su terreni sacri o cimiteri, consiste di pilastri e travi in pietra bianca senza tegole di copertura o decorazioni, se non elaborate incisioni prodotte dai mastri scalpellini. Come nel caso dell'arco trionfale occidentale, anche il páifāng può essere ad uno o più fornici.[63]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- Fonti antiche
- Bibliografiche
- 1 2 3 4 5 Watkin 2005,p. 46.
- 1 2 Fleming, Honour e Pevsner 1991,pp. 449-450.
- 1 2 Watkin 2005,p. 36.
- ↑ Marco Paronuzzi e Laura Zanchetta, Arco e trionfo nell'epoca imperiale romana, in Paronuzzi e Zanchetta 2008,pp. 7-10, 2008.
- ↑ Vincenzo Fontana [et al.], L'arco trionfale e onorario romano, in Paronuzzi e Zanchetta 2008,pp. 11-74, 2008.
- ↑ Katia Mazzucco, Entrare nella città. A parole, in Paronuzzi e Zanchetta 2008,pp. 157 e ss, 2008.
- 1 2 Watkin 2005,pp. 191-193.
- ↑ Fleming, Honour e Pevsner 1991,pp. 366-368.
- ↑ Watkin 2005,pp. 37-38.
- 1 2 3 4 Zaho 2004,pp. 18-25.
- 1 2 Watkin 2005,p. 37.
- ↑ Fleming, Honour e Pevsner 1991,p. 350.
- ↑ Fontana et al. 2008,p. 15.
- ↑ Fontana et al. 2008,p. 16 e ss.
- 1 2 Watkin 2005,p. 61.
- ↑ Watkin 2005,p. 47.
- ↑ Watkin 2005,pp. 63-65.
- ↑ Watkin 2005,pp. 65-66.
- ↑ Watkin 2005,pp. 68-69.
- ↑ Watkin 2005,p. 90.
- ↑ Watkin 2005,pp. 88-91.
- 1 2 Matteo Della Giustina, L'eredità dell'arco romano nell'Evo di mezzo, in Engramma, vol.60, 2007.
- ↑ Watkin 2005,p. 103.
- ↑ Watkin 2005,pp. 112-113.
- ↑ Watkin 2005,pp. 118-119.
- ↑ Watkin 2005,pp. 175-176.
- ↑ Mario D'Onofrio, CAPUA, PORTA DI, in Enciclopedia fridericiana, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2005.
- ↑ Zaho 2004,pp. 53-64.
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- 1 2 3 4 (EN) Martha Pollak, Cities at War in Early Modern Europe, Cambridge University Press, 2010, pp.244-265, ISBN978-0-521-11344-1.
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- 1 2 Bruno Genito [et al.], L'archeologia dell'Iran. Il mondo degli imperi iranici, in Il mondo dell'archeologia, Roma, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 2002-2005.
- ↑ (EN) Hossein Amanat's official website, Shahyad Monument, su amanatarchitect.com (archiviato dall'url originale il 16 febbraio 2008).
- 1 2 3 (EN) Nancy Shatzman Steinhardt, Chinese Architecture: A History, Princeton University Press, 2019.
Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]Fonti
- (LA) Plinio il Vecchio, Naturalis historia, 77-78 d.C. 👁 Image
- (LA) Tito Livio, Ab Urbe condita libri CXLII, 27-14 a.C. 👁 Image
Studi
- In italiano
- Marco Paronuzzi e Laura Zanchetta, L'arco onorario e trionfale romano, in Engramma, vol.66, 2008, ISSN1826-901x(WC· ACNP).
- In altre lingue
- (DE) Almut von Gladiß, Triumphbogen, in Der Kleine Pauly, vol.5, Stoccarda, 1975, col.971–973.
- (FR) Caroline Roux, À propos de l'arc triomphal, in MOM Éditions, vol.53, 2010, pp.153-181.
- (EN) Margaret Ann Zaho, Imago triumphalis: the function and significance of triumphal imagery for Italian Renaissance rulers, Peter Lang, 2004, ISBN978-0-8204-6235-6.
Consultazione
- In italiano
- Kenneth Frampton, Storia dell'architettura moderna, 4 aggiornata, Zanichelli, 2008.
- David Watkin, Storia dell'architettura occidentale, rist. della 2. ed., Zanichelli, 2005.
- In altre lingue
- (EN) John Fleming, Hugh Honour e Nikolaus Pevsner (a cura di), Dictionary of Architecture, 4ªed., Penguin Books, Londra, 1991, ISBN978-0-14-051241-0.
- (EN) Ulrich Fürst e Stefan Grundmann, The architecture of Rome: an architectural history in 400 presentations, Edition Axel Menges, 1998, ISBN978-3-930698-60-8.
Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) triumphal arch, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. 👁 Modifica su Wikidata
- Archi on the Net: ricerca storica su archi e porte urbiche in epoca romana, su freeweb.supereva.com. URL consultato il 15 febbraio 2005 (archiviato dall'url originale il 7 settembre 2005).
| Architettura romana | |
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| militare | burgus· canabae· canali (fossa Corbulonis e fossa Drusi)· castrum (lista di fortezze legionarie romane)· horreum· fortificazioni lineari· pontes longi· statio· strade· valetudinarium· vallum |
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