| Artemis II | |||||
|---|---|---|---|---|---|
| Emblema missione | |||||
| 👁 Image | |||||
| Immagine del veicolo | |||||
| Dati della missione | |||||
| Operatore | NASA | ||||
| NSSDC ID | 2026-069A | ||||
| SCN | 68538 | ||||
| Destinazione | Spazio cislunare | ||||
| Sorvolo ravvicinato di | Luna | ||||
| Nome veicolo | Orion Integrity | ||||
| Vettore | Space Launch System Block 1 | ||||
| Lancio | 01 aprile 2026, 18:35 UTC-5 | ||||
| Luogo lancio | Kennedy Space Center LC-39B | ||||
| Ammaraggio | Oceano Pacifico | ||||
| Nave da recupero | Anchorage | ||||
| Durata | circa 10 giorni | ||||
| Proprietà del veicolo spaziale | |||||
| Costruttore | Lockheed Martin/Airbus | ||||
| Parametri orbitali | |||||
| Orbita | Orbita DRO | ||||
| Numero orbite lunari | Circa 1/2 | ||||
| Equipaggio | |||||
| Numero | 4 | ||||
| Membri | Gregory Reid Wiseman Victor Glover Christina Koch Jeremy Hansen | ||||
| Sito ufficiale | |||||
| programma Artemis | |||||
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| Modifica dati su Wikidata· Manuale | |||||
Artemis II è la seconda missione del programma Artemis e la prima con equipaggio del veicolo spaziale Orion.[1][2] Il lancio è avvenuto il 1º aprile 2026 alle 18:36 ora locale,[3] a bordo del lanciatore Space Launch System (SLS) Block 1. Durante la missione, l'Orion e il suo equipaggio composto dal comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover e gli specialisti di missione Christina Koch e Jeremy Hansen, effettueranno un sorvolo lunare e rientreranno sulla Terra, segnando il primo volo umano oltre l'orbita terrestre bassa dopo Apollo 17, l'ultima missione del programma Apollo nel 1972.[4] È previsto che la missione superi il record della distanza più lontana mai raggiunta da una navetta spaziale con equipaggio umano dalla Terra, superando quello stabilito dall'Apollo 13 nel 1970.[5]
Originariamente designata come Exploration Mission-2 (EM-2),[6] la missione venne rinominata Artemis II nel 2019 in seguito alla presentazione ufficiale del nuovo programma Artemis.[7][8] Artemis 2 sarà inoltre il primo lancio con equipaggio dalla rampa LC-39B del Kennedy Space Center (KSC) dopo la missione STS-116 del programma Space Shuttle nel 2006.[9]
Nel settembre 2025, l'equipaggio annunciò il nome della capsula Orion, battezzandola Integrity, a testimonianza del valore di collaborazione e dedizione che ha contraddistinto l'intero addestramento.[10]
Equipaggio
[modifica | modifica wikitesto]Il 3 aprile 2023 la NASA e l'Agenzia spaziale canadese (CSA) annunciarono l'equipaggio di Artemis 2, composto dal comandante Reid Wiseman, il pilota Victor Glover, la specialista di missione Christina Koch e lo specialista di missione canadese Jeremy Hansen.[11][12]
Equipaggio principale
[modifica | modifica wikitesto]| Ruolo | Astronauta | |
|---|---|---|
| Comandante | 👁 Stati Uniti (bandiera) Reid Wiseman, NASA Secondo volo | |
| Pilota | 👁 Stati Uniti (bandiera) Victor Glover, NASA Secondo volo | |
| Specialista di missione | 👁 Stati Uniti (bandiera) Christina Koch, NASA Secondo volo | |
| Specialista di missione | 👁 Canada (bandiera) Jeremy Hansen, CSA Primo volo | |
Reid Wiseman è un ex ufficiale della United States Navy (USN) e ex pilota collaudatore su F/A-18 Hornet che ha accumulato oltre 3 500 ore di volo su più di 40 velivoli. Entrato alla NASA nel 2009, ha partecipato nel 2014 alla missione di lunga durata Expedition 40/41 a bordo della Stazione spaziale internazionale (ISS), durante la quale ha svolto due attività extraveicolari (EVA). Ha inoltre ricoperto incarichi di leadership come vice e successivamente capo dell'Ufficio astronauti della NASA, prima di essere assegnato ad Artemis 2.[13]
Victor Glover, anch'esso ufficiale e pilota collaudatore della USN con oltre 3 000 ore di volo su più di 40 tipi di aeromobili e 400 appontaggi su portaerei, possiede una laurea in ingegneria generale e master in ingegneria dei test di volo e dei sistemi. È stato selezionato dalla NASA nel 2013 e ha effettuato il suo primo volo spaziale nel 2020 come pilota della missione SpaceX Crew-1, durante la quale ha trascorso 168 giorni in orbita come ingegnere di volo di Expedition 64 e condotto quattro attività extraveicolari. In Artemis 2 ricoprirà il ruolo di pilota, diventando il primo astronauta afroamericano a partecipare a una missione lunare.[14]
Christina Koch, ingegnere elettrico e fisico, prima di entrare alla NASA, ha lavorato al Goddard Space Flight Center e al Applied Physics Laboratory del Johns Hopkins University, oltre a partecipare a campagne scientifiche in ambienti estremi come l'Antartide e la Groenlandia. Entrata alla NASA nel 2013, ha preso parte alla missione Expedition 59/60/61 dal marzo 2019 al febbraio 2020, stabilendo con 328 giorni il record di permanenza continuativa più lunga nello spazio per una donna e partecipando sei attività extraveicolari, tra cui alla prima EVA interamente femminile. In Artemis 2 sarà la prima donna a viaggiare oltre l'orbita terrestre bassa.[15]
Jeremy Hansen, colonnello e pilota da caccia della Royal Canadian Air Force, ha accumulato oltre 3 800 ore di volo su CF-18 e ha ricoperto incarichi come istruttore e comandante di squadriglia presso la Canadian Forces Base Cold Lake. Selezionato come astronauta dalla CSA nel 2009, ha partecipato a numerose esercitazioni e ricerche geologiche in ambienti estremi congiunte con NASA e l'Agenzia spaziale europea e a programmi di leadership per l'esplorazione spaziale. Artemis 2 rappresenterà il suo primo volo nello spazio e lo renderà il primo canadese a viaggiare oltre l'orbita terrestre bassa.[16]
Equipaggio di riserva
[modifica | modifica wikitesto]| Ruolo | Astronauta | |
|---|---|---|
| Specialista di missione | 👁 Stati Uniti (bandiera) Andre Douglas[17], NASA Primo volo | |
| Specialista di missione | 👁 Canada (bandiera) Jenny Sidey[18], CSA Primo volo | |
Panoramica e precedenti
[modifica | modifica wikitesto]Il 21 dicembre 1968 la missione Apollo 8, con a bordo gli astronauti Frank Borman, Jim Lovell e William Anders, fu la prima a portare un equipaggio oltre l'orbita terrestre bassa e a completare un sorvolo circumlunare su traiettoria di ritorno libero, validando le procedure di navigazione e rientro che sarebbero diventate fondamentali anche per le future missioni lunari.[19]
Riprendendo l'eredità di quella missione, Artemis 2 sarà il primo volo con equipaggio del programma Artemis e la prima missione umana oltre l'orbita terrestre bassa dal Programma Apollo.[20] La sua durata prevista è di circa 10 giorni, e l'obiettivo principale è testare in condizioni operative reali il veicolo spaziale Orion e i suoi sistemi di supporto vitale, garantendo la sicurezza e l'affidabilità in vista delle successive missioni Artemis.[21][20]
Il lancio avverrà dal Kennedy Space Center, a bordo del lanciatore Space Launch System (SLS) Block 1 e, a seguito del decollo, la navicella Orion verrà immessa in un'orbita terrestre bassa di parcheggio e successivamente in un'orbita terrestre alta con un apogeo di circa 74 000 km e un periodo orbitale di circa 42 ore. Durante questa fase, l'equipaggio condurrà una serie di verifiche sui sistemi di bordo, inclusi i controlli dei sistemi di supporto vitale e una dimostrazione delle capacità di rendezvous e di operazioni di prossimità, utilizzando il secondo stadio criogenico Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS) come bersaglio. Al successivo perigeo, Orion effettuerà la manovra di inserzione translunare (TLI), impostando una traiettoria di ritorno libero verso la Luna. Il viaggio verso la luna richiederà circa 4 giorni; la capsula compirà un sorvolo del lato opposto lunare con un'altitudine media di circa 6 500 km dalla superficie, quindi intraprenderà il viaggio di rientro di altrettanti giorni verso la Terra, mantenendo la traiettoria di ritorno libero senza necessità di ulteriori manovre principali. Durante il rientro, Orion attraverserà l'atmosfera terrestre a velocità superiori a Mach 32, sperimentando temperature fino a circa 2 760 °C, consentendo così di validare le prestazioni dello scudo termico e dei sistemi di protezione in vista delle future missioni, fino all'ammaraggio nell'Oceano Pacifico.[20][21][22][23]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Pianificazione della missione (2017 – 2021)
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Asteroid Redirect Mission.
Nel 2017 la Exploration Mission 2 era una missione che prevedeva di lanciare insieme un lanciatore Space Launch System (SLS) Block 1B dotato di un Exploration Upper Stage (EUS), una navicella lunare Orion e un carico utile di 50,7 tonnellate. Il piano prevedeva di effettuare un rendezvous con un asteroide precedentemente posizionato in orbita lunare dalla missione robotica Asteroid Redirect Mission (ARM) e di far compiere agli astronauti attività extraveicolari per raccogliere campioni.[24][25] Dopo la cancellazione della ARM, avvenuta nell'aprile 2017,[26] venne proposta una missione di otto giorni con un equipaggio di quattro astronauti, inviati su una traiettoria di ritorno libero attorno alla Luna.[21] Un'altra proposta, suggerita sempre nel 2017, prevedeva di portare quattro astronauti a bordo di Orion in un viaggio attorno alla Luna della durata compresa tra 8 e 21 giorni per consegnare il primo modulo della stazione Deep Space Gateway.[27] Nel marzo 2018, venne deciso di lanciare il primo modulo del Lunar Gateway (ex Deep Space Gateway) con un lanciatore commerciale in una missione separata[28] a causa dei ritardi nella costruzione della Mobile Launcher Platform necessaria per sostenere l'EUS più potente.[29] Nel 2021 venne selezionato il lanciatore, il Falcon Heavy di SpaceX.[30]
Sviluppo dell'hardware, test e integrazione (2021 – 2025)
[modifica | modifica wikitesto]L'11 febbraio 2023, la NASA ruotò la sezione motori del core stage di Artemis 2 in posizione orizzontale, segnando l'ultima tappa principale prima dell'integrazione con il resto del veicolo. Il 20 marzo, la sezione motori fu accoppiata con il core stage nell'Edificio 103 del Michoud Assembly Facility a New Orleans. La NASA inizialmente prevedeva di consegnare il core stage completo al Kennedy Space Center (KSC) nell'estate 2023,[31] ma a maggio 2023 la consegna venne slittata alla fine dell'autunno 2023.[32][33] L'installazione dei motori RS-25 con i numeri di serie E2047, E2059, E2062 ed E2063 sul core stage a New Orleans venne completata il 25 settembre 2023.[34][35] Tuttavia, dopo la scoperta di una perdita nel sistema idraulico della valvola dell'ossigeno, il motore E2063 venne sostituito con l'E2061 nell'aprile 2025.[36] Nel giugno 2024, la NASA annunciò che il core stage completamente equipaggiato sarebbe stato consegnato al KSC nel mese di luglio, operazione che avvenne tra il 16 e il 25.[37][38][39] Gli adattatori necessari all'integrazione del veicolo di lancio raggiunsero una fase avanzata di completamento nel giugno 2024 e vennero consegnati al KSC nel settembre 2024.[40][41]
L'equipaggio di Artemis 2 fu annunciato il 3 aprile 2023 dall'amministratore della NASA Bill Nelson durante il suo discorso "State of NASA" presso una struttura NASA a Ellington Field nei pressi di Houston,[42] e quella sera l'equipaggio fece un'apparizione pubblica al vicino NRG Stadium durante la finale del torneo di pallacanestro maschile NCAA Division I 2023.[43]
La NASA aveva originariamente fissato a settembre 2024 l'inizio delle operazioni di assemblaggio del lanciatore. Tuttavia, le procedure vennero ritardate di oltre due mesi a causa di indagini su problemi relativi al sistema di supporto vitale di Orion e danni imprevisti allo scudo termico di Orion osservati dopo il rientro di Artemis I avvenuto nel 2022.[44] L'assemblaggio del lanciatore iniziò infine il 20 novembre 2024.[45]
Data di lancio
[modifica | modifica wikitesto]Durante le revisioni preliminari del 2011, la data di lancio era stata fissata tra il 2019 e il 2021, ma successivamente fu posticipata al 2023.[7][6] Nel gennaio 2024, la missione era prevista nel settembre 2025.[46] Tuttavia, nell'ottobre 2024, il NASA Office of Inspector General (NASA OIG) determinò che il team dell'Exploration Ground Systems aveva già esaurito il tempo riservato alla risoluzione di eventuali problemi imprevisti, portando il NASA OIG a concludere che la data di lancio di settembre 2025 sarebbe probabilmente slittata.[44] Nel dicembre 2024, l'amministratore uscente Bill Nelson annunciò che il lancio era stato rinviato a causa dei mesi di indagini ingegneristiche sui problemi del sistema di supporto vitale e dello scudo termico, ma che l'obiettivo era ora un lancio per l'aprile 2026,[47][48]
Nel marzo 2025, AmericaSpace riportò che la missione avrebbe potuto essere anticipata, con una possibile nuova data di lancio anticipata di due mesi, a febbraio 2026. La NASA rispose in una dichiarazione affermando di non poter confermare la data aggiornata, ma aggiunse: «Stiamo cercando dei modi per consentire un lancio anticipato, se possibile, con un potenziale lancio già a febbraio 2026. Un obiettivo a febbraio consentirebbe all'Agenzia di sfruttare le efficienze nel flusso delle operazioni per integrare il lanciatore SLS, la navicella Orion e i sistemi di supporto a terra, mantenendo come priorità assoluta la sicurezza dell'equipaggio».[49] Nell'agosto 2025, fonti più autorevoli come NASASpaceflight, il giornalista Eric Berger e il senatore statunitense ed ex astronauta Mark Kelly riportarono anch'essi che la missione era stata anticipata a febbraio 2026.[50][51] Nel settembre successivo, funzionari dell'Agenzia spaziale annunciarono che si stava perseguendo una finestra di lancio che si sarebbe aperta il 5 febbraio 2026, [52]poi posticipata a marzo e rinviata a seguito dei problemi riscontrati durante il rifornimento del propellente.[53]
Per i lanci delle missioni lunari esistono sia finestre mensili della durata di alcuni giorni per ogni mese lunare, sia finestre giornaliere di alcune ore nei giorni compresi nella finestra mensile.[54] Il piano rivisto di Artemis 2, che prevede un rientro atmosferico abbreviato con manovra di salto (skip reentry), limita ulteriormente i giorni all’interno della finestra mensile nei quali è possibile effettuare il lancio.[55]
Il trasporto dal Vehicle Assembly Building (VAB) del Kennedy Space Center (KSC) alla rampa di lancio (rollout) venne effettuato il 17 gennaio, ed coprì una distanza di 6,4 km in circa 8 ore.[56] Il test di caricamento del propellente con prova di countdown simulato previsto per il 29 gennaio venne ritardato a seguito di un'ondata di freddo gelido.[57] L'evento originariamente programmato sarebbe avvenuto un giorno dopo il 40° anniversario del disastro dello Space Shuttle Challenger, esploso durante il lancio a causa degli effetti delle temperature sotto lo zero sui componenti a bordo dei propulsori a razzo solido (SRB) del veicolo. Durante un secondo tentativo di caricamento del propellente effettuato il 3 febbraio, avvennero diversi problemi: la presenza di una perdita di idrogeno liquido, ritardi nella chiusura di Orion e interruzioni dell'audio di Terra. Il lancio, inizialmente previsto per il 6 febbraio[58] è stato rinviato a marzo 2026 alla prima finestra di lancio ottimale[59] e successivamente posticipato. La perdita di idrogeno liquido era situata in un'interfaccia utilizzata per convogliare il propellente criogenico nello stadio centrale del lanciatore, problema già riscontrato durante la fase di pre-lancio di Artemis I.[60]
Problemi allo scudo termico
[modifica | modifica wikitesto]In seguito alla missione senza equipaggio Artemis I del novembre 2022, la NASA individuò un'erosione inaspettata allo scudo termico ablativo della navicella Orion dopo il rientro atmosferico. Le ispezioni post-volo rilevarono zone di erosione del materiale carbonizzato nello strato ablativo in AVCOAT, nelle quali porzioni del materiale si erano erose in misura maggiore rispetto a quanto previsto dai modelli pre-volo. La NASA riferì che le temperature all'interno del modulo dell'equipaggio erano rimaste entro i limiti di progetto, ma il comportamento imprevisto rese necessarie ulteriori analisi. Immagini ravvicinate dei danni non furono rese pubbliche fino al maggio 2024, quando vennero riportate in un rapporto del NASA Office of Inspector General.[61]
Nell'aprile 2024 la NASA istituì un gruppo di revisione indipendente per valutare le prestazioni dello scudo termico e l'approccio proposto dall'agenzia per la missione Artemis 2. La revisione si concluse nel dicembre 2024, al termine della quale la NASA annunciò l'intenzione di procedere con Artemis 2 utilizzando lo scudo termico esistente. L'agenzia tenne una conferenza stampa per illustrare i risultati, ma la versione pubblica del rapporto del gruppo di revisione risultò fortemente oscurata, suscitando critiche da parte di alcuni ex ingegneri e astronauti della NASA in merito al livello di trasparenza.[62]
Gli ingegneri della NASA stabilirono che l'erosione del materiale osservata durante Artemis I era stata causata dall'intrappolamento di gas all'interno dell'AVCOAT, con conseguente comparsa di crepe e erosione localizzata di materiale durante il rientro. Invece di sostituire lo scudo termico per Artemis 2, la NASA decise di modificare la traiettoria di rientro aumentando l'angolo di discesa, riducendo così il tempo di permanenza della navicella nell'ambiente termico associato ai danni osservati. Secondo la NASA, le simulazioni e i test a terra indicarono che tale modifica avrebbe limitato ulteriori perdite di materiale, rimanendo al contempo entro i margini strutturali e termici del progetto.[62]
Nell'ambito del processo di certificazione per Artemis 2, la NASA condusse ulteriori test e analisi, includendo la valutazione di scenari con danni allo scudo termico più estesi. L'agenzia affermò che tali analisi dimostrarono che la struttura sottostante della capsula Orion sarebbe rimasta integra e in grado di proteggere l'equipaggio anche in scenari di rientro più estremi a quelli previsti durante il rientro della missione.[62]
Nel gennaio 2026, l'amministratore NASA Isaacman si espresse a favore del proseguimento di Artemis 2 con lo scudo termico esistente dopo aver esaminato le analisi dell'agenzia e aver incontrato ingegneri ed esperti esterni. Alcuni esperti che in precedenza avevano espresso preoccupazione riferirono che i dati aggiuntivi avevano chiarito i loro dubbi, mentre altri continuarono a opporsi al volo della missione senza una riprogettazione dello scudo termico. La NASA dichiarò che modifiche progettuali atte ad affrontare la permeabilità dell'AVCOAT erano previste per lo scudo termico destinato a Artemis III.[62]
Preparazione alla missione
[modifica | modifica wikitesto]Addestramento dell'equipaggio
[modifica | modifica wikitesto]A partire dalla loro nomina nell'aprile 2023, l'equipaggio di Artemis 2 fu sottoposto a un percorso addestrativo intensivo che includeva simulazioni integrate delle fasi della missione (lancio, crociera, rientro) nonché esercitazioni riguardanti possibili emergenze durante il volo, procedure di evacuazione e recupero in mare dopo l'ammaraggio, e familiarizzazione con sistemi e display della navicella Orion.[63][64][65] Le prime esercitazioni di sopravvivenza in mare e di uscita dalla navicella dopo l'ammaraggio vennero svolte al Johnson Space Center (JSC) il 12 luglio 2023, quando gli astronauti provarono le sequenze di evacuazione nel Neutral Buoyancy Laboratory (NBL)[66], mentre il 18 dicembre 2023 completarono sessioni di Water survival training per scenari di emergenza, come aborti di missione o recuperi ritardati.[67]
Nel febbraio 2024 l'equipaggio partecipò alla Underway Recovery Test-11 (URT-11), condotta dal 21 al 28 febbraio al largo di San Diego a bordo della nave anfibia USS San Diego (LPD-22). Si trattò della prima simulazione completa di recupero con la presenza dell'intero equipaggio di Artemis 2, durante la quale furono eseguite prove di estrazione dalla navicella, trasferimento sulla zattera circolare gonfiabile Front Porch e successivo rientro nella sezione medica della nave per i controlli post-ammaraggio. Le esercitazioni, guidate da Lance Davis, ex sommozzatore della Marina e specialista delle operazioni di recupero Orion,[68] vennero svolte sia in orario diurno sia notturno e permisero di certificare il personale, i mezzi e le procedure di recupero della NASA e validare l'intero flusso operativo, dall'ammaraggio alla messa in sicurezza dell'equipaggio, utilizzando il Crew Module Test Article (CMTA). Oltre alla NASA presero parte alla simulazione anche personale del Dipartimento della Difesa, del U.S. Navy, del U.S. Air Force Detachment 3 e del U.S. Space Force, con il supporto di elicotteri MH-60S del reparto Helicopter Sea Combat Squadron 23 (HSC-23). Il CMTA è un modello a grandezza reale della capsula Orion equipaggiato con sensori, anelli di aggancio e sistemi di stabilizzazione.[69]
Nel settembre 2024 gli astronauti di Artemis 2, accompagnati dai loro backup Andre Douglas e Jenny Sidey, parteciparono in Islanda a un programma di addestramento di geologia organizzato dal personale scientifico della NASA in collaborazione con la CSA. Durante l'addestramento svolto in ambienti di origine vulcanica scelti per la loro somiglianza con la superficie lunare, caratterizzati dalla presenza di basalti, brecce e depositi piroclastici, l'equipaggio apprese tecniche di ricognizione e documentazione geologica, campionamento di rocce e suoli, navigazione sul terreno e coordinazione di squadra. Nonostante la missione Artemis 2 non preveda l'allunaggio, queste esercitazioni servono anche per le agenzie per validare le attività che saranno usate per la preparazione dei futuri equipaggi del programma Artemis.[70][71]
Nel marzo 2025 l'equipaggio e le squadre di recupero completarono la Underway Recovery Test-12 (URT-12), svoltasi al largo di San Diego a bordo della USS Somerset (LPD-25) che si concentrarono sulla misurazione dei tempi complessivi di uscita dalla navicella e trasferimento medico, confermando la capacità di completare il recupero entro due ore dall'ammaraggio. Con URT-12 si concluse la campagna di simulazioni in mare per le missioni Artemis con equipaggio, validando la piena operatività delle navi anfibie di classe San Antonio impiegate per le operazioni di recupero.[72]
Nel luglio 2025 l'equipaggio iniziò un ciclo di addestramento intensivo su più giornate a bordo del veicolo Orion presso il KSC, segnando la prima sessione svolta all'interno di una navicella Orion "flight-like" dotata dei sistemi completi. Gli astronauti indossarono per la prima volta le tute Orion Crew Survival System (OCSS) durante due test: il Crew Equipment Interface Test (CEIT) e il Suited Crew Test. Nel corso del CEIT, condotto con il veicolo spento, l'equipaggio eseguì esercitazioni di familiarizzazione con la configurazione interna, gli spazi di lavoro, i pannelli e le attrezzature di bordo, verificando ergonomia, accessibilità e disposizione dei comandi. Il Suited Crew Test, invece, si svolse con Orion alimentata, riproducendo le operazioni tipiche del giorno del lancio e delle fasi orbitali della missione. Gli astronauti praticarono la connessione degli umbilici, la gestione dei foot-pans, la configurazione dei sistemi di bordo e l'interazione con display, interfacce e controlli del sistema di supporto vitale. Durante queste sessioni furono simulate anomalie operative, come perdite di pressione o malfunzionamenti dei ventilatori del sistema di rivitalizzazione dell'aria, per consentire all'equipaggio di addestrarsi alla risposta in tempo reale e coordinare le comunicazioni con i controllori di missione.[73][74]
Parallelamente alle esercitazioni a bordo, nell'agosto 2025 il KSC ospitò una serie di simulazioni notturne e una dimostrazione di uscita dalla navicella in caso di emergenza nel Vehicle Assembly Building. L'equipaggio percorse il flusso operativo dai Crew Quaters dell'Operations and Checkout Building, quindi verso il Mobile Launcher Platform, fino alla Crew Access Arm e alla White Room, completando anche il percorso inverso in caso di scrub. Queste simulazioni permisero di validare i tempi di evacuazione, le comunicazioni e la sincronizzazione con le squadre di terra.[75]
Missione
[modifica | modifica wikitesto]Decollo
[modifica | modifica wikitesto]La missione è stata lanciata a bordo di un lanciatore Space Launch System (SLS) Block 1 dal Complesso di lancio 39B del Kennedy Space Center. I quattro motori principali sono stati accesi circa sette secondi prima del decollo, aumentando progressivamente la spinta fino alla piena potenza; in assenza di anomalie, i booster a propellente solido vennero accesi al T-0, fornendo la maggior parte della spinta per i primi due minuti di volo. La separazione dei booster è avvenuta a circa 5 000 km/h e a un’altitudine di 48 km. Wiseman monitorò il lancio dal sedile sinistro, sebbene il volo fosse sotto il controllo del pilota automatico salvo eventuali interventi, che consistettero con ogni probabilità nell’emettere il comando di abort. Lo stadio principale ha funzionato per circa otto minuti prima della separazione, lasciando Orion in un’ orbita altamente ellittica con un apogeo di circa 2 200 km, quasi cinque volte superiore a quello della Stazione Spaziale Internazionale. L’Interim Cryogenic Propulsion Stage (ICPS) non è stato acceso durante la fase iniziale di ascesa.
Orbita terrestre e verifica dei sistemi
[modifica | modifica wikitesto]Subito dopo lo spegnimento del motore principale, Koch e Hansen si sganceranno dai loro sedili e configureranno e testeranno i sistemi essenziali di supporto vitale della navicella, inclusi il distributore d'acqua, le maschere antincendio e i sistemi igienici. Una volta verificati tutti i sistemi, l'ICPS si accenderà all'apogeo, circa 50 minuti dopo il decollo, per innalzare il perigeo di Orion. Senza questa manovra, la navicella rientrerebbe sulla Terra.[76]
Quando la navicella raggiungerà il nuovo perigeo, eseguirà un'accensione di 15 minuti per aumentare l'apogeo successivo fino a 70 000 km, stabilendo un'orbita terrestre alta della durata di 23,5 ore.[76] Dopo questa accensione, che consumerà quasi tutto il propellente dell'ICPS, Glover si sposterà sul sedile sinistro ai comandi principali di Orion ed eseguirà una serie di "operazioni di prossimità" con l'ICPS, effettuando manovre e voli in formazione ravvicinata per valutare le qualità di controllo della navicella utilizzando la scala di valutazione Cooper-Harper. Dopo questi test, Orion si allontanerà e l'ICPS accenderà i propri motori per inserirsi in un'orbita cimitero, mentre Orion entrerà in modalità automatica.[76] In quel momento l'ICPS dispiegherà anche i CubeSat.[77]
A questo punto l'equipaggio convertirà la cabina dalla configurazione di lancio a quella di volo, predisporrà le attrezzature per l'esercizio fisico, eseguirà test di stress dei sistemi di supporto vitale attraverso attività fisica e consumerà un pasto.[76]
Il primo periodo di sonno della missione sarà suddiviso in due intervalli di quattro ore ciascuno, interrotti dalla necessità di monitorare un'accensione del modulo di servizio al fine di aumentare il perigeo della navicella.[78] A seguito dell'accensione, i responsabili della NASA esamineranno le prestazioni del veicolo prima di autorizzare l'accensione finale dell'inserzione translunare (TLI).[76]
Inserzione translunare
[modifica | modifica wikitesto]Dopo aver completato le operazioni in orbita terrestre alta e la verifica dei sistemi, Orion eseguirà una manovra TLI utilizzando il proprio modulo di servizio, inserendosi su una traiettoria diretta verso la Luna. Questa manovra porrà la navicella su una traiettoria di ritorno libero, permettendole di compiere un sorvolo lunare prima di rientrare verso la Terra.[76]
Sorvolo lunare
[modifica | modifica wikitesto]Orion effettuerà un sorvolo della Luna a una distanza minima di circa 6 513 km dalla superficie del lato nascosto. Il viaggio di andata e il sorvolo lunare dovrebbero durare circa quattro giorni, durante i quali l'equipaggio monitorerà i sistemi della navicella, raccoglierà dati sugli effetti del viaggio nello spazio profondo ed eseguirà, se necessario, accensioni di correzione della traiettoria. Durante il sorvolo Orion utilizzerà la gravità lunare per facilitare il ritorno verso la Terra su una traiettoria di ritorno libero. La NASA prevede ulteriori correzioni di traiettoria durante i quattro giorni di viaggio di ritorno per garantire un rientro preciso nell'atmosfera terrestre.[77]
Rientro e ammaraggio
[modifica | modifica wikitesto]Orion rientrerà nell'atmosfera terrestre a circa 40 000 km/h, il rientro più veloce mai tentato nel volo umano.[79] La navicella eseguirà un "rientro a rimbalzo" (skip reentry), penetrando brevemente negli strati superiori dell'atmosfera per sfruttare la propria portanza e risalire nuovamente verso l'esterno, dissipando energia e consentendo un ammaraggio più preciso.[80] L'ammaraggio è previsto nell'Oceano Pacifico al largo di San Diego, dove la U.S. Navy recupererà equipaggio e veicolo utilizzando una nave da trasporto anfibia classe San Antonio. La missione dovrebbe durare circa 10 giorni dal lancio all'ammaraggio.
Esperimenti scientifici
[modifica | modifica wikitesto]La NASA avviò anche un ciclo di indagini biomediche e comportamentali che coinvolgeranno l'equipaggio sia come sperimentatori sia come soggetti di ricerca, con l'obiettivo di analizzare gli effetti fisiologici e cognitivi del volo oltre l'orbita bassa terrestre. Queste ricerche, coordinate dal Human Research Program (HRP) e dalle divisioni Space Biology e Human Health and Performance, costituiscono il primo pacchetto integrato di studi condotti su astronauti impegnati in un volo nello spazio profondo. Ciascun membro dell'equipaggio parteciperà a dieci esperimenti, tra cui Standard Measures, Cognitive Performance in Deep Space, Sleep in Microgravity, Biochemical Profile, Cardiovascular and Immune Function e Artemis Crew Health and Resilience (ARCHeR). Le indagini prevedono la raccolta di dati biometrici e fisiologici, il prelievo di campioni biologici (sangue, saliva e urina) e la valutazione delle capacità cognitive e mnemoniche prima, durante e dopo il volo. I risultati forniranno informazioni essenziali per comprendere gli adattamenti del corpo umano all'ambiente dello spazio profondo e per definire strategie di tutela della salute nelle future missioni Artemis di lunga durata.[81]
Artemis 2 inoltre testerà e dimostrerà l'utilizzo delle comunicazioni ottiche a lunga distanza, da e verso la Terra, utilizzando il sistema Orion Artemis II Optical Communications System (O2O). L'hardware, integrato nella Orion, include un modulo ottico, un modem e un'elettronica dedicata di controllo che consentirà di comunicare con le stazioni terrestri situate in California e New Mexico. Il dispositivo invierà i dati alla Terra ad una velocità fino a 260 megabit al secondo.[82][83]
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ Artemis II Overview, su nasa.gov, NASA. URL consultato il 5 ottobre 2025.
- ↑ Artemis II Press Kit (PDF), su nasa.gov, NASA, 2024. URL consultato il 5 ottobre 2025.
- ↑ Artemis 2 è partita: l’umanità torna verso la Luna, su Agenzia spaziale italiana, 2 aprile 2026.
- ↑ Artemis II Flight Test and Mission Profile, su NASA, NASA. URL consultato il 5 ottobre 2025.
- ↑ NASA Sets Coverage for Artemis II Moon Mission, su nasa.gov, 25 marzo 2026.
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