Membro della 4ª Commissione permanente (Difesa) Membro della 7ª Commissione permanente (Istruzione pubblica, beni culturali) Membro della 11ª Commissione permanente (Lavoro, previdenza sociale) Membro della 13ª Commissione permanente (Territorio, ambiente, beni ambientali).
Nacque da una relazione extraconiugale di Ottorino Corsi, un commerciante di stoffe originario di Vinci, con la fiorentina Alaide Garosi Cipriani; siccome all'epoca i figli nati fuori dal matrimonio non potevano assumere il cognome di nessuno dei genitori, la madre lo fece registrare all'anagrafe con l'immaginario cognome Zeffirelli, da lei inventato pensando agli "zeffiretti" cantati da Ilia nell'Idomeneo di Mozart[2]. Cambiò legalmente cognome, adottando quello paterno, all'età di 19 anni, quando il padre lo riconobbe, e in seguito, anche sul passaporto, fece aggiungere "in arte Zeffirelli"; il suo nome d'arte è quindi, in realtà, quello che fu il suo primo nominativo anagrafico. Ebbe un'infanzia difficile, dovuta alla mancanza di una figura paterna e alla prematura scomparsa della madre. Giorgio La Pira fu suo istitutore ai tempi del collegio nel convento di San Marco a Firenze, e dopo aver frequentato l'Accademia di belle arti di Firenze, esordì come scenografo nel secondo dopoguerra, curando una messa in scena di Troilo e Cressida, diretta da Luchino Visconti.
Ancora al Metropolitan Opera House, nel 1970, curò la regia di Cavalleria rusticana e nel 1972 Otello, al Teatro alla Scala nel 1972 Un ballo in maschera e nel 1976 Otello, a Vienna nel 1972 Don Giovanni e nel 1978 Carmen e al Grand Théâtre di Ginevra nel 1978 La Fille du Regiment. Nel 1971 diresse il film Fratello sole, sorella luna, una poetica rievocazione della vita di Francesco d'Assisi, con la colonna sonora di Riz Ortolani. Scenografo e allievo di Luchino Visconti, le sue opere furono sempre accurate nelle ricostruzioni di ambiente, e scelse sempre soggetti di forte impatto emotivo sul pubblico.
Ancora al Met nel 1990 curò la regia di Don Giovanni e nel 1996 Carmen e al Teatro alla Scala nel 1992 Don Carlo e nel 1996 La Fille du Regiment. Nel 1993 tornò al cinema con Storia di una capinera, da Giovanni Verga.
Nel 1994 fu eletto senatore della repubblica nelle liste di Forza Italia della circoscrizione circoscrizione Catania e confermato con la sua rielezione nel 1996. Con Forza Italia si candidò anche alle elezioni europee del 1999, senza risultare eletto. Concluse la sua esperienza parlamentare nel 2001.
Allestì all'Arena di Verona, nel 1995 Carmen di Georges Bizet, ripresa poi nel 1996 e 1997, 1999, 2002 e 2003, 2006, dal 2008 al 2010, 2012, 2014 e nel 2016; nel 2001 Il trovatore, con Salvatore Licitra e Fiorenza Cedolins, opera andata in scena anche nel 2002, 2004, 2010, 2013 e 2016, nel 2002 Aida di Giuseppe Verdi, con Fiorenza Cedolins, riproposta dal 2003 al 2006, 2010 e 2015; nel 2004 Madama Butterfly, sempre protagonista Fiorenza Cedolins, andata in scena anche nel 2006, 2010, 2014 e 2017, nel 2010 Turandot di Giacomo Puccini, ripresa nel 2012, 2014 e 2016; nel 2012 Don Giovanni di Wolfgang Amadeus Mozart, realizzata anche nel 2015. Nel 2018 firmò l’accordo per la regia di Rigoletto alla Royal Opera House Muscat di Mascate, in Oman, che nel 2010 era stata inaugurata con l’allestimento da lui firmato di Turandot. Rigoletto, previsto per il 2020, fu realizzato postumo nel gennaio del 2022, divenendo così l’ultimo lavoro del maestro.
Nel 2019 firmò la sua ultima regia, ovvero La traviata di Giuseppe Verdi, che egli però non vedrà mai in scena: morì infatti il sabato precedente alla "prima" del 21 giugno 2019. Per l'occasione, la serata venne trasmessa in diretta su Rai 1, alla presenza del presidente della RepubblicaSergio Mattarella.
Tra il 1996 e il 1999 diresse i film Jane Eyre e Un tè con Mussolini, quest'ultimo parzialmente autobiografico. Nel dicembre 1999 tornò a dirigere le riprese televisive della cerimonia di apertura dell'Anno Santo. Nel 2002 sempre per il grande schermo, realizzò Callas Forever, liberamente ispirato alla vita di Maria Callas. Ancora per il Metropolitan Opera House nel 2002 curò la regia de Il barbiere di Siviglia al Cunningham Park. Fino al 2014 furono oltre 800 gli spettacoli con la sua regia andati in scena al Met.
Franco Zeffirelli morì la mattina del 15 giugno 2019 nella sua villa sull'Appia Antica a Roma, quattro mesi dopo il novantaseiesimo compleanno.[3] Riportato nella sua Firenze, dopo i solenni funerali celebrati il 18 giugno dal cardinaleGiuseppe Betori nella cattedrale di Santa Maria del Fiore, il regista, come da sua espressa volontà, fu cremato e le sue ceneri furono tumulate nella cappella di famiglia nel cimitero delle Porte Sante,[4] cimitero monumentale ubicato a Firenze.
Nel febbraio 2023 Poste Italiane e il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, hanno dedicato un francobollo ordinario appartenente alla serie tematica “le Eccellenze italiane dello spettacolo” a Franco Zeffirelli, rappresentante un ritratto del maestro in primo piano su due bozzetti realizzati dallo stesso regista per alcune opere teatrali. Fra le grandi celebrazioni in onore dei 100 anni dalla nascita di Zeffirelli: il passaggio delle Frecce Tricolori su Firenze, la dedica di un belvedere presso il piazzale Michelangelo di Firenze e la realizzazione di un documentario breve che racconta la vita del regista prodotto dalla Fondazione Zeffirell ed Istituto Luce, con la supervisione artistica di Pippo Zeffirelli, la regia di Matteo Mascotto e la produzione esecutiva di Matteo Cichero.
Franco Zeffirelli era dichiaratamente cattolico praticante ed omosessuale;[5] aveva due figli adottivi, Giuseppe (detto Pippo) e Luciano. Afferiva politicamente all'area di pensiero legata al mondo liberale e anticomunista. Nella metà degli anni novanta aderì alla coalizione di centro-destra del Polo delle Libertà e del Buon Governo, per il quale fu senatore per sette anni nelle file di Forza Italia nella XII e XIII legislatura dal 1994 al 2001. Fu molto amico di Silvio Berlusconi,[6][7] il quale nel 2001 gli evitò lo sfratto da Villa Grande (anche detta "Villa Zeffirelli", ove risiedeva in affitto da diversi decenni), la sua prestigiosa dimora tra l'Appia Antica e l'Appia Pignatelli, a rischio pignoramento a causa di un'ipoteca causata dai precedenti proprietari: il "Cavaliere" acquistò la dimora tramite una sua società e la lasciò in uso al regista per il resto dei suoi giorni.[8] Dopo la scomparsa di Zeffirelli, Berlusconi adottò Villa Grande quale sua residenza romana.
Pur appartenendo alla comunità LGBT, disse di non apprezzare il cosiddetto «movimento gay», in quanto per lui il concetto dell'omosessualità era strettamente collegato al filone culturale ellenico-latino; dichiarò infatti che «l'omosessuale non è uno che sculetta e si trucca. È la Grecia, è Roma. È una virilità creativa».[9][10][11] Zeffirelli asserì anche [senzafonte] di non ritenere la sua omosessualità in conflitto con la sua profonda fede cristiana, pensando che il peccato della carne non dipenda dall'orientamento sessuale.[che vuol dire e che c'entra?]
Negli anni cinquanta ebbe un lungo e travagliato rapporto con l'aristocratico regista Luchino Visconti, da taluni definito come uno fra i primi registi del Neorealismo italiano. I due convissero per diversi anni nella villa di Visconti sulla via Salaria nella città di Roma.
Zeffirelli fu sempre un grande tifoso della squadra calcistica della Fiorentina[12] e assunse talora atteggiamenti polemici nei confronti della Juventus, con la quale la tifoseria viola nutre una rivalità particolarmente accesa. Nel 2002 inoltre fu ad un passo dal diventare presidente della società gigliata, nel frattempo fallita, che avrebbe dovuto prendere la denominazione di "Fiorentina 1926", ma alla fine il progetto non ebbe una conclusione.
In seguito ad una ricerca genealogica, condotta dai due studiosi di Leonardo da Vinci Alessandro Vezzosi e Agnese Sabato, è stato riscontrato che Zeffirelli era diretto discendente del nucleo familiare del genio vinciano: secondo tale ricerca, la famiglia Corsi si imparentò con la famiglia Da Vinci nel 1794, in seguito al matrimonio fra Michelangelo di Tommaso Corsi e Teresa Alessandra Giovanna di Ser Antonio Giuseppe Da Vinci, diretta discendente di Ser Piero, padre di Leonardo.[13]
Tra i più famosi registi italiani nel mondo[14] (i suoi film sono quasi tutti produzioni internazionali[15]), Franco Zeffirelli come regista cinematografico si caratterizza per l'eleganza formale e l'attenzione per il melodramma e le storie d'amore,[16] sviluppate con senso dello spettacolo e gusto figurativo prezioso, non esente tuttavia da esuberanze manieristiche[17] e dall'estetismo.[18]
↑Mo-Net s.r.l. Milano-Firenze, Gesù di Nazareth (1977), su mymovies.it. URL consultato l'11 dicembre 2016 (archiviato l'8 dicembre 2016).
↑Zeffirelli, Franco - MSN Encarta, su it.encarta.msn.com, 21 giugno 2008. URL consultato l'11 dicembre 2016 (archiviato dall'url originale il 21 giugno 2008).
↑Mo-Net s.r.l. Milano-Firenze, Romeo e Giulietta (1968), su mymovies.it. URL consultato l'11 dicembre 2016 (archiviato il 20 dicembre 2016).