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Coordinate: 43°45′00″N 10°38′24″E43°45′00″N, 10°38′24″E
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Lago di Bientina
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Il lago di Bientina
Stato👁 Italia (bandiera)
Italia
Regione👁  
Toscana
Provincia👁  
Lucca👁  
Pisa
Coordinate43°45′00″N 10°38′24″E43°45′00″N, 10°38′24″E
Idrografia
Immissari principaliAuser
Emissari principaliCanale del Cilecchio
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Il lago di Bientina o di Sesto era il lago più esteso della Toscana. La sua superficie da 30 Kmq. passava a 50 Kmq. nei periodi di pioggia intensa, quando poteva arrivar a misurare 6 metri di profondità contro i 3 metri di media, toccando la isoipsa di 13 metri sul livello del mare. [1]

Era noto ai Lucchesi col nome di lago di Sesto, perché sulle sue rive sorgeva la famosa Abbazia di San Salvatore, detta anche Badia di Sesto, che per secoli nel Medioevo dominò il lago: Sesto era un villaggio che prendeva il nome dalla sesta pietra miliare sulla via di Tiglio (ora ss. 439), distando sei miglia dalla città di Lucca.[2]

Aveva come immissario l'Auser come emissario il canale del Cilecchio e della Serezza.

Una parte dell'antico alveo del lago è compreso nell'area naturale protetta di interesse locale Bosco di Tanali. A partire dai primi anni 2000[3] piogge e altri invasi naturali hanno creato una superficie acquea di circa 40 ettari[4] che viene chiamata lago della Gherardesca; da notare che che all'epoca del Lago di Sesto/Bientina l'area ora occupata dal Lago della Gherardesca non era invasa dalle acque.

Storia ed evoluzione del lago

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Salvatore Andreucci[5], storico luchese, spiega come si è formato il lago di Bientina o di Sesto. Venne un tempo che il fiume Auser, che con un suo ramo all'epoca scorreva ad est di Lucca, non poté più confluire in Arno perché il letto dell'Arno era più alto (per i dedriti portati dallo stesso corso d'acqua) del letto dell'Auser stesso. Gli abitanti furono, quindi, costretti a lasciare la pianura per rifugiarsi sui rilievi e venne così piano piano a formarsi un lago. Ciò accadde almeno due volte: la prima fu al tempo delle palafitte, XIV -XII secolo a.C. ( innalzamento letto dell'Arno, stagioni piovose ) .[6] La seconda volta avvenne dopo l'abbandono delle opere di manutenzione del sistema di canalizzazione che aveva bonificato e prosciugato il lago durante l'epoca etrusco-romana.

Epoca etrusco-romana

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Anche se nulla delle opere idrauliche antiche ci è pervenuto, Elena Paderi, che ha studiato le variazioni fisiografiche del bacino del Bientina fin dalla preistoria, ritiene, in considerazione dei ritrovamenti di tombe etrusche e romane in alcune aree molto interne dell'alveo, che in epoca antica, etrusco-romana, il lago si estendesse solo nella sua parte più bassa, racchiusa a sud dell'isola del lago dalle curve ipsometriche di livello 6 [7],[8] risultando in tal modo una piccola superficie, cui ben si attaglierebbe il nome di lago di Bientina. Biagio Paci nel1930 sintetizza il lavoro di studio sul lago di Bientina/Sesto in epoca etrusco-romana nel modo seguente "È davvero incoraggiante il vedere come le nuove scoperte archeologiche vengano a confermare tale ipotesi circa l’estensione nell’età etrusca del Lago di Bientina, basate sui dati morfologici e geologici. I vari avanzi di antichità giacciono, infatti, in terreno al disopra della quota 6. Esse inoltre sono disposte tutto all’intorno ad una collinetta più elevata, che rimase sempre all’asciutto anche nei periodi di maggiore estensione di Lago, e, come tale, ospitò anche qualche costruzione medievale ed ebbe il nome, che anche oggi conserva, di «Isola» [9]

👁 Tomba di rio ralletta, cratere attico a figure rosse con teseo che uccide minotauro
Kelebe a figure rosse (circa 470 a. C) rinvenuta nella tomba di Rio Ralletta, prodotta in Attica, ora al Museo di Villa Guinigi a Lucca.

Elena Paderi ci informa che, in ragione dei ritrovamenti di sepolcri all'interno dell'alveo del Bientina di epoca etrusca e romana, lo specchio dell'antico lago di Sesto dovesse essere alquanto limitato ed indirettamente quanto più lungo dovesse essere il percorso dei rami dell'Auser attraverso la piana lucchese, rispetto alle epoche precedenti. La studiosa precisa infatti: "Una tomba etrusca, ritenuta del V secolo a. C., in un luogo molto addentro nell'alveo del Bientina, quasi all'incontro cioè del rio Ralletta colla fossa numero 9[10]," [11], rinvenuta nel 1892 a mt.1,50 sotto il piano di campagna, a seguito di lavori di sterro del torrente, in comune di Capannori, nel Padule di Colle di Compito. Il Ghirardini ci raccolta il momento del ritrovamento: " Il rio Ralletta, che non suol essere mai privo d'acqua, ne ha in iscarsissima misura nel cuore dell'estate; e in tale condizione esso era, allorchè si dette mano ai lavori di sterro. I quali il dì 27 agosto stavano eseguendosi in un punto discosto circa 400 metri dal canale Rogio e 20 dalla fossa segnata nella pianta della bonifica col numero 9, che passa attraverso al rio, diretta da oriente ad occidente."[12]Era una tomba a cremazione a ziro [13], "che impiegava come cinerario un cratere attico a figure rosse, e conteneva un completo di oreficerie"[14], dice il Ciampoltrini . La sua importanza consiste nel fatto che la sua posizione nell'antico lago di Sesto attesta che la superficie del lago in epoca etrusca era alquanto limitata, forse solo alla curva di livello sul mare di 6 mt.,[15] fatto confermato secondo la Paderi dal ritrovamento, nel 1929, di due tombe del solito tipo a ziro, 150 mt a sud della confluenza del Rogio con la fossa Navareccia, illustrate da Biagio Pace[16], che attribuisce al IV secolo i vasi, e da Vittorio Bernardi, che le riferisce al V-IV secolo a.C., forse d'imitazione etrusca. [17]

Altra conferma della limitata estensione del lago, in epoca antica, si ricava anche dall'esistenza confermata di un sistema di insediamenti etruschi, che fiorì sui vari rami del fiume Rogio, ramo dell'Auser diretto verso Bientina, tra VIII e III secolo a.C. [18], poi ripetuti da quelli romani, conseguenti alle due colonizzazioni, che l'area dovette subire nel secolo II a.C., dopo la fondazione di Lucca, e poi in epoca augustinea, quando il primo imperatore dovette ricompensare i legionari che erano stati fedeli.

Il momento in cui iniziò l'espansione del lago può sicuramente legarsi alla fine dell'impero romano, quando furono dismesse le opere di regimentazione delle acque,[19] che consentivano la coltivazione di tutta piana di Lucca, fino alla località Isola.[20] Le attività agricole, ben testimoniate dagli scavi per il progetto delle Cento fattorie romane e dalle altre ricerche archeologiche degli ultimi decenni del II millennio, continuano nella zona dell'alveo del Bientina solo fino al V secolo d. C.[21]

"A partire dal VII secolo d.C. e fino alla metà circa dell'Ottocento, epoca della bonifica granducale, la vasta zona a oriente di Lucca conosciura sotto la denominazione di padule di Bientina fu occupata da un lago di estensione variabile. Su di esso sono nate molte leggende con una matrice comune, cioè l'esistenza della misteriosa città di Sextum, una volta grande e splendente, poi sepolta nell alveo del lago da una terribile alluvione.Narra un erudito (Farnocchia1806) che •[...] certi antichissimi vestigi di grandi edifizi [... quando le acque del lago sono più basse, si scorgono benissimo, ed i pescatori anche d'oggi, cioè del 1700 circa, sanno alla mente, e per pratica, di essere ora in Piazza alla chiesa e ora in tal luogo».[22]

Il centro del lago era occupato da una isola, su cui era stato costruito addirittura un castello[23] con una chiesa dedicata a S.Benedetto: nel diploma viene descritto attentamente:

«ecclesia sancti Benedicti cum castello in loco Insula et pratis et paludibus et fossis et piscareis et callabus et navilibus et silvis et et palude qui dicitur Alteto et silva de Busceto et pallareto 8 et Cassano et silva Nigra et portum de Fossitule et lacum de ipso Padule cum porto de Tunule, qui est de ipso lacu, cum [aqui]s et piscareis et callibus et silvis in circuitu ipsius laci».[24]

Nell'anno 1147 fu oggetto di contesa tra Lucca e Pisa, come narrato dal cronista pisano contemporaneo Bernardo Maragone[25]:

«A.D.MCXLVII. In mense Martio Lucenses castellum de insula Paludis munierunt, et CCC pugnatores ibi miserunt pro timore Pisanorum, quod castellum iam antea expugnaverunt et vincere non poterant. Postea Pisani per bandimentum palam cum plus quam L navibus plattis et scafis, cum XII manganis in plattis positis, cum multitudine peditum et sagittariorum, ad ca- strum susprascriptum iverunt, et per dies XV pugnando vicerunt, in die dominico de palma, id est VIII kal. Aprilis, et plus quam CCC cives Lucenses inde captos, Pisas duxerunt in Lune die Sancto, cum multis spolis castri, cum magno triumpho et honore»[26]

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Lago di Sesto. Immagine tratta dall'Estimo della Repubblica di Lucca, risalente al 1411-1413, annessa al faldone 113 - Piviere di Compito
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Un'antica mappa sita nel corridoio delle carte geografiche del Palazzo Apostolico che mostra il lago di Bientina e il padule di Fucecchio nel XVI secolo.


Fino al XII secolo non si hanno notizie certe di un lago nella zona e non ci sono tracce storiche dell'esistenza di questo lago antecedenti all'VIII secolo. Il lago aveva un'area di acque permanenti detta "chiaro" e una a palude che essiccava nella stagione siccitosa, variando sensibilmente la superficie lacustre. Nella pianura depressa si raccoglievano le acque dei monti Pisani e delle Cerbaie, rendendo incerta la ripartizione idrografica dei bacini del Serchio e dell'Arno. Con i secoli di decadimento delle campagne circostanti acquistò sempre più estensione e la fisionomia di lago, divenendo oggetto di contrasti tra le comunità rivierasche per i diritti di pesca e di caccia sulle rive.

In un documento del 1209, proveniente dall'Archivio Vescovile di Pisa, [27]in cui si trattano i diritti di ripatico, che venivano esercitati nel Castello di Bientina sulle merci, che risalivano la corrente, è provato il rilevante transito di traffici commerciali in direzione di Lucca. "...de navibus euntibus sursum cum buctibus vel vasis fictilibus aut vena ferri".[28] Sono citati anche carichi di formaggio e di pietra. Il viaggio di ritorno delle navi non è assoggettato a dazi: "in reversione navium nichil consuevit tolli. " Rimane ancora oscura la tecnica con cui si risaliva la lenta corrente.

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Alveo dell'antico Lago di Stesto/Bientina. Ripresa satellitare.

La linea di confine fra lo Stato di Lucca e il Granducato di Toscana attraversava il lago quasi nel mezzo, ma in linea diagonale, a partire verso est dal porto di Altopascio sino alla dogana del Tiglio verso ovest. Il lago di Bientina, compreso il suo vasto lembo palustre, occupava una superficie di circa 14 miglia toscane quadrate (circa 27 km², raggiungendo nei periodi più piovosi e di piena fino a 100 km²), la metà della quale (detta "Chiaro") si trovava costantemente coperta dalle acque, ed era distinta dalla zona meridionale, più bassa e paludosa detta appunto "Padule". Le popolazioni rivierasche esercitarono per secoli l'attività della pesca traendone sostentamento, anche se Bientina ebbe sempre una certa preminenza sulle altre comunità, poiché poteva pescare nel Chiaro con gestione esclusiva del Padule. Oltre la pesca molto diffusa, in autunno ed in inverno si praticava la caccia agli uccelli acquatici, specie le folaghe.

Dal XVI al XVII secolo

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A seguito di un accordo del 1560 con Lucca, Cosimo I, allora Duca di Toscana (divenne granduca solo successivamente), fece scavare ex novo (1569-1574), ma più discosto dai colli circostanti la pianura tra Vicopisano e Bientina, un "emissario reale" rettilineo detto "Serezza Nova" con lo scopo di ottenere un più rapido scolo delle acque del lago in Arno. Questo nuovo canale andò a sostituire il naturale, ma oramai poco efficiente emissario del lago, la Serezza che ottenne perciò la denominazione di "Serezza Vecchia" dal corso più tortuoso. Inizialmente il canale sfociava in Arno a Vicopisano, ma col successivo allontanamento del fiume dal paese (tra Calcinaia e Vicopisano nel 1558), fu prolungato fino alla località Riparotti e dotato di chiuse ancor'oggi esistenti, seppur trasformate in abitazioni civili. A seguito di ciò le acque del lago diminurono di 4 braccia ( mt.2,40) tanto che vennero scoperte antiche costruzioni sull'isola del lago. [29]

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Incisione di Everard Symonsz van Hamersveldt, Amsterdam, Peter Schenk e Gerard Valck, dopo il 1673. Particolare.

Nel 1655 in seguito alle peggiorate prestazioni del nuovo canale e nel tentativo di limitare le esondazioni lacustri nelle stagioni piovose, fu nuovamente scavato ed approfondito il naturale percorso pedemontano della Serezza, che ottenne perciò la "nuova" denominazione di "Serezza Nuova" mentre il canale artificiale cinquecentesco fu chiuso e divenne "Serezza Vecchia".

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Mappa del 1840(?)
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Cateratte Ximeniane

Nei decenni successivi l'estensione del lago veniva a variare secondo le esigenze contrastanti dei due stati. La Toscana medicea tendeva a mantenere il livello lacustre ampio e profondo per effettuare una maggior quantità di pescato, Lucca chiedeva di ridurne la superficie per evitare le frequenti inondazioni che periodicamente in autunno allagavano la sua campagna.

Giovanni Jacopo Farnocchia [30] racconta che nel secolo XVII, i pescatori di Bientina conoscevano così bene il fondo del Lago di Sesto (o di Bientina), si davano appuntamento presso le rovine dei monumenti sommersi dei villaggi sepolti sotto le acque ( ...." ora in piazza, ora alla chiesa od in tal luogo...").[31]

Un nuovo intervento fu poi portato a compimento in epoca lorenese nel 1757, quando nuovamente si procedette sul canale artificiale mediceo a seguito di accordi congiunti con il governo lucchese. Tale decisione fu presa da una commissione congiunta dei due stati diretta per la parte toscana dallo scienziato gesuita Leonardo Ximenes e per la parte lucchese dal matematico Giuseppe Boscovich di Ragusa, dopo la questione che era nata qualche anno prima per la c.d. "controversia delle acque". Nel marzo 1755, infatti, il magistrato lucchese aveva deliberato l'ampliamento della strada di Gragno in Garfagnana, in una zona contestata dalla comunità toscana di Barga.

Per ritorsione la Reggenza toscana innalzò gli argini del lago di Bientina (25 novembre 1755), chiudendone in pochi giorni i canali emissari con una diga (la Tura) che in un periodo di frequenti piogge, fece allagare tutta la campagna lucchese fino alle porte della città provocando ingenti danni; la vibrata protesta lucchese verso la corte di Vienna (si ricordi che Lucca era formalmente un feudo imperiale ab immemorabili e quindi posto sotto la protezione imperiale), suscitò l'intervento dell'imperatore Francesco di Lorena, granduca di Toscana, per ripristinare lo status quo ante con sentenza della Camera imperiale del 23 marzo 1756, nonostante le resistenze del Reggente toscano, conte di Richecourt.

Il nuovo corso d'acqua aperto nel 1757 fu detto, in onore di Francesco Stefano di Lorena, Granduca di Toscana ed Imperatore del Sacro Romano Impero, "Canale Imperiale"; per un lungo tratto (da Cascine di Buti a Vicopisano) altri non era che la Serezza Nuova cinquecentesca[senzafonte], ma ebbe però uno sbocco autonomo in Arno e quindi non utilizzò più le vecchie cateratte di Riparotti, ma un nuovo maestoso edificio, conosciuto come Cataratte Ximeniane in onore del progettista Leonardo Ximenes, costruito a poche decine di metri dal vecchio manufatto. Le Cataratte Ximeniane sono ancora ben visibili in località Riparotti e conservano ancora alcuni dei meccanismi delle chiuse, sebbene in stato di evidente fatiscenza ed abbandono. Questo edificio idraulico aveva un "gemello" più grande posto alla presa del canale sul Lago di Bientina, edificio che venne però distrutto dai lavori per la costruzione della "Botte".

Bonifica e prosciugamento del lago

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La Botte

Il lago fu definitivamente prosciugato grazie al Granduca di Toscana che finanziò l'opera a partire dal 1859 mediante la costruzione della "La Botte", imponente opera di Alessandro Manetti[32][33], il quale, riutilizzando buona parte del Canale Imperiale, scavò un canale emissario, (1853) che, con un ingegnoso sistema a sifone in un condotto sotterraneo di 255 metri realizzato a San Giovanni della Vena, sottopassava e sottopassa ancora oggi l'Arno e sfocia dopo alcuni chilometri direttamente in mare tra Calambrone e Livorno. I lavori furono condotti dall'ingegnere Francesco Renard e ufficialmente terminati nel 1863.[34]

Località e scali

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La vivacità commerciale del lago è documentata dai numerosi approdi e porticcioli che furono aperti sulle sue rive.Sulla riva lucchese (della Repubblica), partendo da nord dal confine toscano sulla riva occidentale, vi erano i porticcioli e scali:

  • al Porto San Pellegrino
  • del Porticciolo
  • di Castelvecchio
  • del Muraccio alla foce del Rio Visona
  • del Renaio
  • al Castagno
  • di Chiesina
  • alla Querciola
  • di Colle, scalo di Colle di Compito
  • di Palajola, scalo di S. Leonardo
  • a Pallo
  • a Pietre, alla foce del Rogio
  • del Gratiglio
  • di Monticelli
  • di Bona, alla foce del Fosso Nuovo
  • del Chiacchierino, sulla riva ovest del Fosso del Navareccia che portava al porto toscano di Altopascio

Sulle rive toscane (del Granducato) vi erano gli approdi:

  • il Porticino, sulla riva orientale della Navareccia a S-O di Altopascio presso il padule del Lanchione
  • di Altopascio con dogana sulla darsena a chiusura del percorso dei navicelli provenienti da Livorno e Pisa
  • della Fossa Navareccia con dogana
  • del Botronchio con dogana
  • della Varata
  • della Fossa di Orentano o del Pollino Grande
  • della Fossa di Guazzaculo
  • di Serarigo presso Tavolaia
  • del Macchione
  • della Punta del Grugno, con dogana sul ramo del c.d. Lago del Vescovo o di Staffoli
  • Baroncoli, sulla riva meridionale del ramo c.d. del Lago del Vescovo
  • alle Pianore con dogana
  • di Tavolaja
  • dell'Isola, al centro del chiaro ad uso della fattoria granducale
  • di Vajano, nell'insenatura di Punta de La Guffa, con dogana a nord del ponte di Malpasso
  • di Romito Lungo
  • di Punta dell'Olio
  • della Fossa Nuova
  • della Fossa della Sommaiola
  • della Fossa di Possevoli
  • del lago Viaggetto
  • de La Tura allo sbocco del canale della Serezza
  • di Bientina con dogana sulla Serezza
  • di Cascine di Bientina o di Punta della Fossa alle cateratte, con dogana
  • di Cascine di Buti
  • di Tiglio con dogana presso il confine lucchese

In letteratura

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Lo specchio d'acqua di Bientina è ricordato da Giosuè Carducci nella poesia Faida di comune:

Brutto borgo è Buti: a valle
Tra le rocce grigie e ignude
Il Riomagno brontolando
Va di Bientina al palude.[35]

  1. Simone Montecchi, Il parco delle 100 fattorie, in Le dimore dell'Auser, p.257.
  2. Alberto Maria Onori, L'Abbazia di San Salvatore di Sesto ed il Lago di Bientina. Una Signoria Ecclesiastica 1250/1300, Salimbeni, 1984.
  3. Alla scoperta del Lago della Gherardesca, su NoiTV, 1º febbraio 2021. URL consultato il 20 ottobre 2024 (archiviato il 1º febbraio 2021).
  4. Il Lago della Gherardesca e l’Oasi del Bottaccio: perdersi in una natura inconsueta, su Destinazione Toscana. URL consultato il 20 ottobre 2024 (archiviato il 21 giugno 2024).
  5. Salvatore Andreucci, Il compitese ed i suoi "domini" nel Medioevo, in Giornale storico della Lunigiana e del territorio lucense, Nuova serie, anno XVII, 1966, p.10.
  6. Paolo Mencacci e Michelangelo Zecchini, Lucca Romana, 1981, pp.16-18..
  7. livello 6 corisponde a livello 6 metri sul livello del mare
  8. Elena Paderi, Variazioni fisiografiche del Bacino del Bientina e della Pianura Lucchese durante i periodi storici, in Memorie della Reale Società Geografica Italiana, vol.VII - 1932 pp.189-118.
  9. Nuove scoperte archeologiche nel padule di Bientina" in Studi Etruschi , Ist. Naz.degli Studi etruschi ed italici, 1930, pp. 146-148
  10. Piano attività di bonifica, su geoportale.cbtoscananord.it, Consorzio 1 Toscana Nord. URL consultato l'8 febbraio 2026.
  11. Elena Paderi, Le variazioni fisiografiche del bacinio di Bientina e della pianura lucchese durante i periodi storici, in Memorie della Società geografica italiana, vol.17, 1932, p.6.
  12. G.Ghirardini, Regione VII- Etruria - III . CAPANNORI - Di una tomba etrusca scoperta nel padule di Bientina ., in ATTI DELLA R. ACCADEMIA DEI LINCEI• ANNO CCX С.- 1893 - SERIE QUINTA -, CLASSE DI SCIENZE MORALI, STORICHE E FILOLOGICHE VOLUME I.-, Parte seconda - Notizie degli scavi, p.404.
  13. Vocabolo derivato dall'arabo " Zir", signicante " grosso orcio" . "Si dicono talvolta tombe a Ziro le tombe a doglio (o a pìthos) scoperte nella zona di Chiusi, e appartenenti alla prima età etrusca."Treccani.it
  14. Giulio Ciampoltrini, ASPETTI DELL’INSEDIAMENTO ETRUSCO NELLA VALLE DEL SERCHIO: IL V SECOLO A.C. (PDF), p.59.
  15. La curva di livello 6, studiata dalla Paderi, comprenderebbe una area tra Staffoli, sulla sponda est, ed il Tiglio, sulla sponda ovest del lago.
  16. PACE, Nuove scoperte archeologiche nel palude di Bientina, in Studi Etruschi, vol. IV, Firenze 1930, pag. I43..
    «Si tratta di due tombe a cremazione, poste vicino l’una all’altra. La fig. 2 della tav. XVIII, tratta da una fotografia eseguita assai opportunamente a cura del Genio Civile all’atto della scoperta, fa chiaramente vedere la loro disposizione reciproca e la loro forma mostrando come in mezzo all’argilla del sottosuolo si presentavano i due grossi e rozzi ziri emisferici che, capovolti, coprivano e custodivano i due ossuari: l’uno un cratere a campana a figure rosse (tav. cit., fig. 2), l’altro un semplice vaso fittile, di fabbrica locale (alt. cm. 37) che vuol ripetere, alquanto goffamente, la forma di una kelebe o cratere a colonnette (tav. cit., fig. 3). Ambedue i vasi contenevano i resti del rogo, che inviati in esame al Prof. Nello Beccari della R. Università di Firenze, hanno permesso di stabilire il seguente giudizio: «Si tratta di ossa umane. Particolarmente utili per la identificazione sono risultati: frammenti di volta cranica, frammenti di coste, frammenti di dialisi e di epifisi di metarsi e forse metacarpi. Dalla grandezza delle dialisi metatarsali, dallo spessore dei frammenti della volta cranica,dall’aver rinvenuto un frammento di metatarso (o metacarpo?) corrispondente alla estremità dectale con superficie rugosa, indizio certo di non avvenuto saldamente della epifisi, credo di poter dedurre che il soggetto incenerito sia. un bambino; e, con tutta probabilità, non ci si allontana troppo dal vero, asserendo che la vera età si aggirava fra i 6-8 anni». Il cratere a campana, con largo piede, alto cm. 40, si è potuto ricostruire quasi completamente con qualche insignificante lacuna; è in discrete condizioni di conservazione, tranne qualche punto in cui la superficie delle figure, rispettata dalla vernice, è alquanto logorata per la lunga permanenza fra i materiali umidi del padule. Con una ghirlanda di foglie d’alloro sotto il labbro, e nella fascia inferiore un doppio meandro di tre elementi, alternati con ornamento a quadrati bianchi e neri, presenta nel lato principale una figura seduta su di un trono a gambe tornite, il corpo di profilo verso destra, la testa volta quasi di tre quarti, con capelli lunghi e corona d’edera, poggiantesi ad un alto bastone da cui pendono grappoli d’uva. È Dioniso, rappresentato in uno schema abituale in questo e nei successivi periodi dell’arte greca. Dietro di lui, seduta di profilo verso sinistra, ma la testa rivolta verso Dioniso, Arianna, in lungo peplo riccamente decorato nel campo e agli orli. La figura di Dioniso è, verso l’alto, fiancheggiata da un Erote giovinetto, alato, che offre un canestro in cui sono confusamente disegnate frutta e dall’altra parte da una Menade che tiene un oggetto non bene identificabile. Dietro questa, un vecchio Sileno e, dall’altra parte della figurazione, un altro Sileno a coda equina, barbuto, coronato di edera, poggiante la destra nell’alto tirso fiorito, muove la sinistra verso il gruppo di Dionisio e Arianna. Al di là, rivolta sempre al centro, una Menade seduta, vestita di ricco peplo e con l’alta capigliatura intrecciata di nastri. La composizione di questo quadro dionisiaco, quant’altri mai trito e diffuso, è buona e larga; ma il disegno andante e trascurato, come mediocre è la tecnica della vernice, che lascia vedere chiaramente le prime pennellate dello sfondo, intorno alla figura. Difetti di disegno e di tecnica che si manifestano, assai più accentuati, nel lato posteriore, col solito colloquio di tre figure ammantate,disegnate molto alla lesta e ancor meno accuratamente dipinte nei contorni. La forma del vaso, la vernice, lo stile della composizione e il disegno, nonché le particolarità tecniche, non credo possano lasciar luogo a dubbio che non si tratti di uno di quei prodotti vascolari del principio del sec. IV di carattere esclusivamente attico, siano essi fabbricati in Attica o come è più probabile usciti da officine dell’Italia Meridionale, così intimamente legate a quelle di origine, da doversi giudicare gestite addirittura da ceramisti ateniesi o comunque provenienti da Atene.»
  17. Vittorio Bernardi, Archeologia nel Bientina, 1986, p.43.
  18. "Lo scavo del sito romano di Capannori, Via Martiri Lunatesi",di Alessandro Giannoni.
  19. CARTA ARCHEOLOGICA, in Piano Operativo del Comune di Bientina, ai sensi dell'art.92 della L.R. 65/2014, 2022, p.5.
    «Con il generale abbandono della zona a partire dall’età tardo-antica, la perdita di una regolare regimazione delle acque e i continui apporti dal bacino del Serchio, la zona della piana finì per divenire un esteso bacino fluviale, il Lago di Sesto, noto sin dall’VIII secolo.»
  20. Riccardo Salvini', Enrico Guastaldi', Nicola Coscini 2, Nicola Del Seppia Centro di GeoTecnologie, Università degli Studi di Siena - salvinir@unisi.it Autorità di Bacino del Fiume Serchio, Lucca, RICOSTRUZIONE DEL PALEOALVEO DEL FIUME SERCHIO (LUCCA, ITALIA) TRAMITE RILIEVI LIDAR, FOTO AEREE ED IMMAGINI QUICK BIRD (PDF) (abstract), in ll Quaternario, Italian Journal of Quaternary Sciences, vol.19, 2006.
    «Dopo la caduta dell'Impero Romano, nel V secolo d.C., il parziale abbandono delle pratiche agricole ed il degrado dei campi innescano nuovi fenomeni di impaludamento e divagazione del fiume verso Est ( Masini 1956)»
  21. Michelangelo Zecchini, Gli aspetti archeologici, in 1° Convegno Nazionale, Le Cento Fattorie Romane della Piana di Lucca e le prospettive per un parco archeo-naturalistico (atti), Lucca, Gran Hotel Guinigi, 1999.
    «...Dal VI secolo d.C. in poi la Piana fu occupata da un lago di estensione variabile, il cosiddetto Lago di Sesto o Bientina, che nascose fino al 1850 circa, epoca della Bonifica granducale che nascose tutti gli insediamenti archeologici del territorio...»
  22. Michelangelo Zecchini, Capannori (Lu) scavi nella fattoria romana del Palazzaccio.
  23. Il castello, voluto dalla Badia di Sesto, esisteva già nel 1020, come risulta appena accennato in un Diploma di Enrico II ( Henrici II diplomata 1900-1903, pp. 539 ss., n. 425, Bamberg, 1020 aprile 25); viene descritto ampiamente nel 1027 in un Diploma di Corrado II, imperatore, rilasciato in favore della citata Abbazia ( tratto da G.Ciampoltrini, p.38, Il tesoro del lago. Paesaggi e insediamenti tra Castelfranco di Sotto e Orentano nel Duecento)
  24. Conradi II diplomata, pp. 106 ss., n. 80, Roma 1027 aprile 6.
    ««La chiesa di San Benedetto con il castello nel luogo detto Insula, e con prati e paludi e fossati e peschiere e strade e approdi e boschi, e con la palude che si chiama Alteto, e con il bosco di Busceto e il pagliareto e Cassano e il bosco Nigra e il porto di Fossitule e il lago di quella stessa Palude con il porto di Tunule, che appartiene a quel lago, con le acque e le peschiere e le strade e i boschi intorno a quel lago.»»
  25. Giuio Ciampoltrini, IL FIUME, LA PALUDE, I CANALI. VIE D’ACQUA NEL VALDARNO INFERIORE DEL DUECENTO Il fiume, la palude, i canali: dall’Arno a Lucca nel Duecento, in IL TESORO DEL LAGO PAESAGGI E INSEDIAMENTI TRA CASTELFRANCO DI SOTTO E ORENTANO NEL DUECENTO, Bientina, 2012, p.41.
  26. «Nell’anno del Signore 1147. Nel mese di marzo i Lucchesi fortificarono il castello dell’isola della Palude, e vi mandarono trecento combattenti per timore dei Pisani, poiché quel castello già in precedenza avevano assalito e non riuscivano a conquistare. In seguito i Pisani, con bando pubblico, con più di cinquanta navi piatte e scafi, con dodici macchine da lancio poste sulle navi piatte, con moltitudine di fanti e arcieri, si diressero al castello sopra menzionato, e combattendo per quindici giorni lo conquistarono, nella domenica delle Palme, cioè otto giorni prima delle calende di aprile. E più di trecento cittadini lucchesi catturati di là condussero a Pisa nel giorno di lunedì santo, con molte spoglie del castello, con grande trionfo e onore.»
  27. N. Caturegli (a cura di), Regesta chartarum Itaìiae. Le carte arcivescovili pisane del secolo XII. (1201-1238), 1974, Roma, pp.85-87, n. 48.
  28. delle navi che risalgono cariche di botti oppure di vasi di terracotta o di minerale di ferro.
  29. Elena Paderi, Variazioni fisiografiche del Bacino del Bientina e della Pianura Lucchese durante i periodi storici, p.23.
  30. Farnocchia Giovanni Jacopo, Fatto storico del lago, e paduli di Sesto, o sia di Bientina, 1806, Lucca.
  31. Paolo Mencacci, Lucca le mura romane, Lucca, 2001, p.15.
  32. Graziano Magrini, Botte di Alessandro Manetti, su Istituto e Museo di Storia della Scienza, 14 ottobre 2008. URL consultato il 20 ottobre 2024 (archiviato il 9 dicembre 2008).
  33. La botte di Alessandro Manetti, su Comune di Vicopisano. URL consultato il 20 ottobre 2024 (archiviato il 28 gennaio 2022).
  34. Renard, Francesco, su Digital DISCI. URL consultato il 20 ottobre 2024 (archiviato dall'url originale il 6 ottobre 2023).
  35. Rime nuove Faida di comune verso 64
  • Andrea Zagli, Il lago e la comunità. Storia di Bientina un «castello» di pescatori nella Toscana moderna, Firenze, Polistampa, 2001, ISBN8883043286.
  • Giampiero Della Nina, Porcari nel XIX secolo, Matteoni Stampatore, Porcari - Lucca 1985.

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