Disambiguazione – Se stai cercando altri significati, vedi Terenzo (disambigua).
| Terenzo comune | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | 👁 Italia (bandiera) Italia |
| Regione | 👁 Image Emilia-Romagna |
| Provincia | 👁 Image Parma |
| Amministrazione | |
| Sindaco | Danilo Bevilacqua(lista civica Proseguiamo nel cambiamento)dal25-5-2014(3º mandato dal9-6-2024) |
| Territorio | |
| Coordinate | 44°36′36.5″N 10°05′15.9″E |
| Altitudine | 541ms.l.m. |
| Superficie | 72,7 km² |
| Abitanti | 1 138[1](31-12-2025) |
| Densità | 15,65 ab./km² |
| Frazioni | Vedi elenco |
| Comuni confinanti | Berceto, Calestano, Fornovo di Taro, Sala Baganza, Solignano |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 43040 |
| Prefisso | 0525 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Codice ISTAT | 034038 |
| Cod. catastale | E548 |
| Targa | PR |
| Cl. sismica | zona 3 (sismicità bassa)[2] |
| Cl. climatica | zona F, 3 150 GG[3] |
| Nome abitanti | terenzini |
| Cartografia | |
| Sito istituzionale | |
| Modifica dati su Wikidata· Manuale | |
Terenzo (Tréns in dialetto parmigiano[4][5]) è un comune italiano di 1 138 abitanti[1] della provincia di Parma, in Emilia-Romagna.
Geografia fisica
[modifica | modifica wikitesto]Terenzo sorge alla quota di 540m s.l.m. ai piedi del monte Croce, sulla sponda sinistra del torrente Sporzana, in corrispondenza di un'antica paleofrana assestatasi nel tempo.[6][7][8]
Il territorio comunale appenninico si estende tra la val Baganza a est e la val di Taro a ovest.[9]
Origini del nome
[modifica | modifica wikitesto]Terenzo fu identificata a lungo con l'antico Forum Druenti o Forum Druentinorum menzionato in un'epigrafe latina del II secolo, conservata nel museo archeologico nazionale di Parma e originariamente collocata forse nel foro della città; secondo interpretazioni più recenti, tale iscrizione sarebbe invece riferibile al centro abitato di Bertinoro in Romagna.[10]
L'origine del toponimo rimane quindi non chiara. Secondo alcune ipotesi, Terenzo discenderebbe dal latino Terentius,[7] in riferimento alla gens Terentia, forse assegnataria in età romana della zona;[11] secondo altre teorie, deriverebbe invece dal participio presente terentis del verbo latino terere, col significato di "levigare" e "triturare", in richiamo alla natura franosa del territorio; secondo infine alcuni studiosi, il medievale Treùntio o Trevùntio proverrebbe dalla denominazione celtica di "trivio", riferita alla collocazione del borgo in corrispondenza dell'incrocio tra tre antiche vie di comunicazione.[7]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Terenzo nacque forse in età romana, quando, secondo alcune interpretazioni, il territorio fu assegnato alla gens Terentia.[11] Già a quell'epoca la zona era attraversata dalla strada di collegamento tra Parma e Luni,[12] che fu abbandonata dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, ma riacquisì un'importanza strategica in età longobarda, in quanto rappresentava l'unico collegamento tra la pianura Padana e la Toscana. Il percorso, costituito, dopo la scomparsa della strada pavimentata, da fasci di sentieri che si intersecavano tra loro, divenne noto come via di monte Bardone, dal nome con cui era all'epoca conosciuto il passo della Cisa, e fu percorso per tutto il Medioevo dai numerosi pellegrini diretti a Roma dal Nord Europa.[6][13]
La prima testimonianza certa dell'esistenza del centro abitato di Terenzo risale tuttavia soltanto all'11 giugno 948, quando il re d'Italia Lotario II fece dono di numerosi beni nel Parmense, tra cui la corte di Trevuntio, al conte Maginfredo.[6][7][14] Nell'XI secolo i conti di Terenzo furono elevati al rango di marchesi.[6]
L'originaria chiesa di Santo Stefano vi fu edificata prima del 1141, anno in cui fu menzionata per la prima volta in una bolla del papa Innocenzo II.[7]
Nel 1294 una catastrofica frana travolse e distrusse quasi completamente il centro abitato; il paese fu presto riedificato e già nel 1329 ospitò l'imperatore del Sacro Romano Impero Ludovico il Bavaro e le sue truppe di ritorno da Roma.[11][7] Nel 1333 anche il re Giovanni I di Boemia sostò nel villaggio insieme al figlio Carlo, che nella notte del 15 agosto, festa dell'Assunta, fece un terribile sogno premonitore; nel 1355 Carlo, nel frattempo divenuto imperatore del Sacro Romano Impero, si ricordò della sconvolgente visione terenzina[15] e, dopo averne ricevuto l'approvazione da parte del vescovo di Parma Ugolino de' Rossi, ordinò la costruzione di una cappella dedicata a santa Maria degli Angeli nel borgo di Terenzo.[8] L'anno seguente, per contrastare le mire dei duchi di Milano Visconti, Carlo IV revocò l'assegnazione alla Camera Ducale di Parma avvenuta pochi decenni prima del feudo, che assoggettò direttamente al Sacro Romano Impero, esentando inoltre la popolazione del luogo da ogni tassazione.[6][16]
Il borgo fu nuovamente distrutto nel 1552, quando, durante la guerra di Parma, per rappresaglia le truppe imperiali diedero fuoco alle abitazioni; si salvarono soltanto la chiesa di Santo Stefano, riedificata in forme romaniche nel 1494, la casa dei frati e l'osteria.[8][11]
Nuovamente ricostruito nel frattempo, il 15 gennaio 1648 Terenzo, col vicino borgo di Gaiano, fu assegnato al conte Giulio Bajardi,[17] i cui eredi ne mantennero l'investitura fino al 1805, quando i decreti napoleonici sancirono l'abolizione dei diritti feudali.[18][19]
All'inizio dell'anno seguente Terenzo divenne frazione del nuovo comune (o mairie) di Selva del Bocchetto, dopo pochi mesi ribattezzato Lesignano Palmia, ma con sede tra il 1811 e il 1914 a Boschi di Bardone.[20]
Già a partire dal 1808, con l'avvio dei lavori di costruzione della strada della Cisa per volere di Napoleone, Terenzo cadde in crisi, a causa del progressivo spostamento del traffico di persone e merci più a monte e del conseguente isolamento del centro abitato; la nuova importante via di collegamento fu completata nel 1859 durante il ducato di Maria Luigia.[6][11]
Il regio decreto del 30 ottobre 1924, pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del Regno d'Italia del 18 dicembre di quell'anno, rinominò il comune Terenzo,[21] ove fu spostata definitivamente la sede municipale.[20]
Simboli
[modifica | modifica wikitesto]Stemma
[modifica | modifica wikitesto]Lo stemma comunale è definito dallo statuto comunale come:
([22])
Le due porzioni del campo superiore dello stemma riprendono i blasoni delle due principali famiglie anticamente feudatarie del territorio di Terenzo: a sinistra dei Bajardi e a destra dei Rossi.[23]
Gonfalone
[modifica | modifica wikitesto]([23])
Monumenti e luoghi d'interesse
[modifica | modifica wikitesto]Architetture religiose
[modifica | modifica wikitesto]Chiesa di Santo Stefano
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Santo Stefano (Terenzo).
Menzionata per la prima volta nel 1141, la cappella originaria di Terenzo fu distrutta nel 1294 insieme al resto del borgo a causa di una rovinosa frana; riedificata nel XIV secolo, fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; caduta in rovina nel XVIII secolo, fu ricostruita in stile neoclassico tra il 1767 e il 1789, conservando soltanto il campanile trecentesco; parzialmente modificata nei prospetti esterni negli ultimi anni del XIX secolo, fu restaurata dopo il 1950 e consolidata strutturalmente tra il 2010 e il 2011. L'edificio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una simmetrica facciata a capanna, quasi interamente rivestita in pietra come il resto dell'edificio; sulla destra si erge la torre campanaria romanica, caratterizzata da un doppio ordine di monofore e bifore tamponate; all'interno l'aula è scandita da una serie di lesene doriche. La struttura accoglie alcune opere di pregio, tra cui un olio eseguito da Giuseppe Peroni tra il 1767 e il 1776, una campana del 1365 e alcuni paramenti sacri seicenteschi; alla chiesa appartiene inoltre una croce astile della prima metà del XII secolo, donata nel XIV secolo dall'imperatore Carlo IV di Lussemburgo alla cappella imperiale di Santa Maria degli Angeli e conservata nel museo diocesano di Parma.[7][8][24][25][26]
Cappella imperiale di Santa Maria degli Angeli
[modifica | modifica wikitesto]Costruita nel 1355 per volere dell'imperatore del Sacro Romano Impero Carlo IV di Lussemburgo in ricordo di un terribile sogno premonitore avuto la notte del 15 agosto 1333 durante una sosta a Terenzo, la cappella, dipendente dal primicerio del coro di Santa Maria sotto la catena di Praga, passò in seguito sotto la giurisdizione dei vescovi di Parma; caduta in rovina agli inizi del XVII secolo, fu abbandonata e nel 1622 il suo beneficio fu traslato alla chiesa di Santo Stefano. Al luogo di culto, completamente scomparso, appartenevano alcuni beni passati alla parrocchiale di Terenzo, tra cui una croce astile romanica in rame e bronzo dorato del XII secolo, conservata dal XX secolo nel museo diocesano di Parma.[7][8][15][27]
Pieve di Santa Maria Assunta a Bardone
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Pieve di Santa Maria Assunta (Terenzo).
Edificata in origine in stile paleocristiano probabilmente già nel VI secolo, la pieve a pianta centrale di Bardone fu modificata nel IX secolo nella zona absidale; menzionata per la prima volta nel 1005, fu ampliata e profondamente trasformata in forme romaniche nel XIII secolo; modificata tra il 1635 e il 1655, fu restaurata più volte nel XIX secolo; risistemata esternamente nel 1938, fu completamente ristrutturata tra il 1998 e il 1999, riportando alla luce le fondazioni della chiesa originaria. L'edificio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una nicchia e tre cappelle per parte, presenta una semplice facciata a capanna in pietra, con una finestra in sommità ornata con un archivolto trilobato dell'XI secolo; sul lato sud si apre l'ampio portale d'ingresso secondario, profondamente strombato e sormontato da una lunetta contenente un altorilievo in stile romanico. All'interno l'aula, coperta da una serie di capriate lignee, accoglie nella prima parte un gruppo di sculture romaniche, realizzate da un artista di scuola antelamica agli inizi del XIII secolo e probabilmente provenienti dall'ambone smembrato della pieve di Santa Maria Assunta di Fornovo.[12][28][29][30][31][32][33]
Ex chiesa di San Michele Arcangelo a Corniana
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Ex chiesa di San Michele Arcangelo (Terenzo).
Menzionata per la prima volta nel 1218, la chiesa romanica di Corniana fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; parzialmente ristrutturata nel 1721, fu chiusa al culto nel 1931 in seguito alla costruzione della nuova chiesa di San Michele Arcangelo nel centro del nuovo borgo; adibita per anni a fienile, fu acquistata verso la fine del XX secolo da un abitante di Corniana, che la restaurò e destinò a sede di mostre temporanee. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata sulla destra da una cappella settecentesca, presenta un'asimmetrica facciata a capanna, interamente rivestita in pietra come il resto dell'edificio; all'interno l'aula, coperta da un soffitto a capriate lignee, presenta un piccolo presbiterio voltato a crociera, che conserva le tracce di alcuni affreschi quattrocenteschi.[8][34][35]
Chiesa di San Michele Arcangelo a Corniana
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Michele Arcangelo (Terenzo).
Edificata in forme neoromaniche tra il 1930 e il 1931 sui resti di una cappella tardo-settecentesca, la chiesa di Corniana, progettata dall'architetto Tonino Talignani, fu affiancata dal campanile nel 1935; colpita da un terremoto nel 2008, fu restaurata e consolidata strutturalmente tra il 2009 e il 2010. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a tre navate, presenta una simmetrica facciata a salienti, interamente rivestita in pietra come il resto dell'edificio; sul retro si erge l'alta torre campanaria, coronata da una merlatura sul contorno; all'interno l'aula, coperta da una serie di capriate lignee, conserva un baldacchino risalente al 1850 e due confessionali settecenteschi, provenienti dalla chiesa medievale.[35][34][36]
Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine a Cassio
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa dell'Assunzione di Maria Vergine (Terenzo).
Costruita entro il XII secolo, la chiesa romanica di Cassio, menzionata per la prima volta nel 1230, fu in gran parte riedificata verso la fine del XVII secolo in forme barocche; pesantemente danneggiata dai bombardamenti alleati della seconda guerra mondiale nel 1944, fu ricostruita nella zona absidale nel 1950; ristrutturata tra il 1960 e il 1970, fu restaurata e consolidata strutturalmente tra il 2010 e il 2012. L'edificio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, è quasi interamente rivestito in pietra e presenta una simmetrica facciata a capanna, coronata da un frontone triangolare; all'interno l'aula è affiancata da una serie di paraste doriche; sulla parete sinistra del presbiterio è conservato un affresco raffigurante i Santi Giovanni Battista e Benedetto, dipinto tra il 1425 e il 1430.[37][38][39][40]
Chiesa di Sant'Apollinare a Casola
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di Sant'Apollinare (Terenzo).
Menzionata per la prima volta nel 1230, la chiesa originaria di Casola, collocata sulla sommità del monte, fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564, ma cadde in rovina in quegli stessi anni e fu abbandonata; ricostruita tra il 1568 e il 1577 all'interno del borgo di Castello di Casola, fu affiancata nel 1630 da un piccolo oratorio intitolato a san Rocco; modificata nel campanile nel 1934, fu decorata internamente intorno al 1960. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una simmetrica facciata a capanna in pietra, scandita da un doppio ordine di quattro lesene, a sostegno del frontone triangolare di coronamento; l'adiacente campanile, elevato su quattro livelli, è coronato da un terrazzo perimetrato da merli ghibellini. All'interno l'aula, affrescata sulle volte e sulle pareti, conserva vari arredi settecenteschi.[41][42][43]
Chiesa dell'Annunciazione di Maria Vergine a Lesignano Palmia
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa dell'Annunciazione di Maria Vergine (Terenzo).
Edificata originariamente nel 1493, la chiesa di Lesignano Palmia fu completamente ricostruita nella prima metà del XVII secolo; elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1649 e subito dotata del campanile, fu intonacata esternamente e decorata internamente tra il 1950 e il 1960; risistemata nelle coperture tra il 1970 e il 1975, fu completamente restaurata e consolidata strutturalmente tra il 2003 e il 2004. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una semplice e simmetrica facciata a capanna; all'interno la spoglia aula è coperta da una serie di capriate lignee, mentre il presbiterio, chiuso superiormente da una volta a vela dipinta, è decorato con lesene; l'edificio accoglie alcuni oli seicenteschi e settecenteschi.[44][45][46]
Chiesa di San Martino a Marzano
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Martino (Terenzo).
Menzionata per la prima volta nel 1230, la chiesa di Marzano fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; ristrutturata nella facciata in stile neoclassico nel XVIII secolo, fu parzialmente risistemata negli interni tra il 1755 e il 1778; modificata nel prospetto principale dopo il 1855, fu dotata del campanile nel 1873; sottoposta a importanti restauri tra il 1919 e il 1950, divenne sussidiaria della chiesa dell'Annunciazione di Maria Vergine di Lesignano Palmia nel 1986. L'edificio, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una cappella sulla destra, presenta una simmetrica facciata a capanna rivestita in pietra, ornata con un archivolto romanico del XIII secolo; all'interno la spoglia aula, coperta da un soffitto a capriate lignee, conserva alcune opere di pregio, tra cui un'acquasantiera duecentesca in arenaria, una statua e una pala d'altare seicentesca.[47][48][49][50]
Chiesa di San Bartolomeo Apostolo a Cella di Palmia
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa di San Bartolomeo Apostolo (Terenzo).
Menzionata per la prima volta nel 1230, la chiesa di Cella di Palmia fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; ormai degradata, fu risistemata completamente nel 1851; modificata e decorata internamente tra il 1876 e il 1880, fu ristrutturata in forme liberty tra il 1930 e il 1952 con la realizzazione del nuovo prospetto principale e la sopraelevazione del campanile. Il luogo di culto, sviluppato su un impianto a navata unica affiancata da una cappella sulla destra e due sulla sinistra aggiunte tra il 1684 e i primi anni del XX secolo, presenta una simmetrica facciata, dominata da un grande frontone semicircolare spezzato; all'interno l'aula, coperta da una volta a botte lunettata, è decorata con lesene e paraste doriche.[51][52]
Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio a Selva del Bocchetto
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Chiesa dei Santi Vincenzo e Anastasio (Terenzo).
Menzionata per la prima volta nel 1299, la cappella di Selva del Bocchetto fu elevata a sede parrocchiale autonoma nel 1564; profondamente degradata già nel XVIII secolo, fu completamente ricostruita in stile neoclassico tra il 1810 e il 1825 e restaurata tra il 1950 e il 1951. La chiesa, sviluppata su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, presenta una simmetrica facciata a capanna in pietra, tripartita da quattro lesene doriche a sostegno del frontone triangolare di coronamento; all'interno l'aula è coperta da una volta a botte lunettata, decorata con affreschi; il presbiterio absidato accoglie l'altare maggiore a mensa e l'ambone, realizzati tra il 1970 e il 1980 smembrando l'altare maggiore settecentesco. L'edificio conserva alcune opere di pregio, tra cui la pala dipinta da Giovanni Venanzi intorno al 1670 e una tela realizzata da Clemente Ruta tra il 1730 e il 1740.[53][54][55]
Architetture militari
[modifica | modifica wikitesto]Castello di Selva Smeralda
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Selva Smeralda.
Identificato nel 1964 dallo storico Giovanni Gonizzi nel fortilizio di Niviano di Rosi raffigurato nell'affresco della Camera d'Oro del castello di Torrechiara, il castello di Selva Smeralda apparteneva nel XIII secolo alla famiglia Draghi; conquistato in epoca imprecisata dai conti Rossi, che lo mantennero quasi ininterrottamente fino alla fine del XV secolo, fu in seguito acquisito dal colonnello Lorenzo Smeraldi di Parma; saccheggiato nel 1552 durante la guerra di Parma, il maniero, abbandonato dalla casata, rimase comunque in possesso ai conti Smeraldi Tarasconi fino al 1805; acquistato successivamente dalla famiglia Folli e poi dagli ungheresi Orbàn, fu completamente restaurato e trasformato in agriturismo. Dell'antica costruzione si conservano parzialmente intatti il mastio e alcune porzioni dell'antica cinta muraria, inglobate negli edifici adiacenti.[56][57]
Castello di Corniana
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Corniana.
Edificato originariamente in legno forse nel XIII secolo per volere dei vescovi di Parma, il castello di Corniana fu nominato per la prima volta nel 1219; ceduto ai conti Rossi nel 1355, fu ricostruito in pietra agli inizi del XV secolo; confiscato nel 1635 dal duca Odoardo I Farnese, fu restituito a Scipione I de' Rossi nel 1657, ma alienato per debiti nel 1666 alla Camera Ducale di Parma, che lo riassegnò nel 1689 ai marchesi Boscoli; parzialmente crollato a causa di una frana, fu abbandonato e cadde in rovina. Se ne conservano solo poche tracce, in cima allo sperone roccioso.[58][59]
Castello di Casola
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Casola.
Menzionato per la prima volta nel 1250, il maniero di Casola, appartenente all'epoca ai marchesi Pallavicino, dipendeva nel XIV secolo dal vicino castello di Ravarano; successivamente abbandonato, cadde in rovina già agli inizi del XVI secolo e nel 1568, sui ruderi del suo edificio principale, fu costruita la chiesa di Sant'Apollinare. Si conservano, sulla cima del rilievo nei pressi del centro abitato, alcuni resti della torre di avvistamento, rinvenuti alla fine del XX secolo con la riapertura del sentiero della via Francigena.[43][60][61][62]
Castello di Bardone
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Bardone.
Edificato per volere dei conti Rossi nel XIV secolo sulla sommità di un rilievo a pochissima distanza dal borgo di Bardone, il castello, dotato di un mastio centrale e di tre torri lungo la cinta muraria, alla morte del conte Pier Maria II nel 1482 passò al figlio Bertrando, indi nel 1502 al nipote Troilo I; conquistato temporaneamente nel 1510 da Filippo Maria de' Rossi, dopo la morte di Troilo nel 1521 fu assegnato al figlio Pier Maria III; ereditato dai Rossi di Corniglio, fu incamerato nel 1593 dal duca Ranuccio I Farnese e assegnato nel 1667 ai conti Cantelli; nuovamente incamerato nel 1751, fu riassegnato nel 1781 ai conti Galantino, che lo mantennero fino al 1805; da tempo abbandonato, col tempo scomparve senza lasciare tracce.[63][64]
Castello di Palmia
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Castello di Palmia.
Edificato entro l'XI secolo per volere di una delle casate de Comitatu Parmensi, il castello di Palmia fu alienato nel 1054 da Alberto da Viarolo al suo familiare Rodolfo da Viarolo; pervenuto in seguito ai da Palmia, nel 1343 fu acquistato dai conti Rossi; assegnato nel XVI secolo ai conti Bajardi, che ne mantennero il possesso fino al 1805, fu radicalmente alterato nei secoli. Dell'antico importante maniero medievale sopravvive solo la parte inferiore di un torrione, inglobato in una corte in pietra sviluppata su due ali; al suo interno è conservato un affresco risalente al XV secolo. Secondo alcuni storici, il maniero, anziché a Palmia, sarebbe stato edificato a Lesignano Palmia, sul luogo in cui nel XVII secolo fu eretto dai nobili Botteri un palazzo, successivamente passato alla famiglia Volta; uno degli edifici della corte ingloba un antico torrione difensivo.[65][66][67]
Architetture civili
[modifica | modifica wikitesto]Xenodochio
[modifica | modifica wikitesto]Fondato nel 1365 per volere di Gerardo o Gherardo Zily all'interno della sua abitazione, lo xenodochio, destinato a ospitare zoppi e pellegrini e dedicato alla Madonna e a santo Stefano, fu completamente distrutto probabilmente dall'incendio del 1552, che devastò il borgo di Terenzo. L'edificio accoglieva una campana fusa nel 1365 da Giovanni Galli, trasferita dopo il rogo nella vicina chiesa di Santo Stefano.[7][8][18]
Società
[modifica | modifica wikitesto]Evoluzione demografica
[modifica | modifica wikitesto]Abitanti censiti[68]
Geografia antropica
[modifica | modifica wikitesto]Frazioni
[modifica | modifica wikitesto]Bardone, Bocchetto, Boschi di Bardone, Campero, Cà Sana, Case Castellani, Case Cattani di Casola, Cassio, Castello, Castello di Casola, Cazzola, Cella di Palmia, Corniana, Fornace, Goiano, Lesignano Palmia, Lughero di Casola, Marzano, Ozzanello, Palmia, Puilio di Casola, Selva Castello, Selva del Bocchetto, Selva Grossa, Selva Stazione, Villa, Villa di Casola, Viola.
Economia
[modifica | modifica wikitesto]Dal punto di vista economico, il settore agricolo rimane prioritario, con la coltivazione soprattutto di cereali e gli allevamenti di bovini, suini e avicoli. Sono inoltre presenti alcune industrie, prevalentemente alimentari, ma anche edili e tessili. Il settore terziario è costituito prevalentemente da piccoli negozi e da qualche struttura ricettiva, mentre sono assenti alcuni servizi essenziali, come farmacie e sportelli bancari.[69]
Infrastrutture e trasporti
[modifica | modifica wikitesto]Il territorio comunale è attraversato dalla strada statale 308 di Fondo Valle Taro, che lambisce la frazione di Selva del Bocchetto, e dalla strada statale 62 della Cisa, che interessa le frazioni di Boschi di Bardone e Cassio.[9][70] Per quanto riguarda la viabilità gestita dalla Provincia di Parma, la strada provinciale 48 di Terenzo, lungo cui sorge il capoluogo, collega la statale della Cisa alla strada provinciale 39 della val Sporzana, che unisce Fornovo di Taro e Calestano attraversando la frazione di Lesignano Palmia; inoltre, la strada provinciale 104 congiunge Cassio e Selva del Bocchetto.[71] Infine, Terenzo e Bardone si trovano lungo l'antica via di monte Bardone, meglio nota come via Francigena.[6]
Dal 1890[70] al 1914, a valle della frazione di Selva del Bocchetto, rimase in funzione la stazione ferroviaria omonima lungo la linea Parma-La Spezia, soppressa in seguito all'apertura della variante di tracciato Solignano-P.P. Osteriazza.[72]
Amministrazione
[modifica | modifica wikitesto]Di seguito è presentata una tabella relativa alle amministrazioni che si sono succedute in questo comune.
| Periodo | Primo cittadino | Partito | Carica | Note | |
|---|---|---|---|---|---|
| 12 giugno 1985 | 6 giugno 1990 | Guido Gonzi | Democrazia Cristiana | Sindaco | [73] |
| 6 giugno 1990 | 24 aprile 1995 | Guido Gonzi | Democrazia Cristiana | Sindaco | [73] |
| 24 aprile 1995 | 14 giugno 1999 | Stefano Valenti | centro-sinistra | Sindaco | [73] |
| 14 giugno 1999 | 14 giugno 2004 | Antonio Gandolfi | lista civica | Sindaco | [73] |
| 14 giugno 2004 | 8 giugno 2009 | Maria Cattani | lista civica | Sindaco | [73] |
| 8 giugno 2009 | 26 maggio 2014 | Maria Cattani | lista civica | Sindaco | [73] |
| 26 maggio 2014 | 26 maggio 2019 | Danilo Bevilacqua | lista civica: "Il cambiamento" | Sindaco | [73] |
| 26 maggio 2019 | 9 giugno 2024 | Danilo Bevilacqua | lista civica: "Proseguiamo nel cambiamento" | Sindaco | [73] |
| 9 giugno 2024 | in carica | Danilo Bevilacqua | lista civica: "L'impegno" | Sindaco | [73] |
Note
[modifica | modifica wikitesto]- 1 2 Bilancio demografico mensile anno 2025 (dati provvisori), su demo.istat.it, ISTAT.
- ↑ Classificazione sismica (XLS), su rischi.protezionecivile.gov.it.
- ↑ Tabella dei gradi/giorno dei Comuni italiani raggruppati per Regione e Provincia (PDF), in Legge26 agosto 1993, n. 412, allegato A, Agenzia nazionale per le nuove tecnologie, l'energia e lo sviluppo economico sostenibile, 1º marzo 2011, p.151. URL consultato il 25 aprile 2012 (archiviato dall'url originale il 1º gennaio 2017).
- ↑ Dizionario di toponomastica. Storia e significato dei nomi geografici italiani,p. 649.
- ↑ Capacchi, 1993,p. 895.
- 1 2 3 4 5 6 7 Dall'Aglio II,p. 1012.
- 1 2 3 4 5 6 7 8 9 Terenzo, su sixia.it. URL consultato il 12 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 12 agosto 2016).
- 1 2 3 4 5 6 7 Terenzo, su camminideuropa.eu. URL consultato il 12 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 29 agosto 2016).
- 1 2 Terenzo (PR), su italiapedia.it. URL consultato il 12 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 20 agosto 2016).
- ↑ Catarsi,p. 17.
- 1 2 3 4 5 Terenzo, un'anima medioevale tradita dalla sua più grande ricchezza, su ilparmense.net. URL consultato il 12 agosto 2016.
- 1 2 Chiesa di Santa Maria Assunta, su romanico-emiliaromagna.com. URL consultato il 12 agosto 2016 (archiviato dall'url originale il 9 agosto 2016).
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Nota bene: il dato del 2021 si riferisce al dato del censimento permanente al 31 dicembre di quell'anno.
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Bibliografia
[modifica | modifica wikitesto]- AA. VV., Storia di Piacenza, a cura di Piero Castignoli, Dai Farnese ai Borbone (1545-1802), Volume IV Tomo I, Piacenza, Tip.Le.Co., 1999.
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- Ireneo Affò, Storia della città di Parma, Tomo secondo, Parma, Stamperia Carmignani, 1793.
- Guglielmo Capacchi, Dizionario Italiano-Parmigiano, Tomo II M-Z, Parma, Artegrafica Silva, 1993, ISBN978-8877650481.
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- Italo Dall'Aglio, La Diocesi di Parma, I Volume, Parma, Scuola Tipografica Benedettina, 1966.
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- Peter Dinzelbacher, Maria Pia Ciccarese, Yves Christe, Walter Berschin, Le "Visiones" nella cultura medievale, Palermo, Officina di Studi Medievali, 1990.
- Giovanni Drei, Le carte degli archivi Parmensi dei secoli X-XI, I, Parma, tipografia Parmense, 1924-1928.
- Marco Fallini, Mario Calidoni, Caterina Rapetti, Luigi Ughetti, Terra di pievi, Parma, MUP Editore, 2006, ISBN88-7847-021-X.
- Lorenzo Molossi, Vocabolario topografico dei ducati di Parma Piacenza e Guastalla, Parma, Tipografia Ducale, 1832.
Voci correlate
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Collegamenti esterni
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