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| Terramare | |
|---|---|
| Regione | Italia settentrionale |
| Periodo | EtĂ del bronzo media e recente |
| Date | ca. 1650-1150 a.C. |
| Sito tipo | Terramara di Montale |
| Altri siti | Terramara di Pilastri |
| EtĂ del bronzo |
|---|
| â EtĂ del rame |
|
Vicino Oriente (3300-1200 a.C.) Cina (3100-700 a.C.) Asia meridionale (3000-1200 a.C.) Steppa pontico-caspica (5500-1200 a.C.) Europa (3000-600 a.C.)
Korea (800-400 a.C.) |
|
Bronzo, Bronzo arsenicale, Scrittura, Letteratura, Spada, Ascia, Carro, Barca, cappello d'oro, Collasso |
| âEtĂ del ferro |
Le terramare erano villaggi dell'etĂ del bronzo media e recente (dal 1650-1150 a.C.) appartenenti a una civiltĂ sviluppatasi nelle aree di pianura dell'Emilia e nelle zone meridionali delle province di Cremona, Mantova e Verona.[1][2]
Etimologia
[modifica | modifica wikitesto]Il nome terramara deriva da terra marna, termine utilizzato dagli agronomi del XIX secolo per designare il terriccio fertilizzante che si ricavava dai depositi archeologici pluristratificati risalenti allâetĂ del Bronzo.[3]
Questi depositi, prodottisi nellâetĂ del bronzo durante la vita dei villaggi con il progressivo sovrapporsi dei resti delle abitazioni, formavano delle collinette, alte fino a 4/5 metri, che costituivano ancora nel XIX secolo un tratto caratteristico del paesaggio padano. Nel corso dell'Ottocento queste collinette furono per la maggior parte distrutte dall'attivitĂ di cava volta al recupero del terriccio, che veniva venduto come concime destinato prevalentemente allo spargimento sui prati stabili, dai quali si ricavava il foraggio.[3] Il termine terramara ha quindi unâorigine agronomica, ma successivamente esso restò in uso nella letteratura archeologica ad indicare, fino ad oggi, i villaggi dell'etĂ del bronzo dellâarea emiliana.
Primi scavi e storia degli studi
[modifica | modifica wikitesto]Lo sfruttamento a fini commerciali delle cave di terra marna, iniziato dalla fine del Settecento e proseguito durante tutto il corso dellâOttocento, aveva portato alla luce ingenti quantitĂ di reperti risalenti allâetĂ del bronzo, che avevano destato soprattutto a partire dalla metĂ del XIX secolo un grande interesse negli studiosi di antichitĂ . La tradizione archeologica dominante nella prima metĂ dellâOttocento riconosceva nelle Terramare siti utilizzati per roghi funerari o riti sepolcrali dai Galli o dai Romani.[4] A partire dalla metĂ del XIX secolo, sullâonda degli studi effettuati sulle palafitte preistoriche dei laghi svizzeri da Ferdinand Keller, iniziarono le prime pionieristiche indagini sui villaggi costruiti su palafitte nei laghi dellâItalia settentrionale, dovute soprattutto al geologo e archeologo torinese Bartolomeo Gastaldi.[5]
Fu però in Emilia, dove molte terramare erano in corso di sbancamento per fini agricoli, che gli studi sugli insediamenti preistorici trovarono maggiori possibilitĂ di sviluppo. Nella provincia di Parma Pellegrino Strobel e Luigi Pigorini condussero importanti ricerche, tra le altre sulla Terramara di Castione Marchesi.[6] Sui siti del territorio di Reggio Emilia si concentrò lâattivitĂ di Gaetano Chierici, che nel 1862 raccolse i reperti nel Gabinetto di AntichitĂ Patrie, poi denominato Museo di Storia Patria nel 1870.[7] A Modena Giovanni Canestrini, primo traduttore in Italia dell'Origine delle Specie di Charles Darwin, e in seguito Carlo Boni si occuparono delle terramare modenesi. Canestrini eseguĂŹ a partire dal 1863 ricerche sulle terramare finanziate dal Comune di Modena, grazie alle quali potĂŠ raccogliere una consistente quantitĂ di reperti dellâetĂ del bronzo che costituĂŹ il primo nucleo del Museo civico di Modena[8], fondato nel 1871 da Carlo Boni, che si distinse anche negli scavi della Terramara di Montale.[9] Il 1871 fu un anno di svolta per gli studi sulla preistoria, perchĂŠ il Congresso Internazionale di Antropologia e Archeologia preistoriche, tenuto in quellâanno a Bologna, sancĂŹ ufficialmente anche in Italia il riconoscimento di questa nuova disciplina e diede fondamento scientifico alla teoria tuttâoggi accettata delle terramare come resti di abitazioni risalenti allâetĂ del bronzo.[10] In quegli stessi anni fu definito il modello paradigmatico delle terramare: abitati di forma generalmente quadrangolare, perimetrati da un fossato e da un terrapieno o argine, con allâinterno abitazioni costruite su piattaforme lignee, organizzate secondo un modulo planimetrico ortogonale. Gli studi sulle Terramare proseguirono intensamente fino alla fine dellâOttocento, per poi subire una battuta di arresto nel corso della prima metĂ del Novecento.[11] Dalla fine degli anni Settanta del Novecento ad oggi gli studi sulle Terramare sono ripresi con nuovo vigore, portando un notevolissimo ampliamento delle nostre conoscenze.[12]
Esordi e sviluppo delle Terramare
[modifica | modifica wikitesto]Lo sviluppo delle Terramare in pianura padana è un processo che si può far risalire tra la fine dellâantica etĂ del bronzo e una fase evoluta del Bronzo medio 1 (circa 1700-1600 a.C.), periodo durante il quale compaiono i primi abitati definibili come terramare, cioè dotati di strutture perimetrali quali fossato e argine. In questo momento sembrano convergere verso la pianura padana centrale diverse componenti âculturaliâ, dallâarea palafitticola settentrionale (cultura di Polada), dallâambito peninsulare (facies di Grotta Nuova), dallâarea occidentale (Piemonte meridionale, Pavese, Liguria), e forse anche dallâarea danubiana. Il motivo principale che determinò questa progressiva colonizzazione della pianura, precedentemente scarsamente abitata e occupata da una estesa foresta planiziaria, fu un generalizzato aumento demografico e probabilmente unâoscillazione delle condizioni climatiche verso un clima piĂš fresco ed umido (oscillazione climatica di LĂśbben).[13]
Con il Bronzo medio 2 (circa 1550-1450 a.C.) lâoccupazione del territorio si consolida; questo periodo è caratterizzato da un netto aumento del numero di insediamenti, di dimensioni solitamente comprese entro i due ettari, che coprono fittamente il territorio con unâorganizzazione di tipo policentrico, senza apparenti gerarchie che permettano di individuare degli abitati egemoni rispetto ad altri.[14] La tecnica costruttiva sia delle strutture perimetrali dei villaggi che delle abitazioni al loro interno diventa omogenea in quasi tutti gli abitati. Questi ultimi, come giĂ proposto dagli studiosi ottocenteschi, erano di forma generalmente quadrangolare, delimitati da un fossato, nel quale scorreva acqua derivata da un vicino fiume o canale, e da un terrapieno sostenuto da palizzate o da grandi gabbioni di legno. Gli scavi archeologici del XIX secolo e quelli piĂš recenti hanno dimostrato che internamente i villaggi avevano di solito un'organizzazione molto regolare, con case allineate secondo uno schema ortogonale determinato dall'incrocio delle strade. Le abitazioni erano frequentemente costruite su impalcati in legno che, a differenza delle palafitte, sorgevano su terreno asciutto.[15]
A partire dal Bronzo medio 3 (circa 1450-1325 a.C.) si assiste ad una riorganizzazione del territorio e dei rapporti tra gli abitati, che riflette un nuovo assetto politico. Alcune terramare cominciano ad essere abbandonate e contestualmente altre si ingrandiscono considerevolmente. Questo fenomeno è evidente soprattutto nel momento piĂš avanzato del Bronzo medio 3[16] e nel Bronzo recente 1[17]. In queste due ultime fasi cronologiche si registra quindi una vera e propria ristrutturazione politico-territoriale tendente a una piĂš razionale occupazione del territorio, in cui gli abitati piĂš grandi e popolosi (fino ad oltre 1 000 abitanti), possono raggiungere lâestensione di quasi 20 ettari con strutture perimetrali e infrastrutture territoriali (argine, fossato, estese reti di canali esterni per irrigare i campi coltivati, strade) di dimensioni notevoli e particolarmente complesse. Queste terramare maggiori controllano politicamente territori comprendenti altri insediamenti di dimensioni piĂš piccole, probabilmente in posizione subalterna. Questa fase corrisponde allâapogeo dello sviluppo economico delle terramare, in cui le attivitĂ artigianali (lavorazione del corno di cervo, dei tessuti, del metallo) si accompagnano allo sviluppo dei traffici anche a lunga distanza.[18]
La fine delle Terramare
[modifica | modifica wikitesto]Con il passaggio al Bronzo recente 2 (fine XIII â metĂ XII sec. a.C.) il mondo terramaricolo entra in crisi fino a giungere, negli anni attorno al 1150 a.C., a un vero e proprio collasso che porta allo spopolamento della pianura emiliana e di buona parte del territorio terramaricolo a nord del Po.[19] Le motivazioni della crisi si possono ricondurre a un insieme di fattori. In presenza di una forte pressione demografica come quella che ha caratterizzato le terramare, che raggiunge nel suo apogeo la probabile consistenza di almeno 200 000 abitanti, insieme ad un intenso sfruttamento dei suoli durato vari secoli, una crisi climatica in senso piĂš arido, anche di breve durata, attestata da vari indicatori quali le evidenze archeobotaniche e lâabbassamento delle falde acquifere, può aver determinato gravi conseguenze sul piano alimentare.[20]
La crisi economica può avere innescato ulteriori problematicitĂ , quali ad esempio crisi epidemiche, ma anche una maggiore instabilitĂ politica e un aumento della conflittualitĂ , come sembra ipotizzabile considerando il decremento dei villaggi e la sopravvivenza piĂš lunga di quelli con maggiori difese perimetrali. Il sistema sociale e politico delle terramare, nonostante si trasformi nel tempo, rimane sostanzialmente un modello comunitario, in cui le ĂŠlite, che pure sono presenti, sono fortemente integrate allâinterno della societĂ e mantengono il controllo attraverso un sistema inclusivo e poco gerarchizzato. Un modello di societĂ che basa la sua sopravvivenza sulla condivisione dei beni e dei mezzi di produzione, sulla costruzione e sul mantenimento di dispendiose infrastrutture comunitarie come terrapieni, fossati, canali di irrigazione e magazzini comuni può non essere sopravvissuto ad una sopravvenuta difficoltĂ produttiva, determinando lâimplosione del sistema economico e sociopolitico che per quasi cinque secoli aveva garantito stabilitĂ e benessere.[21][22]
La fine delle terramare rappresenta ancora un problema aperto, cosĂŹ come il destino della popolazione. Recenti studi hanno proposto che a seguito della crisi e del collasso del sistema terramaricolo si sia prodotta una diaspora, perdurata verosimilmente per alcuni decenni, che avrebbe spinto piccoli gruppi di abitanti verso nuovi territori a sud. In tal senso non mancano evidenze archeologiche che potrebbero confermare tale ipotesi, in particolare lungo la fascia adriatica ma anche in Campania.[23][24]
Tecniche edilizie
[modifica | modifica wikitesto]I villaggi terramaricoli erano difesi da possenti fortificazioni che consistevano in un largo fossato esterno, entro il quale veniva incanalato un vicino corso dâacqua, e in un possente terrapieno, irrobustito da âgabbioniâ in legno e sormontato spesso da una palizzata anchâessa in legno. Le porte di accesso al villaggio erano probabilmente munite di torri di difesa, sempre in legno.[25] Le abitazioni allâinterno dei villaggi seguivano uno schema regolare ed erano intervallate da strade piĂš o meno larghe a seconda dellâimportanza. Le strutture portanti delle case erano realizzate in legno di quercia, mentre le pareti venivano costruite con unâorditura di paletti verticali che sostenevano intrecci di rametti di frassino o nocciolo, poi ricoperti da un intonaco contenente limo e secondariamente sabbia, con lâaggiunta di limitate quantitĂ di sterco animale. La pavimentazione era in terra battuta e poggiava su un impalcato di legno, mentre il tetto era probabilmente realizzato mediante la sovrapposizione di canne palustri.[26]
Necropoli
[modifica | modifica wikitesto]Le necropoli delle terramare presentano differenze nel rituale funerario. In Emilia e nellâarea a Ovest del fiume Mincio si trovano necropoli a cremazione fin dalla media etĂ del bronzo. Ad Est del Mincio invece le necropoli sono inizialmente ad inumazione, poi a partire dal Bronzo medio 3 e durante la fase piĂš antica del Bronzo recente sono attestati entrambi i rituali. A partire da questa ultima fase e in particolare nel suo momento piĂš avanzato prevale o è esclusiva la cremazione.[19] Le necropoli erano di solito poste fra 200 e 400 metri di distanza dallâabitato, generalmente verso monte. La necropoli delle terramare emiliane piĂš sistematicamente scavata e studiata è quella della Terramara di Casinalbo, che può essere presa ad esempio per le necropoli delle terramare a sud del Po.[27] A Nord del Po si possono ricordare le necropoli di Olmo di Nogara, di Franzine e di Scalvinetto (Verona), che possono essere considerate birituali in quanto sono presenti sia tombe ad inumazione che a cremazione.[28][29]
SocietĂ
[modifica | modifica wikitesto]Nella societĂ delle terramare, quale emerge dallo studio degli abitati e delle necropoli, sembra essere fondamentale la componente comunitaria, che risulta avere una importanza maggiore rispetto a quella parentelare, cioè fondata prevalentemente sui legami famigliari. Lâorganizzazione comunitaria dei villaggi permetteva di organizzare lâabitato e il territorio con infrastrutture di notevole impegno, quali fossati, terrapieni, canali e strade, realizzati attraverso il lavoro collettivo indirizzato dalle ĂŠlite dominanti. Nel mondo delle terramare allâapice dellâorganizzazione sociale si collocavano i guerrieri, il cui status era definito dalla spada, portata da un numero ristretto di maschi adulti; il ruolo eminente dei maschi guerrieri si estendeva presumibilmente anche alle loro consorti e alla loro famiglia, come indicano alcuni corredi funerari femminili e di infanti o adolescenti di rilievo rispetto agli altri.[30] La presenza di artigiani specialisti nella lavorazione del bronzo che producevano armi, ornamenti e utensili da lavoro era funzionale a questo modello di societĂ di tipo comunitario[31], sostenuto da unâeconomia primaria basata sullâagricoltura e sullâallevamento.
Economia
[modifica | modifica wikitesto]L'agricoltura produceva cereali (frumento, orzo, segale, avena) e legumi (fave, lenticchie, cicerchia e piselli). Altro pilastro fondamentale dellâeconomia terramaricola era lâallevamento di caprovini, suini e bovini, che oltre alla carne fornivano lana (le pecore) e forza lavoro in agricoltura (i bovini).
Importante era anche il ruolo dell'artigianato, in particolare quello correlato alla fabbricazione di oggetti in bronzo: armi (spade, pugnali e punte di lancia), utensili (asce, punteruoli, scalpelli, falcetti ecc), ornamenti e oggetti per la cura personale (spilloni, fibule, rasoi). Artigiani metallurghi specializzati erano generalmente presenti allâinterno dei villaggi, dove utilizzavano attrezzature particolari (mantici terminanti con ugelli in terracotta, forme di fusione in pietra) per lo svolgimento del loro lavoro. Nella Terramara di Montale sono stati rinvenuti molti resti di questi oggetti associati a una fossa di fusione.[32]
La produzione di ceramica era una attivitĂ artigianale fondamentale, che veniva svolta di norma a livello domestico, ma nel caso di contenitori piĂš grandi e di maggiore complessitĂ tecnica forse anche da artigiani specializzati. La produzione ceramica forniva agli abitanti delle terramare i vasi nei quali conservare, cucinare e consumare il cibo.
Unâaltra attivitĂ artigianale particolarmente sviluppata e probabilmente di tipo semi-specialistico, se non proprio specialistico, si basava sullâutilizzo della materia dura animale ed in particolare sul corno di cervo, con cui venivano realizzati innumerevoli ornamenti, utensili ed armi.[9]
Legate alla produzione di lana, la filatura e la tessitura dovevano essere voci molto importanti nellâeconomia terramaricola. Nel caso della terramara di Montale è stato ipotizzato che vi si svolgesse una attivitĂ specializzata di filatura della lana, testimoniata da migliaia di fusaiole in ceramica.[33] Oltre alla lana dovevano essere usate, come fibre per realizzare vestiario o tessuti, il lino e la canapa, questâultima forse utilizzata anche per la realizzazione di contenitori, ottenuti anche con lâintreccio di rametti di nocciolo, frassino, salice.[9]
Gli scambi commerciali erano significativamente incentivati dalla necessitĂ di approvvigionamento del metallo, non presente nella pianura padana. A questa attivitĂ di scambio si associavano altri beni e merci, anche di tipo âesoticoâ come lâambra, che almeno in parte dovevano circolare in base a un sistema di scambio basato su norme formali, come è indicato dal ritrovamento di pesi da bilancia appartenenti a sistemi ponderali internazionali (di area egea, del Mediterraneo orientale o di altre zone dâEuropa).[34]
Teorie sull'identitĂ etnica
[modifica | modifica wikitesto]Edoardo Brizio, nel suo Epoca preistorica (1898), avanzò la teoria che la popolazione delle Terramare fosse stata l'originaria popolazione dei Liguri. Brizio riteneva che i Liguri, a un certo punto, avessero iniziato a erigere palafitte, anche se non è chiaro il motivo per cui avrebbero dovuto abbandonare i loro insediamenti di capanne, precedentemente non protetti, per delle elaborate fortificazioni. Mentre Brizio non immaginava popoli invasori fino a molto tempo dopo il periodo delle Terramare, le palafitte, i bastioni e i fossati dei siti delle Terramare sono di solito sembrati piÚ simili a difese militari che alla prevenzione dell'inondazione durante le inondazioni regolari; per esempio, gli edifici delle Terramare di solito si trovavano su colline.[35]
Luigi Pigorini ha proposto che una popolazione derivata dalla cultura delle Terramare sia stata una componente dominante della cultura protovillanoviana- soprattutto nelle sue fasi settentrionale e campana - e che la cultura delle Terramare sia stata una popolazione di lingua indoeuropea, gli antenati degli Italici, cioè i popoli parlanti lingue italiche. Pigorini attribuisce agli Italici anche una tradizione di abitazioni lacustri, modificata in Italia in palafitte di tipo terramare sulla terraferma.[36]
PiĂš recentemente, l'archeologo italiano Andrea Cardarelli ha proposto di rivalutare i resoconti greci contemporanei, come quello di Dionigi di Alicarnasso, e di collegare la cultura delle Terramare ai Pelasgi che i Greci generalmente equiparavano ai Tirreni e in particolare, quindi, agli Etruschi.[37]
Galleria d'immagini
[modifica | modifica wikitesto]- đ AttivitĂ sperimentale di tessitura su telaio verticale a pesi, Parco della Terramara di MontaleAttivitĂ sperimentale di tessitura su telaio verticale a pesi, Parco della Terramara di Montale
- đ Ricostruzione di una fossa di fusione per attivitĂ di archeologia sperimentale, Parco della Terramara di MontaleRicostruzione di una fossa di fusione per attivitĂ di archeologia sperimentale, Parco della Terramara di Montale
- AttivitĂ sperimentale di fusione del bronzo, Parco della Terramara di Montale
- AttivitĂ sperimentale di fusione del bronzo, Parco della Terramara di Montale
- Riproduzione di una forma di fusione per ascia in bronzo, Parco della Terramara di Montale
- Falcetto in bronzo dalla Terramara di Gorzano, Museo Civico di Modena
- Taglio del grano con riproduzione di un falcetto in bronzo, Parco della Terramara di Montale
- đ AttivitĂ sperimentale di realizzazione di forme ceramiche delle terramare, Parco della Terramara di MontaleAttivitĂ sperimentale di realizzazione di forme ceramiche delle terramare, Parco della Terramara di Montale
- đ Decorazione di una forma ceramica delle terramare nel corso di attivitĂ di archeologia sperimentale, Parco della Terramara di MontaleDecorazione di una forma ceramica delle terramare nel corso di attivitĂ di archeologia sperimentale, Parco della Terramara di Montale
- đ Fornace di cottura ricostruita al Parco della Terramara di Montale per la cottura sperimentale di vasiFornace di cottura ricostruita al Parco della Terramara di Montale per la cottura sperimentale di vasi
Note
[modifica | modifica wikitesto]- â M. Bernabò Brea et al., Terramare. Cinque secoli di vita nella grande pianura, in Terramare 1997, pp.23-29.
- â A. Cardarelli, Le Terramare tra Europa e Mediterraneo, in Guida Montale 2009, pp.10-13.
- 1 2 Saltini 1997, p. 82.
- â Desittere 1997; Desittere 1988; Cardarelli 1988, p. 49.
- â Gastaldi 1862.
- â Luigi Pigorini, dopo essere divenuto direttore del Museo Nazionale di Parma nel 1867, fondò nel 1876 il Museo Nazionale Preistorico Etnografico di Roma (Desittere 1988, p. 48; Desittere 1997, p. 63).
- â Atti 2020.
- â Cardarelli 1988, p. 49.
- 1 2 3 Guida Montale 2009.
- â Desittere 1988, pp. 52-55.
- â Peroni 1992; Cardarelli 1988, p. 49.
- â Terramare 1997; Bernabò Brea et al. 2018.
- â Bernabò Brea et al. 2018, pp. 10, 14.
- â Bernabò Brea et al. 2018, p. 16.
- â A. Cardarelli, Le Terramare tra Europa e Mediterraneo, in Guida Montale 2009, p.12.
- â Tra metĂ XV sec. a.C. e fine XIV â inizio XIII sec. a.C.
- â Tra fine XIV â inizio XIII sec. a.C. e fine XIII sec. a.C.
- â Bernabò Brea et al. 2018, pp. 18-19; Cardarelli 2009; Cardarelli 2015; Cardarelli 2018.
- 1 2 Bernabò Brea et al. 2018, p. 20.
- â Bernabò Brea et al. 2018, pp. 10-11.
- â Cardarelli 2009; Bernabò Brea et al. 2018, p. 20
- â M. Bernabò Brea et al., Il crollo del sistema terramaricolo, in Terramare 1997, pp.745-753.
- â Cardarelli 2009.
- â M. Bettelli et al., Le ultime terramare e la Penisola: circolazione di modelli o diaspora?, in M. Bernabò Brea (a cura di), Preistoria e Protostoria dellâEmilia Romagna. Studi di Preistoria e Protostoria, 3, II, Firenze, 2018, pp.187-198.
- â A. Cardarelli e I. Pulini, Le fortificazioni, in Guida Montale 2009, pp.73-74.
- â A. Cardarelli et al., Le abitazioni, in Guida Montale 2009, pp.75-85.
- â Cardarelli 2014.
- â Salzani 2005; Salzani 2004; Salzani 2020.
- â A. Aspes, Franzine Nuove di Villabartolomea (VR), in Terramare 1997, pp.717-719.
- â A. Cardarelli, Considerazioni conclusive, in Cardarelli 2014, tomo 2, p.853.
- â A. Cardarelli, Considerazioni conclusive, in Cardarelli 2014, tomo 2, p.854.
- â Guida Montale 2009, p. 45.
- â Sabatini 2020; Sabatini et al. 2018.
- â Cardarelli et al. 2004.
- â Mitchell, John Malcolm (1911). "Terramara". In Chisholm, Hugh (ed.). EncyclopĂŚdia Britannica. Vol. 26 (11th ed.). Cambridge University Press. pp. 658â659.
- â treccani.it, http://www.treccani.it/enciclopedia/terramare Titolo mancante per url
url(aiuto). - â Andrea Cardarelli, Il crollo della cultura delle Terramare e la crescita di un nuovo sistema economico e sociale durante la tarda etĂ del bronzo in Italia, in Scienze dell'antichitĂ : Storia Archeologia Antropologia, vol.15, 2009, ISBN978-88-7140-440-0. URL consultato il 13 febbraio 2019.
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- M. Bernabò Brea, A. Cardarelli, M. Cremaschi (a cura di), Le Terramare. La piĂš antica civiltĂ padana, Catalogo della Mostra (Modena 15 marzo â 1 giugno 1997), Milano, 1997, ISBN978-88-4356-0622.
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- S. Sabatini, Weaving in bronze age Italy: the case of the Terramare settlement at Montale, in S. Sabatini, S. Bergebrant (a cura di), The Textile Revolution in Bronze Age Europe, Cambridge University Press, 2020, pp.39-79, ISBN978-1-108-49359-8.
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Voci correlate
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- Terramara, su Treccani.it â Enciclopedie on line, Istituto dell'Enciclopedia Italiana. đ Modifica su Wikidata
- Ugo Rellini, TERRAMARE, in Enciclopedia Italiana, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1937. đ Modifica su Wikidata
- terramĂ ra, su sapere.it, De Agostini. đ Modifica su Wikidata
- A. M. Sestieri, TERRAMARICOLA, Civilta, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1966. đ Modifica su Wikidata
- M. Bernabò Brea, TERRAMARICOLA, Civilta, in Enciclopedia dell'Arte Antica, Istituto dell'Enciclopedia Italiana, 1997. đ Modifica su Wikidata
- (EN) Terramare culture, su Enciclopedia Britannica, EncyclopĂŚdia Britannica, Inc. đ Modifica su Wikidata
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- La terramara di Pilastri (Bondeno), su terramarapilastri.com.
| Controllo di autorità | Thesaurus BNCF 29965¡ LCCN (EN)sh85134099¡ GND (DE)4184794-5¡ BNF (FR)cb133369281 (data)¡ J9U (EN,HE)987007529780605171 |
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