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z
[ˈdzɛta]
Forme flesse di 'z' (n): pl: z
WordReference.com - Dizionario della Lingua Italiana © 2012 Le Monnier:
z, Z s.f. o m.
- Ventunesima lettera dell’alfabeto: consonante doppia, che può essere sorda come associazione di t e di s sorda (per es. in zio) o sonora come associazione di d e di s sonora (per es. in zero).
- (FIS). Z indica spesso l’impedenza o il numero atomico
(MAT). z può indicare un’incognita, una variabile, una coordinata, un’indeterminata.
- com. Simbolo di ‘fine’, contrapposta alla A simbolo di ‘principio’: dire, fare una cosa dall’a alla z.
WordReference.com - Dizionario della Lingua Italiana © 2012 Le Monnier:
bello ‹bèl·lo› agg. (sing.m. bèl e pl.m. bèi, davanti a consonante che non sia s impura, x, z e i gruppi consonantici ps, pn, gn; le forme bèllo, bègli, negli altri casi; il pl. bèlli, oggi solo posposto al sost. o se non lo precede immediatamente; il femm. è regolare)
- Capace di provocare un’attrazione o un compiacimento fisico o spirituale: un bel volto, un bell’uomo, una b. voce un bel panorama un bel gesto b. maniere
Il bel sesso, le donne Il bel mondo, la società elegante Farsi b., abbigliarsi Fare il b., il galante, o darsi un mucchio di arie Farsi b. di qcs., vantarsene senza merito B. copia (o la bella s.f.), la messa a pulito di uno scritto Bel tempo, chiaro, sereno Avere una b. cera, avere un bell’aspetto Fare una b. figura, passare bene.
- Piacevole: fare un bel bagno, una b. mangiata
Notevole, abbondante: un b. stipendio una b. nevicata anche iron.: bel coraggio molestare un vecchio! Talvolta, sempl. rafforzativo o pleonastico: che bel pezzo di ragazza! un bel giorno ne riparleremo Dirne delle b., notizie, storielle, frottole Sentirne delle b., cose grosse, spiacevoli Farne delle b., combinare grossi guai Dirla (o farla) b., fare o dire una sciocchezza Questa è b.!, di cosa davvero straordinaria Oh bella!, esclamazione di meraviglia o d’impazienza Una b. risposta, quella che le circostanze richiedono Una b. morte, serena Un bel sorriso, simpatico, aperto Un b. spirito, arguto, fine Darsi al bel tempo, spassarsela Fare la b. vita, vivere da scioperato Una b. occasione, favorevole, propizia Un bel sì, un bel no, affermazione o negazione decisa Nel bel mezzo di qcs., proprio in mezzo a qcs. Un bel niente, assolutamente niente A b. studio, di proposito Bell’e buono, vero e proprio Bel bello (avv.), con calma e tranquillità, piano piano: se ne veniva bel b. su per la collina Alla bell’e meglio, arrangiandosi in qualche modo Bell’e (avv.), già, ormai: era bell’e morto il dolce è bell’e finito.
- s.m. Ciò che è bello: il culto del b.
Tempo sereno: il tempo s’è messo al b. Il b. è che..., avviandosi a concludere in maniera inaspettata Sul più b., nel momento culminante Ora viene il b., per annunciare momenti poco piacevoli o addirittura cruciali Volerci del b. e del buono, un grande sforzo, una grande fatica Avere di b., avere il vantaggio: il suo lavoro ha di b. che gli permette di viaggiare.
- Come s.m. (f. -a), uomo avvenente: i b. del villaggio.
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grande ‹gràn·de› agg. (davanti a voc. può subire l’elisione: un grand’emporio, un grand’ostacolo; davanti a cons., e talvolta anche davanti a s e z, può subire il troncamento: un gran fannullone, una gran zizzania)
- Che supera i valori o le dimensioni o le proporzioni consuete: un g. ingegno una g. montagna un gran palazzo part., in rapporto all’estensione, nello spazio e nel tempo: è un gran tempo che non ci si vede la città ha avuto un g. sviluppo alla quantità: g. guadagni gran folla all’intensità: un gran frastuono alla qualità: un g. spettacolo all’importanza: una g. azienda
Il gran giorno, quello d’un avvenimento importante Gran cosa o gran che, motivo di ammirazione o considerazione (quasi sempre in espressioni iron.): lo spettacolo non m’è sembrato gran cosa.
- Di persona di meriti eccezionali: un g. capitano un g. scienziato
Sublime, potente: render g. il proprio nome una g. potenza Socialmente o gerarchicamente in alto: il gran mondo grand’ammiraglio Fare il g., atteggiarsi a gran signore Farsi g. di (o per) qcs., vantarsene.
- Di statura assai sviluppata: un ragazzo g. e grosso
fam. Adulto: ha tre figli già g.
- Maggiore o massimo: il Canal G. procedere a g. velocità.
- Suscettibile di una determinazione quantitativa: quanto è g. la sala?
- Come s.m., ‘grandezza’ (per lo più in senso fig.): un comportamento che ha del grande
In g., a un livello notevolmente maggiore del consueto: riprodurre in g. commerciare in g. Alla g., fastosamente, senza risparmio.
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quello ‹quél·lo› agg. e pron. dimostr. (le forme quel del m.sing. e quei del m.pl. vengono usate solo davanti a parole che iniziano con cons. diversa da s impura, x, z e dai gruppi gn, ps)
~ Sia come agg. che come pron. indica lontananza sia da chi parla che da chi ascolta, tanto nel tempo che nello spazio: dammi quel libro ti ricordi di quel viaggio in India? vuoi una penna? prendi q.
- Come agg., precede sempre il sost. e segue le regole dell’art.: quell’albero quei bambini quello sportello quegli scolari
È spesso contrapposto a questo: questi bambini sono degli angeli in confronto a quelli di mia sorella Spesso è unito con gli avverbi lì, là: quel quaderno lì quella finestra là In frasi esclam. assume valore enfatico: mi sono preso una di q. paure! non lo voglio più vedere quel bugiardo! mandare a quel paese.
- Come pron., si usa per evitare una ripetizione: porterò il vestito rosso e anche q. bianco
L’uomo, la donna: hai presente q. che vendeva i libri usati davanti alla scuola? Una di quelle, una poco di buono.
'z' si trova anche in questi elementi:
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