| Miseno frazione | |
|---|---|
| Localizzazione | |
| Stato | 👁 Italia (bandiera) Italia |
| Regione | 👁 Image Campania |
| Città metropolitana | 👁 Image Napoli |
| Comune | 👁 Image Bacoli |
| Territorio | |
| Coordinate | 40°47′11″N 14°05′11″E |
| Abitanti | |
| Altre informazioni | |
| Cod. postale | 80070 |
| Prefisso | 081 |
| Fuso orario | UTC+1 |
| Patrono | san Sossio Levita e Martire |
| Giorno festivo | 23 settembre |
| Cartografia | |
| Modifica dati su Wikidata· Manuale | |
Miseno (l'antica Misenum in latino, Μισηνόν in greco) è una frazione del comune di Bacoli, nella città metropolitana di Napoli. Il suo nome, derivato dal latino sinus militum, viene citato da Virgilio che ricorda il Miseno trombettiere di Enea, qui leggendariamente sepolto dopo aver sfidato Tritone: in effetti il Capo Miseno con la sua sommità piatta rammenta la forma di un antico tumulo. Viene citato anche da Plinio il Giovane nell'epistola VI,16, lettera dedicata a Tacito, dove narra dello zio Plinio il Vecchio deceduto durante l'eruzione del Vesuvio del 79, raccontando ciò che lui non ha potuto raccontare.[1]
Storia
[modifica | modifica wikitesto]Il sito, frequentato già nell'età del ferro, diventò porto cumano nel IV secolo a.C.; nel III secolo a.C. vide la presenza di Annibale; nel II secolo a.C. divenne un fiorente centro residenziale. Con l'impraticabilità del Portus Iulius, fu colonia autonoma e trasformato in base della flotta imperiale romana del Tirreno, la Classis Misenensis, divenuta nel II secolo d.C. flotta pretoria (Classis Praetoria Misenensis). In età augustea Miseno era infatti il più importante sito militare romano della zona, e lo divenne ancora di più all'epoca di Marco Aurelio (161 d.C.), ma decadde con la caduta dell'Impero romano d'Occidente.[2]
Il porto sfruttava un doppio bacino naturale, quello più interno (detto Maremorto o Lago Miseno), in epoca antica dedicato ai cantieri e alla manutenzione navale, mentre quello più esterno era il porto vero e proprio.[3]
Luogo di villeggiatura privilegiato dell'aristocrazia romana durante l'epoca repubblicana, sono rimaste famose le ville di Caio Mario, Marco Antonio e Lucullo: in quest'ultima morì Tiberio il 16 marzo del 37 d. C e passò l'esilio l'ultimo degli imperatori romani, Romolo Augustolo.[4]
La città romana, già in decadenza alla fine dell'impero, fu abbandonata definitivamente nell'840, dopo l'ultima di una lunga serie di incursioni di pirati saraceni. La maggior parte degli abitanti si rifugiò nella vicina isola di Procida; altri si spostarono nell'entroterra, nelle fratte atellane dando vita alla città di Frattamaggiore.[5] Famosa ed apprezzata dai turisti la vista che si gode da Monte di Procida con capo Miseno, Posillipo e il Vesuvio sullo sfondo.
Monumenti e luoghi di interesse
[modifica | modifica wikitesto]Lo stesso argomento in dettaglio: Capo Miseno.
Capo Miseno attualmente ospita un faro (raggiungibile attraverso un tunnel), situato in una zona militare interdetta al pubblico.
Ai piedi del capo, si trova la spiaggia di Miliscola, frequentatissima località balneare durante il periodo estivo.
Sul promontorio si trovano un'antica torre anti-saraceni, chiamata "Torre Bassa", ed in cima sono ancora presenti ruderi di casematte e fortificazioni risalenti alla seconda guerra mondiale.
Note
[modifica | modifica wikitesto]- ↑ (EN) Misenum | Roman Fleet, Bay of Naples & Volcanic Eruption, su britannica.com. URL consultato il 14 luglio 2024.
- ↑ Miseno - Parco Archeologico Campi Flegrei, su pafleg.cultura.gov.it. URL consultato il 14 luglio 2024.
- ↑ ArcheoFlegrei, Cosa vedere a Miseno tra Bacoli e Monte di Procida, su archeoflegrei.it, 20 settembre 2022. URL consultato il 14 luglio 2024.
- ↑ Miseno - Enciclopedia, su treccani.it. URL consultato il 14 luglio 2024.
- ↑ Miseno e Frattamaggiore, su omniadigitale.it.
Voci correlate
[modifica | modifica wikitesto]Altri progetti
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Collegamenti esterni
[modifica | modifica wikitesto]- (EN) Misenum, su Enciclopedia Britannica, Encyclopædia Britannica, Inc. 👁 Modifica su Wikidata
| Città romane della Regio I Latium et Campania | ||
|---|---|---|
| Regio I Latium et Campania | ||
| Controllo di autorità | VIAF (EN)129051737· LCCN (EN)n84036407· GND (DE)4282037-6· BNF (FR)cb12037634q (data)· J9U (EN,HE)987007557491805171 |
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